6 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Mar, 2026

Difesa aerea contro droni e missili, cosa protegge i cieli italiani

Mentre il governo annuncia l’innalzamento dell’allerta antimissile per il deteriorarsi della situazione internazionale, prende forma l’ipotesi di inviare una batteria Samp-T ai Paesi del Golfo colpiti dai raid iraniani. Una scelta che rischia però di indebolire proprio la difesa aerea in Italia


C’è una sottile ma inevitabile contraddizione emersa dal discorso sullo stato della Difesa italiana tenuto ieri di fronte al parlamento dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Il titolare di via 20 settembre infatti ha annunciato, alla luce della situazione internazionale sempre più deteriorata e degli attacchi con droni e missili contro le coste europee a Cipro, di aver ordinato di innalzare al massimo livello l’allerta della difesa anti-missile italiana. Allo stesso tempo però, Crosetto ha confermato l’intenzione del governo di inviare sistemi di difesa aerea ai Paesi del Golfo colpiti dai raid iraniani. In particolare, al centro di tale assistenza ci sarebbe l’invio di una batteria anti-missile Samp-T. Che però – e qua sta la contraddizione – verrebbe sottratta a quella stessa difesa nazionale di cui si è appena ordinato il potenziamento.

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I Samp-T asse della difesa aerea italiana

L’asse portante della difesa aerea italiana è infatti costituito proprio dai sistemi Samp-T, le uniche batterie anti-missile con capacità a medio raggio (circa 120 chilometri). Il consorzio produttore italo-francese formato da Mbda e Thales ha in sviluppo una versione a lungo raggio (oltre 150 chilometri) ma questa non vedrà la luce prima del 2030. Originariamente l’Italia possedeva sei batterie Samp-T, ma ne ha cedute due all’Ucraina come parte degli aiuti militari a Kiev seguiti all’invasione russa del Paese nel 2022. Di queste, almeno una è stata molto probabilmente distrutta in un bombardamento russo.

L’Italia dovrebbe averne attualmente a disposizione altri quattro: uno è in Estonia e resterebbe in Europa orientale per garantire la sicurezza dell’area come parte dell’impegno Nato sul cosiddetto fianco Est. Altri due sono a Sabaudia, nel Lazio meridionale, come parte del dispositivo di difesa di Roma capitale, e un terzo è a Mantova, in Lombardia. Nelle attuali ipotesi allo studio dalla Difesa, l’idea è di destinare ai Paesi arabi una delle due batterie poste a tutela dello spazio capitolino. Ma su tale ipotesi si addensano le resistenze delle forze armate, già palesatesi al momento dell’invio delle batterie all’Ucraina.

Le preoccupazioni dell’esercito

Le obiezioni dell’esercito, che inquadra formalmente nei suoi ranghi il grosso delle forze anti-aeree e anti-missile, hanno una loro logica: non si può richiedere alle forze armate di aumentare lo sforzo per garantire la difesa nazionale, in ossequio non solo alle minacce esterne ma anche agli obblighi derivanti all’appartenenza alla Nato e all’Unione Europea, e al contempo “disarmarle” privandole di asset strategici come le batterie anti-missile.

Oltre alle Samp-T infatti l’Italia non dispone di solide difese capace di schermarne il territorio da un eventuale attacco per mezzo di droni o missili. L’esercito disponeva di sei vecchie batterie Aspide a corto raggio. Tuttavia, sono state tutte ritirate dal servizio nel 2025 per lasciare posto ai nuovi sistemi Grifo sviluppati da Mbda. Peccato che la prima batteria di Grifo sia entrata in servizio soltanto lo scorso gennaio, lasciando quindi per il momento un vuoto nei ranghi italiani.

Skynex e Stinger

Lo scorso gennaio è entrata anche in servizio la prima batteria Skynex, sviluppata con la tedesca Rheinmetall. Il modello è quello di un cannoncino automatico a ripetizione pensato per abbattere sul corto raggio droni o missili. Skynex però è stato pensato come dispositivo a guardia di particolari installazioni militari (per esempio, le preziose stazioni radar, le batterie missilistiche oppure basi aeree e centri di comando). Non per intercettare missili balistici diretti contro il territorio nazionale.

Oltre a questo, le forze armate italiane dispongono anche dei lanciatori manuali Stinger, anche questi pensati per la difesa sul corto raggio e risalenti tuttavia alla fine degli Anni Ottanta. Gli Stinger però sono stati pensati soltanto contro gli aerei e non contro i missili. Sulla carta sarebbero 145 ma esistono dubbi sul tale numero perché è verosimile che almeno una parte sia stata destinata all’Ucraina negli ultimi anni. Anche se questo non può essere confermato ufficialmente a causa del segreto apposto alle liste di armi italiane.

La centralità di questi sistemi

Va detto che l’Italia non ha trascorso questi anni con le mani in mano. Roma ha presentato nel 2024 una commessa per la fornitura di 10 batteria di Samp-T per riequipaggiare la propria difesa. La prima è stata consegnata all’inizio dell’anno, anche se non è ancora diventata operativa. Si è trattato di un investimento: ogni batteria di Samp-T infatti costa circa 750 milioni di euro. Eppure, le necessità operative dettate dalle guerre che stanno esplodendo nel mondo non possono che sottolineare l’importanza di questi investimenti nel campo della Difesa nazionale.

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All’inizio del 2026, l’Italia ha destinato ulteriori 5 miliardi di euro al fronte della difesa aerea, per dare seguito alle commesse degli anni passati. Anche se questa fase di finanziamento non si prevede verrà completata prima del 2039. Un orizzonte temporale evidentemente insufficiente a contrastare la piega urgente presa dal dilagare dei conflitti in ogni quadrante internazionale. Ma che sottolinea ancora una volta l’importanza ormai ineludibile di dotarsi al più presto di piani per un’autentica ricostruzione delle forze armate quali tutelatori della sicurezza nazionale dalle minacce esterne e da adeguati piani di finanziamento.

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