20 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Mar, 2026

Iran, Khamenei: «Bisogna creare insicurezza per i nemici». I Pasdaran: «Ucciso nostro portavoce»

Mojtaba Khamenei

In Iran Khamenei alza il livello dello scontro e invoca attacchi contro i nemici, mentre i Pasdaran annunciano la morte del portavoce nei raid Usa-Israele. La guerra si estende dal Golfo al Libano, colpisce energia e mercati. Si rischia un’escalation globale


Mojtaba Khamenei invita a “creare insicurezza per i nemici”. Il Ministero dell’Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani”, si legge in un messaggio attribuito alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei. Poi esprime le sue condoglianze al presidente Masoud Pezeshkian “per il martirio del ministro dell’Intelligence Esmaeil Khatib”.

Nel messaggio pubblicato su Mehr News, l’agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale di proprietà statale, Khatib viene descritto come “un veterano di guerra instancabile” che “ha profuso grandi sforzi per la causa della Rivoluzione Islamica”.

Nel frattempo i Pasdaran annunciano la morte del loro portavoce Ali Mohammad Naini nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele.

Nonostante i colpi subiti, l’Iran rivendica la piena operatività del proprio arsenale: nessuna carenza di missili e nuove operazioni più complesse già annunciate. Le esplosioni segnalate in diverse città, da Isfahan a Yazd, confermano un’escalation che non accenna a rallentare.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Il Golfo sotto attacco

Il conflitto colpisce il cuore energetico mondiale. Droni hanno provocato incendi nella raffineria kuwaitiana di Mina Al-Ahmadi, mentre Emirati e Kuwait dichiarano di aver intercettato missili. Sirene antiaeree attivate anche in Bahrein e Arabia Saudita. Il rischio è quello di una crisi sistemica: il petrolio corre e i mercati temono una guerra prolungata capace di travolgere l’economia globale.

Hormuz, il nodo strategico globale

Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile. Sei Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania e Giappone, lavorano a un piano per garantire la navigazione commerciale, ma senza interventi militari diretti. Tajani insiste sulla via diplomatica e su un possibile ruolo dell’Onu a guerra conclusa. Ma Teheran alza il livello dello scontro: chi parteciperà alla riapertura dello stretto sarà considerato corresponsabile dell’aggressione.

Il fronte allargato: Libano e Medio Oriente

Israele torna a colpire nel sud del Libano, con raid che provocano numerosi feriti e riaccendono il fronte con Hezbollah. Il conflitto si espande a macchia d’olio in tutta la regione, mentre la Turchia alza i toni: Erdogan accusa Israele di aver ucciso “migliaia di persone” e parla apertamente di una resa dei conti inevitabile.

Tensioni globali e nuovi equilibri

La guerra ridisegna gli equilibri internazionali. Lo Sri Lanka rifiuta agli Stati Uniti l’uso del proprio territorio per operazioni militari, segnale di una crescente cautela globale. Negli Emirati, arresti legati a una presunta rete filo-iraniana mostrano come il conflitto si stia spostando anche sul piano della sicurezza interna e dell’influenza economica.

La repressione interna in Iran

Sul fronte interno, il regime iraniano mostra il volto più duro: tra i giustiziati anche un giovane atleta di 19 anni, accusato di aver partecipato alle proteste. Un segnale che accompagna la linea esterna: nessuna apertura, ma irrigidimento politico e militare.

Petrolio instabile e timori globali

Il prezzo del petrolio rallenta dopo i picchi dei giorni scorsi, ma resta su livelli elevati, sopra i 108 dollari al barile dopo aver sfiorato i 119. I mercati temono che gli attacchi diffusi alle infrastrutture energetiche nel Golfo possano avere conseguenze durature sull’economia globale. Il clima è pesante anche sul piano sociale: tra Eid al-Fitr e Nowruz, le festività sono segnate dalla guerra, con un’atmosfera cupa in tutta la regione mentre il conflitto entra nella quarta settimana.

Raid incrociati tra Iran e Israele

Proseguono gli attacchi reciproci. L’Iran lancia nuovi raid di rappresaglia, mentre Israele colpisce obiettivi a Teheran dopo l’attivazione delle sirene a Gerusalemme e nel nord del Paese. Il conflitto si muove ormai su più livelli, con una pressione costante sia militare sia psicologica sulle popolazioni coinvolte.

Gli Usa contraddittori

Washington oscilla tra apertura e minaccia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent annuncia la possibile revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano per stabilizzare il mercato globale, invertendo anni di pressione economica su Teheran. Allo stesso tempo Donald Trump chiede a Netanyahu di fermare gli attacchi ai giacimenti energetici e assicura che la guerra “finirà presto”, pur senza chiarire come. Esclude l’invio di truppe di terra, ma lascia aperta la possibilità di cambiare linea.

Gli Stati Uniti intensificano le operazioni militari. Le forze americane stanno colpendo droni navali, missili e lanciatori lungo la costa iraniana vicino allo Stretto di Hormuz, segno di una strategia mirata a colpire le capacità operative di Teheran nei punti più sensibili.

Infrastrutture energetiche devastate

I danni agli impianti sono gravi e di lungo periodo. QatarEnergy stima fino a cinque anni per riparare le strutture colpite negli attacchi ai siti del gas. Doha attribuisce la responsabilità all’Iran, che aveva promesso ritorsioni dopo i raid sul suo principale giacimento. Il rischio è quello di un effetto domino sulla sicurezza energetica globale.

Attacchi diffusi nel Golfo

Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein ed Emirati dichiarano di aver intercettato missili e droni provenienti dall’Iran. In Bahrein i detriti hanno causato incendi in aree civili. Il conflitto si estende così a tutta l’area del Golfo, aumentando il rischio di una guerra regionale su larga scala.

Il nodo dei costi e lo scontro politico negli Usa

Trump chiede al Congresso altri 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra, una cifra enorme che rappresenta quasi un quarto del bilancio annuale della difesa americana. La richiesta incontra già resistenze bipartisan, segnale di una crescente tensione politica interna negli Stati Uniti.

Bilancio vittime sempre più pesante

Le vittime continuano ad aumentare. Secondo fonti iraniane e organizzazioni indipendenti, i civili uccisi in Iran superano le 1.300 unità. In Libano le vittime sono oltre mille, mentre in Israele si contano almeno 14 morti. Gli Stati Uniti registrano 13 vittime. Un bilancio che evidenzia l’intensità e la brutalità del conflitto.

Effetti globali anche sui trasporti

La crisi colpisce anche il traffico aereo. Il prezzo del carburante per jet raggiunge livelli record, costringendo molte compagnie a cancellare migliaia di voli e lasciando a terra decine di migliaia di passeggeri, soprattutto in Asia. Un segnale ulteriore di come la guerra stia già producendo effetti concreti sull’economia mondiale.

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