Trump riapre il dossier “Ucraina”. Zelensky respinge le pressioni europee per riattivare l’oleodotto Druzhba
«Dite a Zelensky di trovare un accordo, perché Putin è disposto a farlo». Così Donald Trump riapre il dossier ucraino, impolverato sotto la crisi mediorientale che infuria da ormai diciassette giorni. Il tycoon scarica dunque Volodymyr e spinge per un’intesa con Mosca, criticando apertamente il presidente ucraino mentre Washington sposta la propria attenzione strategica sulla nuova guerra in Medio Oriente.
Il progressivo disimpegno militare degli Usa
Nell’intervista registrata per NBC News Trump non usa mezzi termini. «Sono sorpreso che Zelensky non voglia trovare un accordo», dice, aggiungendo: «Zelensky è una persona con cui è molto più difficile trovare un accordo rispetto al presidente russo Vladimir Putin». E ancora: «L’ultima persona da cui abbiamo bisogno di aiuto è Zelensky». Parole che vanno a chiosare una realtà sempre più evidente: il raffreddamento politico tra Washington e Kyiv proprio mentre gli aiuti militari statunitensi si stanno riducendo drasticamente.
Secondo un recente rapporto del Kiel Institute for the World Economy, nel 2025 l’assistenza militare degli Stati Uniti all’Ucraina è crollata del 99%, segnando una rottura netta rispetto ai primi anni della guerra. Il vuoto lasciato da Washington è stato in parte compensato dagli europei, che hanno aumentato del 67% i propri aiuti militari a Kyiv. Nonostante questo sforzo, il livello complessivo del sostegno occidentale resta comunque inferiore alla media registrata tra il 2022 e il 2024.
Un cambio di priorità strategiche è legato anche alla nuova guerra in Medio Oriente. Il conflitto con l’Iran sta infatti assorbendo una quota crescente delle capacità industriali e delle scorte militari statunitensi, producendo effetti lungo tutta la filiera della difesa occidentale. Nei primi giorni del conflitto Israele e i suoi alleati hanno utilizzato circa 800 missili Patriot. Per fare un confronto, l’Ucraina ne aveva ricevuti circa 600 in quattro anni di guerra.
La proposta francese al Cremlino
In questo contesto gli alleati europei stanno tentando di riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti con risultati altalenanti. Da una parte si registra un rafforzamento della cooperazione militare, dall’altra scarsi risultati diplomatici. Consiglieri del presidente francese Emmanuel Macron hanno incontrato funzionari russi a Mosca proponendo una maggiore partecipazione europea nei negoziati di pace sull’Ucraina.
La risposta del Cremlino è stata un rifiuto netto. Un diplomatico europeo citato dal Financial Times riassume così il clima dell’incontro: «La risposta russa è stata sostanzialmente: no, e andate a quel paese». Sul piano militare Kyiv prova intanto a diversificare le proprie difese. Zelensky ha annunciato che l’Ucraina testerà un nuovo sistema di difesa aerea europeo sviluppato da Francia e Italia, il SAMP/T NG, pensato anche come alternativa ai Patriot americani. «Riceveremo quest’anno un sistema che testeremo contro le minacce balistiche», ha spiegato il presidente ucraino, sottolineando che il tema è stato «il più importante» nei colloqui con Emmanuel Macron a Parigi.
«Quando il sistema inizierà a intercettare missili balistici, si formerà una fila di potenziali clienti», ha aggiunto. Mosca, dal canto suo, continua a sostenere di essere disponibile a una soluzione diplomatica ma da una posizione di forza. «La dinamica sul fronte è positiva per noi», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. «Stiamo avanzando e ci stiamo avvicinando al raggiungimento dei nostri obiettivi». Tuttavia, ha aggiunto, «come ha detto il presidente Vladimir Putin siamo aperti a una soluzione diplomatica».
Il «ricatto» sull’oleodotto
A complicare ulteriormente il quadro è anche il fronte economico. Zelensky ha accusato alcuni partner europei di ricattare l’Ucraina subordinando l’accesso a circa 90 miliardi di euro di prestiti dell’Unione Europea alla riapertura del gasdotto Druzhba, fondamentale per l’Ungheria. «Se abbiamo deciso di ripristinare le forniture di petrolio russo voglio che sappiano che io sono contrario», ha dichiarato. E ha aggiunto: «Se mi vengono imposte condizioni per cui l’Ucraina non riceverà armi questo si chiama ricatto».
Nel frattempo la guerra continua sul terreno. Forze ucraine hanno colpito diversi sistemi radar e di difesa russi in Crimea occupata, tra cui radar Protivnik, radar Parol, un lanciatore S-400 Triumf e un complesso radar Valdai. Ma mentre le operazioni militari proseguono, cresce il timore che il conflitto ucraino stia scivolando ai margini dell’agenda occidentale. Con Washington concentrata sul Medio Oriente e il sostegno militare in calo, il rischio è che il fronte di Kyiv perda centralità strategica. Come ha sintetizzato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: «Al momento l’unico vincitore è la Russia».


















