RIMINI – Il nuovo quadro giuridico per il ritorno al nucleare in Italia dovrebbe essere completato entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027, dopo l’approvazione parlamentare della legge delega. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo al Meeting di Rimini.
Il ministro ha sottolineato che “non possiamo pensare di soddisfare la crescente domanda di elettricità solo tappezzando l’Italia di fotovoltaico ed eolico”, stimando un raddoppio dei consumi annui di elettricità, oggi pari a poco più di 300 TWh, entro 15-20 anni. “La prospettiva è quella dei piccoli moduli nucleari, che a metà del prossimo decennio potrebbero essere disponibili con sistemi di raffreddamento innovativi”, ha aggiunto, evidenziando come le scorie, “finora considerate solo un problema, potranno diventare risorsa per i reattori di nuova generazione”.
Pichetto ha ricordato che il ddl delega per il cosiddetto nucleare sostenibile ha già ottenuto il parere positivo della Conferenza unificata a luglio e sarà discusso in Parlamento dopo la pausa estiva. “L’obiettivo condiviso dal presidente Meloni – ha spiegato – è dotare il Paese della condizione giuridica per compiere, quando la tecnologia sarà matura, le scelte necessarie anche in termini economici”.
Nel corso del dibattito al Meeting, il direttore generale di Isin, Francesco Campanella, ha richiamato l’attenzione sulla gestione dei rifiuti radioattivi: “In Italia si effettuano 235mila trasporti l’anno di materiale radioattivo, servono depositi sicuri e una pianificazione certa”. Francesca Mariotti, presidente dell’Enea, ha parlato di una transizione energetica “credibile e fattibile” che “non può prescindere dal nucleare”. Mariotti ha definito “sterile” il dibattito nucleare sì/nucleare no: “La vera questione è come integrare il nucleare nel mix energetico. Il ritorno all’atomo può portare fino a 117mila posti di lavoro e un contributo del 2,5% al Pil”.