Missili iraniani su Tel Aviv, attacchi nel Golfo e tensione regionale: i Paesi arabi si muovono mentre cresce il rischio di una guerra più ampia. Trump concede 5 giorni di tregua. Ne mancano quattro
La guerra tra Iran e Israele si muove su due binari opposti: da una parte i missili che colpiscono Tel Aviv e l’escalation militare in tutta la regione, dall’altra gli spiragli di tregua annunciati da Donald Trump e subito smentiti da Teheran. Sullo sfondo, mercati in tensione, petrolio volatile e il rischio concreto di un allargamento del conflitto al Golfo.
Missili su Tel Aviv, danni agli edifici e feriti
Nuove ondate di missili iraniani hanno colpito Israele nelle prime ore del mattino. A Tel Aviv almeno quattro persone sono rimaste ferite e diversi edifici sono stati danneggiati, con auto in fiamme e strade devastate.
Un missile con una testata da circa 100 chilogrammi di esplosivo è caduto tra due palazzi, distruggendo parte della facciata e causando gravi danni. In altri casi non è chiaro se gli impatti siano stati diretti o causati dai detriti delle intercettazioni. I soccorritori stanno ancora cercando eventuali dispersi tra le macerie.
Israele risponde: raid su Teheran e Libano
Dopo gli attacchi iraniani, Israele ha colpito l’Iran occidentale prendendo di mira lanciatori di missili e infrastrutture militari. Continua la pressione su Hezbollah.
Nel sud del Libano è stato distrutto un ponte sul fiume Litani e colpite altre strutture. L’esercito israeliano ha anche emesso nuovi avvisi di evacuazione per diversi villaggi. Le operazioni sono destinate a proseguire.
The IDF struck the al-Dalafa Bridge over the Litani River, a key Hezbollah route for fighters and weapons into southern Lebanon. pic.twitter.com/1r8xTP9YH0
— Open Source Intel (@Osint613) March 24, 2026


Droni e tensione nel Golfo, i Paesi arabi si muovono
La guerra si allarga al Golfo Persico. Arabia Saudita e Kuwait hanno intercettato droni e missili nei loro spazi aerei, mentre secondo il Wall Street Journal diversi Paesi della regione stanno valutando un coinvolgimento più diretto contro l’Iran. Una scelta che finora avevano evitato, ma che diventa sempre più probabile con il crescere delle tensioni e delle minacce sullo Stretto di Hormuz.
Trump annuncia un accordo, Teheran smentisce
Sul fronte diplomatico arrivano segnali opposti. Trump ha parlato di un accordo in 15 punti “in via di definizione” con l’Iran, che includerebbe la rinuncia all’arma nucleare e uno stop ai raid per cinque giorni. Ne mancano 4, un nuovo conto alla rovescia. Il presidente americano ha anche evocato un possibile “cambio di regime” a Teheran. Ma dall’Iran arriva una smentita netta: nessun negoziato in corso, solo “fake news” diffuse per influenzare i mercati energetici.
Petrolio impazzito e crisi energetica globale
I mercati reagiscono in tempo reale. Il petrolio, salito fino a 114 dollari al barile, è sceso dopo le parole di Trump per poi tornare a salire nelle ore successive. La crisi energetica è già globale: la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e gli attacchi alle infrastrutture nel Golfo stanno mettendo sotto pressione l’economia mondiale. Alcuni Paesi iniziano a introdurre misure straordinarie per ridurre i consumi, mentre il costo dei carburanti cresce sempre più velocemente.
L’Europa accusa gli Usa: “Guerra senza preavviso”
Dure le parole del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che accusa Washington di aver avviato la guerra senza informare gli alleati e senza considerare le conseguenze per la sicurezza europea e l’economia globale. “Stiamo pagando le conseguenze”, ha detto, parlando di uno shock economico già in atto.
Raid Usa in Iraq e rischio escalation regionale
Il conflitto si estende anche all’Iraq, dove un raid attribuito agli Stati Uniti ha ucciso 15 miliziani filo-iraniani. Intanto Washington valuta l’invio di nuove truppe, mentre i collegamenti aerei nella regione continuano a essere sospesi: Cathay Pacific ha prorogato lo stop ai voli su Dubai e Riyadh fino al 31 maggio.
Il bilancio e il rischio di una guerra più ampia
Il numero delle vittime continua ad aumentare su tutti i fronti, mentre la regione si avvicina a un punto critico. Tra missili, droni, attacchi incrociati e tensioni diplomatiche, la guerra rischia di trasformarsi in un conflitto su scala ancora più ampia. E gli spiragli di tregua, per ora, restano fragili.



















