Londra e Berlino respingono la richiesta di Trump di coinvolgere la Nato nello stretto di Hormuz. L’Ue valuta invece il rafforzamento della missione navale Aspides
Lo stretto di Hormuz allontana Stati Uniti ed Europa. Dopo l’avvertimento di Donald Trump agli alleati — che ha parlato di un «futuro molto negativo» per la Nato se i Paesi europei non contribuiranno a garantire la sicurezza della rotta petrolifera — Londra e Berlino prendono le distanze dall’ipotesi di una missione dell’Alleanza Atlantica.
Ue: Hormuz fuori dal raggio della Nato
Per l’Unione europea la questione dello stretto non rientra nel perimetro operativo della Nato. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha chiarito che l’area è fuori dalla competenza dell’Alleanza e che l’Europa guarda piuttosto alle proprie missioni navali.
«Questo è davvero al di fuori dell’area d’azione della Nato», ha spiegato arrivando al Consiglio Affari Esteri, ricordando che esistono già operazioni europee come Aspides, attiva per la sicurezza delle rotte marittime.
Londra esclude una missione Nato
Anche il premier britannico Keir Starmer ha respinto l’idea che la riapertura dello stretto possa essere affidata all’Alleanza Atlantica.
«Lasciatemi essere chiaro: questa non è e non è mai stata pensata come una missione della Nato», ha dichiarato, rispondendo alle pressioni arrivate dalla Casa Bianca per l’invio di navi militari europee nella regione.
Berlino: la Nato non è coinvolta
Sulla stessa linea la Germania. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha sottolineato che non esiste alcuna decisione dell’Alleanza sullo stretto di Hormuz.
«Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo stretto», ha dichiarato all’arrivo al Consiglio Ue Esteri.
L’Europa valuta il rafforzamento di Aspides
Sul tavolo resta invece il possibile rafforzamento delle missioni europee già esistenti. L’Italia, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si è detta favorevole a potenziare l’operazione Aspides nel Mar Rosso, ma ha definito «complesso» modificarne il mandato per estenderla allo stretto di Hormuz.
Secondo Tajani, le missioni europee hanno funzioni specifiche — antipirateria e difesa delle rotte commerciali — e non possono essere facilmente adattate a uno scenario di guerra.
Salvini: «L’Italia non è in guerra»
Il vicepremier Matteo Salvini, che ha escluso l’invio di navi militari italiane nello stretto.
«L’Italia non è in guerra contro nessuno», ha detto, spiegando che l’invio di unità militari in un teatro di conflitto significherebbe entrare direttamente nella guerra.
L’idea del modello Mar Nero
Per uscire dallo stallo diplomatico, Bruxelles guarda a una possibile soluzione sul modello del corridoio del grano del Mar Nero, l’accordo mediato dalle Nazioni Unite nel 2022 per permettere l’export agricolo ucraino nonostante la guerra.
Kaja Kallas ha riferito di aver discusso l’ipotesi con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, valutando se un meccanismo simile possa essere applicato allo stretto di Hormuz per garantire il passaggio delle petroliere.
La chiusura della rotta rappresenta infatti una minaccia non solo per le forniture energetiche globali, ma anche per il mercato dei fertilizzanti e, di conseguenza, per la produzione alimentare mondiale.



















