9 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

9 Apr, 2026

Israele chiede di evacuare Beirut ma apre ai negoziati con il Libano. Hormuz ancora chiuso

Beirut

La tregua Iran Usa entra nel secondo giorno ma resta appesa a due incognite decisive: nessuna petroliera a Hormuz, scontri in Libano e negoziati al via in Pakistan



La tregua Iran Usa ha congelato per ora il traffico nello Stretto di Hormuz. Secondo i dati di tracciamento navale, nessuna petroliera ha attraversato il passaggio oggi. Teheran ha dichiarato che il transito è consentito solo con coordinamento militare, ma nella pratica il blocco resta.

La tregua regge sulla carta ma vacilla sul terreno, e il Libano è il punto di rottura. Israele continua a colpire Hezbollah con raid massicci su Beirut e nel sud del Paese, bombardamenti, razzi e pressioni incrociate. La tregua rischia di saltare prima ancora dei negoziati previsti a Islamabad. In mattinata il premier israeliano Netanyahu, continuerà a colpire Hezbollah “ovunque sia necessario”. La Russia è contro, sostiene la dimensione regionale della tregua. Anche l’Iran avverte: «Basta attacchi o la risposta sarà forte». Israele invece nega: il cessate il fuoco non riguarda Hezbollah. E mentre Parigi definisce «sproporzionati» i raid e apre alla revisione dell’accordo Ue-Israele, il rischio è che il conflitto si allarghi di nuovo.

Ma in serata arriva una lucina.

I negoziati diretti fra Israele e il Libano inizieranno la prossima settimana e il primo incontro si terrà al Dipartimento di Stato a Washington, riporta Axios citando una fonte israeliana, secondo la quale gli Stati Uniti dovrebbero essere guidati dall’ambasciatore americano in Libano Michel Issa. Israele dovrebbe invece essere rappresentata dal suo ambasciatore negli Stati Uniti Yechiel Leiter, il Libano dal suo ambasciatore a Washington, Nada Hamadeh-Moawad.

Trump intanto riprende a minacciare gli alleati e la Nato, mette il piedino sui social e ricomincia: “O vero accordo” o il conflitto riprenderà “più grande e più forte di prima”.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Trump prova a frenare Israele ma alza la minaccia

Dietro le quinte, gli Stati Uniti cercano di contenere l’escalation. Secondo fonti americane, Donald Trump avrebbe chiesto a Netanyahu di ridurre gli attacchi in Libano per non compromettere i negoziati con l’Iran.

Ma il messaggio pubblico resta duro: le forze americane resteranno schierate nella regione «fino a un vero accordo» e, in caso contrario, gli scontri potrebbero diventare «più grandi e più intensi di quanto si sia mai visto».

Le nuove minacce su Truth

Tutte le navi, gli aerei e il personale militare degli Stati Uniti, con ulteriori munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la conduzione letale e la distruzione di un nemico già sostanzialmente indebolito, resteranno in posizione in, e intorno, all’Iran, fino a quando il VERO ACCORDO raggiunto non sarà pienamente rispettato. Se per qualsiasi motivo ciò non accadesse, cosa altamente improbabile, allora “si ricomincia a sparare”, più in grande, meglio e più forte di quanto chiunque abbia mai visto prima. È stato concordato molto tempo fa e, nonostante tutta la retorica falsa che sostiene il contrario, NIENTE ARMI NUCLEARI e lo Stretto di Hormuz SARÀ APERTO E SICURO. Nel frattempo il nostro grande esercito si sta rifornendo e riposando, guardando avanti, in realtà, alla sua prossima conquista. L’AMERICA È TORNATA!

Hormuz quasi fermo, economia sotto pressione

Intanto lo Stretto di Stretto di Hormuz resta di fatto paralizzato. Solo poche navi riescono a transitare, segnale che la tregua non ha ancora prodotto effetti concreti sulla sicurezza della rotta energetica più importante del mondo.

La chiusura dello stretto continua a pesare sui mercati e sulla stabilità globale, mentre gli operatori restano cauti in attesa di capire se la tregua reggerà davvero.

LEGGI Libano, colpi di Israele su convoglio Unifil italiano: Tajani convoca l’ambasciatore

“Senza accordo vero si riparte più forte”

La tregua Iran Usa resta fragile anche sul piano politico. ha scritto che le forze americane resteranno nell’area finché non sarà raggiunto un “vero accordo”. In caso contrario, ha avvertito, il conflitto riprenderà “più grande e più forte di prima”. Un messaggio che pesa sui negoziati e conferma che il cessate il fuoco è solo una pausa, non una soluzione.

LEGGI Cessate il fuoco Usa-Iran, cosa prevede l’accordo e cosa può succedere

Alla Nato: “Non c’era quando serviva

Nel frattempo, Trump apre un nuovo fronte politico e critica duramente la Nato, sostenendo che non sarebbe presente neanche in futuro in caso di necessità. Un attacco che amplia il quadro della crisi e sottolinea le tensioni tra Washington e gli alleati occidentali.

Negoziati in Pakistan, delegazioni in arrivo

Il prossimo passaggio chiave sarà a Islamabad, dove sabato inizieranno i colloqui mediati dal Pakistan. La delegazione iraniana è attesa già nelle prossime ore, mentre per gli Stati Uniti è prevista la presenza del vicepresidente JD Vance insieme all’inviato speciale Steve Witkoff e a Jared Kushner. Sul tavolo anche un piano in 10 punti presentato da Teheran, ma la Casa Bianca frena: non coincide con la proposta di Trump.

Teheran ribadisce che nessuno fermerà il programma nucleare.

Bilancio della guerra

I numeri del conflitto restano drammatici. In Iran si contano almeno 1.665 civili uccisi, tra cui 244 bambini. Sono oltre 1.500 le vittime libanesi, mentre gli attacchi collegati a Teheran hanno causato almeno 32 morti nei Paesi del Golfo. Venti i morti di Israele, mentre gli Stati Uniti contano 13 militari caduti. Nelle ultime ore, tuttavia, si registra un calo degli attacchi missilistici nel Golfo.

Calma apparente

L’assenza di nuovi attacchi in Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait e Bahrein suggerisce una fase di relativa calma. Ma l’incertezza su Hormuz e il fronte libanese aperto rendono la tregua Iran Usa estremamente fragile. Le prossime 48 ore, con l’avvio dei negoziati, saranno decisive.

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