La NASA torna verso la Luna con Artemis II: quattro astronauti in viaggio nello spazio profondo per testare la sopravvivenza e preparare le future missioni. Soprattutto prima della Cina
Dopo oltre mezzo secolo, l’umanità, l’America a dire la verità seppur aiutata, torna verso la Luna. La missione Artemis II è partita dalla Florida con quattro astronauti a bordo: non ci sarà allunaggio.
Navigheranno intorno, cercheranno di sopravvivere nello spazio profondo. E la prossima volta, al prossimo giro, il prossimo equipaggio atterrerà per creare una postazione come quella al Polo sulla terra. L’intento finale è creare una presenza stabile. Studiare il terreno lunare e cosa prendere, magari usare la postazione stabile come base per poi andarci davvero, su Marte. L’importante però è farlo subito. Prima della Cina che nel 2032 vuole metterci piede.
A differenza della corsa contro l’Unione Sovietica negli anni Sessanta, oggi l’obiettivo è una presenza duratura. Il progetto coinvolge anche partner internazionali, tra cui l’Europa, che ha realizzato il modulo di servizio della navetta Orion.
Il lancio di Artemis II, il primo dopo Apollo
Un razzo Space Launch System alto oltre 100 metri ha illuminato il cielo della Florida al Kennedy Space Center, portando nello spazio la navetta Orion con quattro astronauti. È la prima missione con equipaggio dal 1972, dai tempi di Apollo 17. Migliaia di persone hanno assistito al lancio lungo le coste della Florida, in un’atmosfera che ha richiamato quella delle grandi missioni spaziali degli anni Sessanta. «Stiamo puntando dritti verso la Luna», ha detto il comandante Reid Wiseman subito dopo il decollo.
In effetti la luna ora distoglie l’attenzione di un mondo troppo abituato a guardare in giù più versoi telefoni più che in alto al cielo. Ed è proprio il rumore dei telefoni, delle fabbriche, della rete, delle bombe, dei satelliti, che gli astronauti in orbita hanno il compito di evitare.
Vanno dove i suoni, i disturbi, non ci sono. Solo perché da lì potranno riuscire ad ascoltare il suono dell’universo. Da noi, quaggiù non si sente più.
Liftoff.
— NASA (@NASA) April 1, 2026
The Artemis II mission launched from @NASAKennedy at 6:35pm ET (2235 UTC), propelling four astronauts on a journey around the Moon.
Artemis II will pave the way for future Moon landings, as well as the next giant leap — astronauts on Mars. pic.twitter.com/ENQA4RTqAc
LIVE: NASA leadership provide countdown status updates about our @NASAArtemis II mission around the Moon. https://t.co/2sKAdIHmTf
— NASA (@NASA) March 31, 2026
Chi sono gli astronauti
A bordo della navetta Orion ci sono Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. La missione segna anche una svolta storica: Glover è il primo uomo afroamericano a spingersi nello spazio profondo, Koch la prima donna a orbitare attorno alla Luna, Hansen, canadese, il primo non americano a partecipare a una missione lunare. Ha scherzato: “Se qualcosa dovesse andare storto, date pure la colpa al Canada…”
Un viaggio di 695 mila miglia senza allunaggio
Artemis II non prevede l’atterraggio sulla superficie lunare. Gli astronauti voleranno attorno alla Luna per poi rientrare sulla Terra, dopo un viaggio di oltre 695 mila miglia. L’obiettivo è testare la navetta, i sistemi di supporto vitale e le capacità operative nello spazio profondo. È il passaggio chiave per preparare le missioni successive, che puntano a riportare gli esseri umani sulla Luna entro il 2028, quindi prima dei cinesi, e a costruire una presenza stabile.
Le prime ore di volo (e la toilette rotta)
Dopo il lancio, la navetta Orion ha dispiegato i pannelli solari e iniziato la navigazione nello spazio. Nelle prime ore gli astronauti hanno effettuato manovre complesse, tra cui il pilotaggio manuale per simulare future operazioni di aggancio. Piccoli problemi tecnici: una segnalazione alla toilette e difficoltà temporanee nelle comunicazioni con la Terra, poi risolte. Il volo è proseguito regolarmente, con pause di riposo per l’equipaggio.
Verso la luna tra entusiasmo e disinteresse
Se in Florida migliaia di persone hanno seguito il lancio con entusiasmo, altrove l’evento è passato quasi inosservato. A New York pochi schermi trasmettevano la diretta, mentre a Houston molti bar erano sintonizzati su eventi sportivi. Un segnale di quanto l’esplorazione spaziale non abbia più l’impatto collettivo del passato. «Abbiamo perso il senso di un risultato condiviso», ha commentato uno spettatore.
L’esplorazione
Nei prossimi giorni Orion si dirigerà verso la Luna, passando anche sul lato nascosto e stabilendo un nuovo record di distanza dalla Terra per esseri umani. Gli astronauti osserveranno aree mai viste prima e testeranno ogni sistema in vista delle missioni future. Quando guarderanno il lato mai visto prima, perché al tempo, non era illuminato, per 45 minuti perderanno ogni contatto con Houston. Poi il rientro, previsto con ammaraggio nell’Oceano Pacifico. «È solo l’atto iniziale», ha detto il capo della NASA. «Oggi la loro missione è soprattutto sopravvivere».


















