Dopo l’attacco a Teheran e la morte di Khamenei, migliaia di giovani scendono in piazza tra fuochi d’artificio e slogan contro i pasdaran. C’è chi sogna la fine del regime e chi teme che la svolta si trasformi in caos e violenza
L’attacco a Teheran ha cambiato tutto. Dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei nei raid statunitensi e israeliani, la capitale iraniana si è svegliata incredula. Dopo 47 anni di regime, è scoppiata la festa e rimasta la paura. In strada si sono viste scene impensabili fino a pochi giorni fa: fuochi d’artificio, musica, giovani che ballavano e gridavano contro il regime. Ma poche ore dopo, altre folle sono scese in piazza in lacrime, con le bandiere iraniane e le foto della Guida suprema.
È un Paese diviso, attraversato da una domanda che rimbalza da un quartiere all’altro: cosa succederà adesso?
I giovani dalla piazza a sognare la svolta
Per molti studenti e giovani lavoratori, l’attacco a Teheran rappresenta una frattura storica. Dopo decenni di repressione, crisi economica e isolamento internazionale, c’è chi vede nella caduta della leadership un’occasione irripetibile.
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— Mohamad Ahwaze (@MohamadAhwaze) February 28, 2026
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“Vorrei un regime laico, che riporti l’Iran al suo antico splendore”, racconta Mohammad, 33 anni. “Quando il dollaro valeva 70.000 rial e potevamo viaggiare senza visto. Credo che la fenice iraniana risorgerà con Reza Pahlavi”.
Il figlio dello scià in esilio ha dichiarato che il popolo dovrà scegliere il futuro assetto istituzionale. Alcuni lo vedono come guida di una fase di transizione, altri lo immaginano presidente in una futura repubblica. “Serve qualcuno che pensi agli iraniani, non alle milizie regionali”, dice Sassan, studente universitario.
Ma non tutti vogliono il ritorno della monarchia. Tina, 24 anni, è netta: “Non vogliamo che i riformisti prendano il potere. Sono l’altra faccia della Repubblica islamica. Un cambio di leader non è un cambio di regime, finché le Guardie Rivoluzionarie controllano tutto. Non vogliamo che il sangue di chi è morto per la libertà sia stato vano”.
Festa e sirene: la capitale tra euforia e bombe
Le immagini sono surreali. Prima le esplosioni dei nuovi raid, poi gli applausi di chi spera che i bombardamenti facciano crollare il sistema. “È irreale”, racconta Azim, 39 anni. “Il tuo Paese viene attaccato, ma la gente festeggia perché non si riconosce più nel governo”.
Nelle prime ore dopo la notizia della morte di Khamenei, migliaia di persone hanno riempito le strade di Teheran e di altre città. Più tardi, in piazza Enghelab, si sono radunati anche sostenitori del regime per commemorare la Guida. Ai posti di blocco restano i pasdaran e i miliziani Basij, ma – raccontano alcuni testimoni – anche loro sembrano disorientati.
“Non riuscivano a credere che al primo missile Khamenei fosse colpito”, dice Azim.
Tra speranza e paura del caos
Non tutti festeggiano. Payman, 45 anni, fa scorte di pane e acqua temendo un collasso. È preoccupato per i risparmi investiti in Borsa e sobbalza a ogni esplosione. “È tutto imprevedibile. Questo sistema non regge più, ma la gente vuole soprattutto stabilità”.
Arian, 32 anni, osserva le colonne di fumo salire mentre cerca benzina. “C’è un forte desiderio di cambiamento, ma non so se possa tradursi in qualcosa di concreto. Se qualcuno dall’esterno invitasse a scendere in piazza, potrebbe trasformarsi in caos e violenza”.
Ed è proprio questa la linea di frattura che attraversa la società iraniana dopo l’attacco a Teheran: da un lato la speranza di una svolta storica, dall’altro il timore che la caduta del regime apra una fase incontrollabile, con conseguenze imprevedibili per l’intero Paese.




















