SANA’A – L’aviazione israeliana ha colpito oggi la capitale yemenita Sana’a con una serie di raid mirati contro obiettivi legati al movimento ribelle degli Houthi. Secondo quanto riferito da fonti locali e confermato dallo Stato maggiore israeliano, l’attacco ha preso di mira un complesso militare situato nei pressi del palazzo presidenziale, un deposito di carburante e due centrali elettriche, considerate strategiche per il supporto logistico e operativo delle milizie filoiraniane.
La conferma dell’operazione è arrivata dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che ha diffuso una fotografia insieme al premier Benjamin Netanyahu e al capo di stato maggiore Eyal Zamir mentre seguivano in tempo reale l’attacco dal centro di comando dell’aviazione militare a Tel Aviv. Il raid, pianificato da giorni, è stato presentato come una risposta ai ripetuti lanci di missili e droni verso Israele da parte degli Houthi.
Fonti vicine ai vertici del gruppo yemenita riferiscono che l’attacco avrebbe causato almeno due morti e cinque feriti tra i membri della milizia. Il palazzo presidenziale colpito, secondo fonti arabe, è abbandonato da anni, ma resta simbolicamente rilevante. La televisione degli Houthi, Al-Masirah, ha parlato di “aggressione israeliana” senza però fornire un bilancio ufficiale.
Hazem al-Asad, membro dell’ufficio politico degli Houthi, ha reagito all’operazione affermando che il suo movimento continuerà a sostenere Gaza “a prescindere dal prezzo” e ha parlato di un’aggressione che porterà solo “delusione al nemico”.
Dal fronte israeliano, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito l’attacco parte di un “processo di redenzione e conquista della terra”, aggiungendo che il sionismo religioso è oggi visibile “sul campo di battaglia, tra la popolazione e nei cimiteri”, e ha ribadito l’obiettivo di “sconfiggere Hamas a Gaza, l’Iran e gli Houthi nello Yemen”.
Secondo l’Idf, gli attacchi odierni sono stati condotti in risposta alle “ripetute aggressioni del regime terroristico Houthi contro lo Stato di Israele e i suoi civili”. Le operazioni si inseriscono in un contesto regionale sempre più teso, in cui lo Yemen si conferma uno dei teatri più attivi della guerra a distanza tra Israele e le milizie sostenute dall’Iran.