24 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Feb, 2026

Ucraina, 4 anni di guerra, 588 miliardi di macerie: la sfida della ricostruzione

La Banca mondiale rivede al rialzo il costo delle devastazioni subite dall’Ucraina durante la guerra, salite nel 2025 a 588 miliardi, quasi tre volte il Pil nominale del Paese


588 miliardi in dieci anni. È la cifra che la Banca mondiale, insieme al governo di Kiev, alla Commissione europea e alle Nazioni Unite, ha indicato per la ricostruzione della «martoriata Ucraina», per riprendere le parole di Papa Francesco. Oggi, dopo quattro anni esatti dall’inizio dell’invasione russa e oltre 1.460 giorni di guerra, che ha prodotto centinaia migliaia di morti e feriti, milioni di sfollati e un Paese sventrato nelle infrastrutture energetiche, fare un punto sul futuro di Kiev e dei suoi abitanti è doveroso.

Il conto della devastazione

L’ultimo bilancio complessivo della devastazione, certificato nella quinta valutazione sui danni di guerra (RDNA5), non lascia spazio a illusioni. «A quattro anni dall’inizio del conflitto, il costo totale della ricostruzione e della ripresa dell’Ucraina è ora stimato in quasi 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio, quasi tre volte il Pil nominale del Paese atteso per il 2025», ha dichiarato la prima ministra Yulia Svyrydenko.

«Nonostante i danni diffusi che continuano ad accumularsi contro la popolazione, l’economia e le infrastrutture dell’Ucraina, l’intero Paese continua a perseverare con notevole forza e determinazione» afferma Anna Bjerde, direttrice generale per le operazioni della Banca mondiale.Una cifra mostruosa dunque, superiore del 12% rispetto alla stima diffusa un anno fa.

I danni diretti hanno sfondato quota 195 miliardi di dollari (166 miliardi di euro), 19 miliardi in più rispetto al 2025.

Trasporti, energia e case nel mirino

L’analisi per settore restituisce il dettaglio dello sfacelo: 96 miliardi per i trasporti, quasi 91 per l’energia, 90 per le abitazioni, oltre 63 per industria e commercio, 55 per l’agricoltura. A questi si aggiungono 28 miliardi per lo sminamento delle aree a rischio e la rimozione dei detriti. Il 14% delle abitazioni del Paese è stato danneggiato o completamente distrutto, con oltre tre milioni di famiglie coinvolte. Inoltre, la nuova strategia di guerra russa ha provocato un aumento dei danni al comparto energetico del 21% rispetto allo scorso anno.

Una ricostruzione resa ancora più complessa dal fatto che, secondo gli analisti, rischia di materializzarsi durante la guerra e non dopo. Secondo il generale Giorgio Battisti, interpellato dal Messaggero, si è ormai dentro «una nuova guerra dei trent’anni in Europa», combattuta con la tecnologia del XXI secolo: droni e un campo di battaglia che ricorda le trincee della Prima Guerra Mondiale ma con una letalità moltiplicata. Le condizioni poste da Mosca rendono improbabile un cessate il fuoco rapido e il rischio è che un eventuale accordo assomigli più a una resa che a una pace.

Non solo fondi, ma architettura finanziaria

In questo contesto i 588 miliardi potrebbero non bastare. Dag Detter, consulente per investimenti svedese, in un’analisi pubblicata dall’OMFIF, centro studi londinese specializzato in finanza pubblica e mercati internazionali, sostiene che il successo della ricostruzione Ucraina 588 miliardi non dipenderà soltanto dalle cifre messe in campo, ma da come l’Ucraina ridisegnerà la propria architettura finanziaria, spostando le grandi imprese statali verso l’emissione obbligazionaria e liberando risorse per le piccole e medie imprese.

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Dal canto suo l’Unione europea ha già messo in campo uno strumento dedicato: la Ukraine Facility, attiva dal 2024 al 2027, con una dotazione fino a 50 miliardi di euro. Il meccanismo si regge su tre pilastri: sostegno diretto al bilancio dello Stato ucraino, mobilitazione di investimenti pubblici e privati e assistenza tecnica per accompagnare le riforme necessarie verso l’adesione all’Unione. Le risorse sono vincolate al rispetto dello Stato di diritto e alla lotta alla corruzione.

Un banco di prova per l’Europa

La ricostruzione diventa così occasione e banco di prova multiplo: per l’integrazione europea di Kiev, per la credibilità e la tenuta dell’Occidente, per la resilienza finanziaria dell’Ue e per la sostenibilità del debito ucraino. Dal 2022 il fronte occidentale ha mobilitato oltre 340 miliardi di euro tra aiuti finanziari, militari e umanitari. L’idea è solida, ma la montagna da scalare è alta: guerra in corso, rischio corruzione e dipendenza dagli aiuti esterni pesano sulla ricostruzione Ucraina 588 miliardi, il dossier più centrale per il futuro del continente.

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