6 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Mar, 2026

Usa, un miliardo per Epic Fury: quanto costa la guerra all’Iran

Tra Missili da crociera, bombardieri stealth, sistemi antimissile e mobilitazioni navali quanto è il costo sostenuto finora dagli Usa nella guerra all’Iran? Le stime, per il momento, parlano di oltre un miliardo di dollari al giorno speso per perseguire gli obiettivi dell’operazione “Epic Fury”


La guerra contro l’Iran ha smesso di essere un concetto astratto: è diventata una tagliola economica concreta, un conto in dollari che cresce giorno dopo giorno su più fronti e pesa sulle casse americane come poche altre operazioni militari recenti. L’operazione Epic Fury, lanciata dagli Stati Uniti con l’appoggio di alleati, sta consumando risorse finanziarie e tecnologiche a un ritmo mai visto nelle prime fasi di un conflitto di questa portata.

Nelle prime 24 ore di attacco, secondo dati raccolti dall’agenzia turca Anadolu Agency, gli Stati Uniti hanno speso circa 779 milioni di dollari. Di questa cifra, circa 340 milioni derivano dal lancio di 200 missili da crociera Tomahawk, valutati tra 1,5 e 2 milioni di dollari ciascuno. Altri 271 milioni sono stati consumati dalle sortite di caccia e bombardieri avanzati, includendo ore di volo, munizioni e manutenzione. A questi costi si aggiungono supporto logistico, sistemi Himars, sorveglianza e missioni dei bombardieri strategici B-2, con spese operative stimate oltre 30 milioni di dollari.

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L’operazione ha costi operativi altissimi

Forbes calcola che, nelle fasi più intense, il costo quotidiano delle operazioni può superare 1 miliardo di dollari, considerando anche flotte navali e portaerei in mobilitazione. Ma questo conto, pur impressionante, è solo la punta dell’iceberg. Anche prima che il primo missile fosse sparato, gli Stati Uniti avevano già investito circa 630 milioni di dollari per schierare truppe, navi e aerei nella regione: trasporto strategico, carburante per portaerei e altre navi, supporto logistico e preparazione di basi temporanee. Il conflitto aveva quindi già un prezzo significativo ancor prima di entrare in azione. I droni rappresentano un’altra voce rilevante.

Gli Stati Uniti hanno impiegato droni d’attacco e di ricognizione, come i modelli Lucas, che costano circa 35.000 dollari ciascuno. Sebbene relativamente economici, il loro uso massiccio e le sostituzioni rapide fanno crescere rapidamente la spesa. Le perdite materiali pesano ancora di più. Analisi basate su immagini satellitari e open source stimano quasi 2 miliardi di dollari di danni nei primi giorni del conflitto. Tra questi, il radar AN/FPS 132 da allerta precoce danneggiato o distrutto vale circa 1,1 miliardi di dollari. Mentre un radar associato al sistema Thaad è stimato 500 milioni. Tre caccia F-15E persi valgono oltre 280 milioni, senza contare armi e sistemi collegati.

La difesa antimissile

La difesa antimissile è un’altra spesa enorme: gli intercettori Thaad costano circa 12.8 milioni di dollari ciascuno. Mentre i sistemi Patriot e SM-3 decine di milioni per unità intercettata. Questa dinamica evidenzia una peculiarità della guerra moderna. Per ogni arma relativamente economica impiegata dall’Iran, gli Stati Uniti devono consumare risorse molto più costose per neutralizzarla, mettendo sotto pressione gli stock tecnologici avanzati. Il carburante necessario per far operare flotte navali, aerei di linea militari e bombardieri Stealth aggiunge un’ulteriore voce di spesa.

Ogni ora di volo di un B-2 Spirit può costare tra 130.000 e 150.000 dollari, mentre i jet convenzionali consumano decine di migliaia di dollari solo nelle fasi operative. Senza contare manutenzione e supporto. Complessivamente, sommando missili, droni, intercettori, radar, aerei, carburante e logistica, la guerra ha già consumato oltre 1 miliardo di dollari nei primi giorni. Gli analisti stimano che, se l’impegno bellico continuasse a questo ritmo, i costi militari diretti potrebbero raggiungere tra 40 e 95 miliardi di dollari. Con una proiezione “più probabile” di 65 miliardi, includendo rimpiazzi di equipaggiamenti distrutti o usurati. I costi indiretti sull’economia globale rappresentano un ulteriore fardello.

La guerra è un enigma economico

Le tensioni nello Stretto di Hormuz, crocevia di un quinto del petrolio mondiale, hanno già influito sui prezzi dell’energia, con effetti su inflazione, trasporti e filiere industriali. Alcune analisi estese suggeriscono che il costo complessivo, inclusi effetti diretti e indiretti, potrebbe superare 200 miliardi di dollari se il conflitto si prolunga. Nonostante queste cifre, il Pentagono non ha rilasciato un totale ufficiale consolidato dei costi. Fonti parlamentari citate da media internazionali riportano che il Dipartimento della Difesa stima preliminarmente circa 1 miliardo di dollari al giorno nelle fasi più intense dell’operazione, ma questa rimane una stima ufficiosa.

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In questo scenario, la guerra in Iran appare non solo un conflitto militare ma un enigma economico e strategico. Ogni missile lanciato, ogni intercettore attivato, ogni radar danneggiato si traduce in cifre concrete, visibili nei bilanci federali e nei contratti della Difesa. Per i contribuenti americani, il prezzo è già tangibile: miliardi di dollari spesi in pochi giorni e la prospettiva di spese ancora più alte, con effetti che si rifletteranno su conti pubblici, economia e società ben oltre la fine delle ostilità.

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