L’intelligence occidentale teme che l’Iran possa attivare milizie alleate per colpire obiettivi americani in Europa in caso di nuovi raid Usa. Crescono i segnali di coordinamento tra gruppi armati e torna l’ombra di Al Qaeda
Le agenzie di sicurezza americane ed europee monitorano segnali definiti “sempre più preoccupanti”: Teheran potrebbe attivare le proprie milizie alleate per colpire obiettivi statunitensi all’estero nel caso in cui Donald Trump decidesse di ordinare nuovi attacchi su larga scala contro l’Iran. Il New York Times cita funzionari occidentali a conoscenza di valutazioni riservate dell’intelligence.
Tra Houthi e Al Qaeda
Secondo le fonti, non ci sarebbero al momento piani operativi specifici individuati, ma un aumento del cosiddetto “chatter”, il traffico di comunicazioni intercettate tra reti militanti, indicherebbe attività di pianificazione e coordinamento.
Tra gli scenari temuti c’è la possibilità che l’Iran chieda agli Houthi in Yemen di riprendere gli attacchi contro la navigazione occidentale nel Mar Rosso. In Europa, invece, preoccupano eventuali cellule dormienti di Hezbollah o azioni di gruppi jihadisti come Al Qaeda contro basi o ambasciate americane.
Il nodo delle scelte di Trump
L’incertezza sugli obiettivi della Casa Bianca complica ulteriormente il quadro. Le opzioni sul tavolo – da raid mirati contro infrastrutture militari fino a un tentativo di destabilizzazione della leadership iraniana – potrebbero essere interpretate da Teheran come una minaccia esistenziale.
In questo caso, avvertono analisti citati dal quotidiano americano, la risposta iraniana potrebbe superare per intensità quella seguita all’uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020 o agli attacchi reciproci dello scorso giugno.
Rafforzate le difese nel Golfo
Nelle ultime settimane il Pentagono ha accelerato il rafforzamento delle difese in Medio Oriente, inviando ulteriori batterie Patriot e sistemi antimissile a protezione dei 30-40 mila militari americani dispiegati nell’area. Tuttavia, un eventuale attacco terroristico punterebbe verosimilmente su obiettivi meno protetti.
Anche il senatore democratico Jack Reed ha messo in guardia la Casa Bianca: un’azione militare contro l’Iran rischierebbe di innescare un conflitto regionale più ampio, con ripercussioni sulle truppe americane e sui mercati globali.
L’ombra di Al Qaeda
Il quadro è reso ancora più delicato dal timore di un ritorno operativo di Al Qaeda in Europa. Un recente rapporto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, segnala l’ambizione crescente del gruppo di tornare a colpire all’esterno per riaffermare la propria centralità.
In uno scenario di guerra aperta tra Washington e Teheran, alcuni analisti ritengono possibile che reti jihadiste legate o presenti in Iran possano essere attivate per colpire interessi occidentali.
Per ora non ci sono attacchi in corso. Ma l’intelligence parla di segnali da non sottovalutare. E in un Medio Oriente già instabile, ogni mossa rischia di avere conseguenze ben oltre i confini iraniani.



















