15 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Mar, 2026

La Francia al voto nei Comuni, Parigi e Marsiglia test per l’Eliseo

Rassemblement National di Marine Le Pen punta a cementare il proprio consenso partendo proprio dal livello locale


Una domenica che sa di antipasto prima del piatto forte per la Francia giunta all’appuntamento con il primo turno delle elezioni comunali 2026, ultimo grande test politico prima delle presidenziali del 2027. Le città sul banco di prova sono Marsiglia, Lione e soprattutto Parigi. Il Paese vede protagonista il Rassemblement National, deciso a cementare il proprio consenso partendo proprio dal livello locale.

Il “derby” nella Capitale

A Parigi la partita ha un sapore particolare. La capitale francese è in mano alla sinistra ed è inespugnata da oltre venticinque anni. Una stagione amministrativa che ha cambiato in profondità la città. Negli ultimi anni i sindaci Bertrand Delanoë e Anne Hidalgo hanno ridotto drasticamente lo spazio per le auto, moltiplicato le piste ciclabili, allargato le zone pedonali e piantato migliaia di alberi. I numeri dicono che dal 2004 le emissioni di carbonio sono diminuite di quasi un terzo e l’inquinamento atmosferico si è ridotto di circa la metà, mentre il traffico è sceso di oltre il cinquanta per cento.


A sfidare il monopolio è la candidata conservatrice Rachida Dati, 58 anni, figlia di immigrati nordafricani, che proverà a strappare lo scettro della Ztl ai progressisti. Ex ministra della Cultura e storica esponente dei Repubblicani, Dati si troverà di fronte l’erede dell’era Hidalgo. Durante la campagna ha parlato di quello che definisce «un ambientalismo pragmatico», promettendo di mantenere le politiche verdi della città ma con un approccio meno ideologico.


A difendere la fortezza parigina è Emmanuel Grégoire, già vice-sindaco di Parigi e candidato della coalizione di sinistra che riunisce socialisti, ecologisti e comunisti. Il candidato progressista punta sulla continuità: verde urbano, spazio ai pedoni e una città sempre meno dipendente dall’automobile. «Parigi deve continuare a trasformarsi», ha spiegato durante la campagna elettorale.

La posta in gioco

Se Parigi rappresenta “il derby” nazionale, Marsiglia e Lione sono due teatri altrettanto delicati. Nel porto del Mediterraneo la sfida riguarda soprattutto gli equilibri tra coalizioni e il peso crescente dell’estrema destra, mentre a Lione il voto dirà molto sulla tenuta dell’esperimento ecologista che negli ultimi anni ha fatto della città uno dei simboli della politica verde francese.
Nel frattempo il Rassemblement National prova a rafforzare la propria presenza amministrativa. Il partito oggi governa solo una quindicina di comuni, ma in questa tornata ha presentato quasi il doppio delle liste rispetto al passato e punta a conquistare nuove municipalità.

L’obiettivo è dichiarato apertamente dalla sua leader storica. «Più città conquisteremo, più forte sarà il nostro sostegno per preparare il grande cambio di potere nel 2027», ha detto Marine Le Pen durante la campagna elettorale.
La vigilia del voto si è svolta in un clima politico infuocato. Dopo la morte, il mese scorso, durante aspri scontri dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, in molte città francesi si sono svolte manifestazioni contro il razzismo e contro l’estrema destra.

Le mobilitazioni hanno riportato al centro del dibattito il timore di un rafforzamento elettorale del Rassemblement National e il possibile indebolimento di quello che per anni è stato definito il “fronte repubblicano”, cioè l’alleanza informale tra partiti moderati per bloccare l’ascesa dell’estrema destra.


Dietro l’apparente dimensione locale di queste elezioni si nasconde poi un livello istituzionale spesso poco conosciuto ma molto influente. Il voto municipale determina infatti anche la composizione degli organi delle intercomunalità, gli enti che coordinano servizi fondamentali come trasporti pubblici, rifiuti, urbanistica e pianificazione territoriale. Per questo molti osservatori parlano di un vero e proprio “terzo turno” delle elezioni comunali, quello in cui si decide la gestione concreta dei territori.

La strategia del governo

In questo quadro il governo francese ha scelto una strategia di grande prudenza. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto ai ministri di non commentare i risultati del voto nella serata elettorale e di declinare inviti televisivi e radiofonici. Ufficialmente la motivazione è legata alla necessità di rispettare «l’obbligo di neutralità» e garantire «una rigorosa separazione tra comunicazione governativa ed espressione politica partigiana».


Anche Emmanuel Macron mantiene una certa distanza da questa tornata elettorale. Il presidente ha preferito concentrarsi sui dossier internazionali e sulla gestione delle tensioni geopolitiche, lasciando la campagna municipale alle dinamiche locali.
Macron, da tempo in bilico, prova a far passare il voto come locale. Ma in realtà è la prima vera prova di forza prima delle presidenziali.

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