3 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Apr, 2026

Hormuz chiuso, Macron critica la guerra di Trump e schiva 'lo schiaffo'

Trump e Macron

Oltre 40 Paesi riuniti a Londra per la crisi di Hormuz, mentre lo scontro tra Trump e Macron diventa l’inelegante ‘siparietto’


La chiusura dello Stretto di Hormuz, diretta conseguenza della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro Teheran, continua a tenere in ostaggio l’economia globale. Per far fronte a questo shock senza precedenti ieri oltre 40 Paesi (Italia compresa) si sono riuniti virtualmente sotto la presidenza del Regno Unito per discutere le conseguenze del blocco e le strategie per riaprire il più velocemente possibile lo Stretto una volta terminate le ostilità.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Macron, guerra irrealistica

Nessun intervento militare diretto avverrà mentre la guerra continua. Lo ha ribadito ieri in modo netto anche il Presidente francese Emmanuel Macron, in visita in Corea del Sud. L’inquilino dell’Eliseo ha definito «irrealistica» l’operazione militare suggerita dagli Stati Uniti agli alleati per riaprire Hormuz. «Non è mai stata un’opzione che abbiamo preso in considerazione e crediamo che sia irrealistica», ha detto. Ancora una volta l’invito ad intervenire direttamente in guerra del Presidente americano Donald Trump è stato quindi rifiutato, con nemmeno troppo garbo.

Macron ha anche colto l’occasione per criticare la gestione “mediatica” della guerra da parte di Trump: «Dobbiamo essere seri, e quando si vuole essere seri non si dice ogni giorno il contrario di quello che si è detto il giorno prima».

Archiviato il desiderio di Washington di un intervento marittimo alleato per risolvere “per procura” il grattacapo Hormuz, rimane il problema pressante di un’economia mondiale ostaggio del blocco quasi totale dai Pasdaran.

Trump attacca Macron per lo schiaffo. La replica da Seoul

Il presidente Usa Donald Trump ha ironizzato sul francese Emmanuel Macron e sul rapporto con la moglie Brigitte. Sostenendo che la Première Dame «tratta molto male» il consorte e arrivando a evocare, in modo sprezzante, un presunto “pugno” subito. Il riferimento è a un video del maggio 2025 durante una missione in Vietnam, in cui si vede Brigitte Macron ‘toccare’ il volto del marito in un gesto che aveva fatto discutere.

Parole che l’Eliseo ha giudicato «né eleganti né all’altezza», con Macron che ha liquidato l’episodio sottolineando come, in un contesto dominato da crisi e guerre, simili uscite «non meritino risposta». Da Seoul, il presidente francese ha poi criticato apertamente la comunicazione americana, accusando Trump di seminare incertezza anche sulla Nato e di parlare «troppo e alla rinfusa», ribadendo la necessità di stabilità e serietà di fronte a una situazione internazionale sempre più fragile.

Diplomazia europea e no all’intervento militare

A tal proposito il vertice ministeriale virtuale presieduto ieri dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha cercato di fare il punto della situazione. Pur senza la presenza degli Stati Uniti. Sul tavolo tutte le misure diplomatiche e politiche disponibili per ripristinare la libertà di navigazione. Garantire la sicurezza delle navi ancora bloccate nel Golfo e riprendere il trasporto di beni di prima necessità attraverso lo Stretto.

Il ruolo dell’Italia e la linea delle Nazioni Unite

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sostenuto, insieme al collega olandese e alla viceministra degli Emirati Arabi, la necessità di un percorso attraverso le Nazioni Unite per creare un corridoio umanitario. Destinato innanzitutto ai fertilizzanti e a tutto ciò che sarà necessario per evitare una nuova crisi alimentare, in particolare nei Paesi africani. Tajani ha inoltre indicato la disponibilità dell’Italia a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto. Precisando tuttavia che un chiaro mandato delle Nazioni Unite è da considerarsi condizione essenziale e non negoziabile per qualsiasi operazione del genere. La posizione italiana rispecchia quella di una larga maggioranza dei Paesi europei presenti al vertice. T tutti convinti che qualsiasi azione non avallata dal Consiglio di Sicurezza rischierebbe di allargare ulteriormente il conflitto anziché contenerlo.

Il piano dell’Iran per il dopo guerra nello Stretto

Mentre la diplomazia cerca una soluzione post-bellica, dall’Iran arrivano i primi segnali concreti di come Teheran intenda gestire lo Stretto dopo la guerra.

Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri, ha rilasciato un’intervista all’agenzia Sputnik nella quale ha illustrato le linee di un protocollo che Iran e Oman, in quanto Stati costieri dello Stretto, stanno congiuntamente elaborando per regolarne la navigazione in tempo di pace. Gharibabadi ha spiegato che in condizioni normali tutte le navi che intendono transitare per lo Stretto dovranno coordinarsi in anticipo con le autorità iraniane e omanite e ottenere i permessi necessari a garantire sicurezza e rispetto delle norme ambientali. La bozza del protocollo si troverebbe in fase finale di elaborazione interna: una volta completata, l’Iran avvierà negoziati formali con Mascate per definire uno strumento giuridico congiunto che disciplini il transito nella via d’acqua strategica. Gharibabadi ha tenuto a precisare che il protocollo non vuole essere uno strumento restrittivo, ma che tuttavia verrà imposta una tariffa di transito per tutte le imbarcazioni.

Tariffe, restrizioni e nuove regole di Teheran

Ha aggiunto che anche dopo la guerra le navi degli aggressori e dei loro sostenitori non saranno autorizzate al transito. Una minaccia agli alleati degli Stati Uniti che dovessero provare a esercitare pressioni militari sulla questione anche dopo la fine delle ostilità. A questo schema postbellico si affianca intanto un meccanismo già in funzione per le poche navi che oggi riescono effettivamente ad attraversare lo Stretto.

Il nuovo sistema dei Pasdaran

Secondo quanto riportato da Bloomberg, i Pasdaran avrebbero messo in piedi un sistema informale ma strutturato. Le imbarcazioni autorizzate al transito ricevono un numero di identificazione progressivo, essendo poi tenute a dichiarare il carico e l’origine della nave. Infine, devono effettuare il pagamento del diritto di passaggio in criptovalute o in yuan cinesi, con esplicita esclusione del dollaro e dell’euro. Un modello che, nelle intenzioni di Teheran, potrebbe diventare la base operativa del protocollo definitivo con l’Oman. L’impressione è dunque che la normalità nelle tormentate acque del Golfo Persico non verrà ristabilita ancora per lungo tempo.

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