7 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Apr, 2026

«Pilota salvo come Resurrezione»: la crociata in Iran di Hegseth e Trump

Pete Hegseth

Il pilota salvato in Iran diventa un simbolo: Hegseth parla di resurrezione, Trump invoca Dio. La guerra entra anche nel linguaggio della fede. Ma papa Leone non la pensa così


Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha paragonato il recupero del pilota americano abbattuto in Iran alla ‘resurrezione’. In fondo l’operazione ha richiesto uno sforzo ‘biblico’, ed è avvenuta nel fine settimana di Pasqua. Così Hegseth ha deciso la sequenza simbolica: l’aereo colpito il Venerdì Santo, il pilota nascosto per un giorno intero, poi il recupero all’alba della domenica di Pasqua.

Il ministro della Guerra

Il caccia F-15E è stato «abbattuto di venerdì, Venerdì Santo». È il giorno in cui Gesù fu crocifisso. Dopo essersi lanciato con il paracadute sopra l’Iran, il secondo pilota si è nascosto, «in una grotta, una fenditura, per tutto il sabato», ricordando la tomba scavata nella roccia in cui Gesù fu sepolto.

Poi, ha detto, è stato salvato nel giorno in cui i cristiani celebrano la Resurrezione di Gesù, «portato fuori dall’Iran mentre il sole sorgeva la domenica di Pasqua». «Un pilota rinato, tutti a casa e presenti all’appello, una nazione che esulta». «Dio è buono». Dio è buono, lo ha ripetuto più volte.

Non è un caso, l’uso di simboli religiosi in un conflitto che coinvolge un Paese a maggioranza musulmana come l’Iran amplifica tensioni, diffonde odio, scatena fanatismi.

Hegseth vive nel Tennessee. È membro della Pilgrim Hill Reformed, una chiesa nella Comunione delle Chiese Evangeliche Riformate. Ha diversi tatuaggi, tra cui una croce di Gerusalemme sul petto, e uno con la scritta “Deus vult”, una frase latina che significa “Dio lo vuole” sul bicipite, Il 14 giugno 2015, Hegseth ha ferito accidentalmente un batterista di West Palm Beach dopo aver lanciato un’ascia durante una ripresa dal vivo in onore del Flag Day.

Trump: “Dio sostiene la guerra”

Pochi minuti dopo, nello stesso briefing, Trump si è spinto un po’ più in alto. Dio in fondo lo ha prescelto per guidare gli Stati Uniti, salvandolo da due attentati e da un proiettile che gli ha sfiorato l’orecchio. E anche Trump allora ha voluto rimarcare la questione «Dio è buono», ha detto, «e Dio vuole vedere le persone protette». Poi sapendo ciò che Dio vuole, ha continuato: «A Dio non piace quello che sta succedendo. A me non piace quello che sta succedendo. Tutti dicono che mi diverto. Non mi diverto». «Non mi piace vedere la gente uccisa», ha detto. Come a Dio.

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I Tatuaggi di Hegsteh

Non è la prima volta che Hegseth richiama la religione nel contesto della guerra. Nei giorni scorsi aveva invitato gli americani a pregare per la vittoria “nel nome di Gesù Cristo”. Hegseth ha più volte evocato anche riferimenti storici controversi, come le Crociate. Sul suo braccio è tatuata l’espressione latina “Deus vult” (“Dio lo vuole”), slogan dei guerrieri cristiani medievali. Nel suo libro “American Crusade” ha definito quei conflitti tragici ma necessari. La stessa visione che oggi riemerge nella narrazione della guerra in Medio Oriente.

Il Vaticano critica: “La fede non giustifica la guerra”

Le dichiarazioni della Casa Bianca hanno suscitato forti reazioni nel mondo religioso. Papa Leone XIV ha più volte criticato l’uso della religione per legittimare i conflitti, invitando a fermare la guerra e ricordando che il messaggio cristiano è stato spesso “distorto da una logica di dominio”. Nei primi giorni di aprile a Papa Leone XIV è stata posta una domanda diretta sull’escalation in Medio Oriente e su un possibile messaggio ai leader di Stati Uniti e Israele.

Papa Leone ha detto di augurarsi che Donald Trump trovi una “via d’uscita” per porre fine alla guerra con l’Iran. Ha invitato a fermare la violenza e ad aprire un negoziato. È raro che un papa citi per nome un leader politico, e questo intervento segnala quanto il conflitto pesi sul suo magistero. Leone ha scelto di parlare in inglese, con un linguaggio pensato per essere compreso direttamente a Washington, marcando anche una distanza di stile: da una parte un pontefice sobrio, che evita i riflettori; dall’altra un presidente dominante sulla scena mediatica globale. In questo quadro, il Papa si sta affermando come una delle voci più nette per la fine delle guerre, proprio mentre Pete Hegseth continua a leggere il conflitto anche in chiave religiosa.

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