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Ucraina, la pista diplomatica si raffredda

KIEV – È una giornata di dichiarazioni contrastanti sul fronte diplomatico della guerra in Ucraina, dove segnali di apertura da parte della Russia si intrecciano con le forti riserve espresse da Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito non credibili le presunte concessioni annunciate da Mosca, affermando che il semplice fatto che la Russia dica di voler smettere di occupare territori che non controlla non può essere considerato una concessione. Nel fine settimana l’Ucraina terrà una serie di incontri con i partner americani per discutere la possibilità di futuri colloqui di pace ma Zelensky esprime scetticismo: “non credo che ci stiano offrendo nulla di concreto”.

Martedì, il presidente ucraino ha incontrato l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, il generale Keith Kellogg: “Ci aspettiamo che i fondamenti fondamentali della sicurezza saranno definiti a breve. Abbiamo discusso di come possiamo influenzare i russi, costringerli a impegnarsi in veri negoziati e porre fine alla guerra. Sanzioni, dazi: tutto deve rimanere all’ordine del giorno.” I due hanno discorso di cooperazione militare, annunciando nuovi progetti congiunti: un accordo sull’approvvigionamento di armi e un accordo sui droni.

In un’intervista televisiva, il vicepresidente americano JD Vance ha invece parlato di “concessioni significative” da parte russa. Secondo Vance, Mosca avrebbe accettato di rivedere alcune delle sue posizioni storiche sul conflitto, riconoscendo la necessità di fornire garanzie di sicurezza per l’Ucraina e mostrando una nuova apertura verso soluzioni negoziali. Il vicepresidente ha sottolineato però che Washington non invierà truppe sul terreno, coerentemente con la linea dichiarata dal presidente Trump, ma continuerà a svolgere un ruolo diplomatico attivo.

Di diverso tenore le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, secondo il quale i veri ostacoli a un accordo di pace non sono da imputare a Mosca ma ai leader europei che, incontrando Zelensky e Trump a Washington, avrebbero complicato il percorso. Lavrov ha ribadito la disponibilità del presidente Putin a un incontro con Zelensky, ma ha anche precisato che “non ha senso incontrarsi solo per offrire al presidente ucraino un altro palcoscenico mediatico”. Un incontro, ha detto, dovrebbe essere preceduto da un ordine del giorno chiaro e condiviso, passando per negoziati preliminari nella sede di Istanbul.

A Kiev, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha definito “assurde” le precedenti affermazioni di Lavrov sulla presunta illegittimità di Zelensky come presidente dell’Ucraina, accusando Mosca di continuare a respingere ogni tentativo di dialogo. Intanto, Zelensky ha firmato due decreti che rafforzano il regime sanzionatorio dell’Ucraina contro individui e organizzazioni accusati di sostenere l’occupazione russa. Il primo decreto allinea le sanzioni ucraine a quelle canadesi contro 139 entità, mentre il secondo impone restrizioni a 28 cittadini stranieri considerati complici del regime russo. “Chi sostiene la macchina bellica di Mosca – ha detto Zelensky – dovrà affrontare conseguenze globali”.

Infine, la Cina ha smentito ogni intenzione di inviare forze di pace in Ucraina, bollando come infondate le indiscrezioni circolate sui media tedeschi. Secondo Pechino, non è mai stata avanzata una simile proposta. Anche dalla Polonia è arrivata una conferma sulla linea prudente di Varsavia. Il primo ministro Donald Tusk ha dichiarato che il suo Paese non intende inviare truppe in Ucraina nemmeno dopo la fine del conflitto, ma sarà responsabile del supporto logistico e della difesa dei confini dell’Unione Europea. Così, la pace sembra ancora più lontana.

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