21 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Feb, 2026

Epstein, la rete delle spie: perché l’arresto di Andrea cambia tutto

Principe Andrea con Jeffrey Epstein in una foto dei file

Dall’arresto del principe Andrea alle ombre sui servizi segreti, lo scandalo Epstein si intreccia con la geopolitica globale. E riapre interrogativi su ricatti, spionaggio e volontà politica di fare piena luce


Lo scandalo Epstein si tinge, se possibile, di tinte ancora più opache. Come se non bastassero i migliaia di casi documentati di abusi sessuali, stupri, violenze a sfondo pedofilo e traffico di schiavi sessuali da impiegare in episodi orgiastici a cui partecipavano insospettabili potenti del mondo dello spettacolo. Oltre che della finanza e delle istituzioni mondiali, ora lo spettro dello spionaggio assume contorni più definiti.

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L’arresto dell’ex principe Andrea Winsor, fermato dalla polizia britannica con l’accusa di aver passato a Jeffrey Epstein documenti riservati circa operazioni commerciali e visite di Stato in cui era coinvolto il governo di Sua Maestà, rappresenta infatti il primo caso concreto di divulgazione di informazione segrete allo scopo di permettere alla rete del finanziere pedofilo americano di manipolare la politica mondiale, con possibili ricadute ancora da definire per la sicurezza nazionale di molti Paesi.

Le ombre dei servizi e il nome Maxwell

Che Epstein fosse almeno contiguo ai servizi segreti di mezzo mondo era un dato già emerso dalle sue frequentazioni. La sua compagna, nonché complice e braccio destro nella gestione del traffico di minorenni, Ghislaine Maxwell è infatti figlia di Robert Maxwell, nome d’arte di Jan Hoch, immigrato ebreo cecoslovacco divenuto in maniera misteriosa un magnate dei media inglesi durante la Guerra Fredda. Morto misteriosamente cadendo dal suo yacht in pieno Atlantico nel 1991. Gli furono garantiti i funerali di Stato in Israele alla presenza delle massime autorità governative.

Quando Epstein fu arrestato per la prima volta nel 2007 per reati sessuali, riuscì a cavarsela grazie a un patteggiamento incredibilmente favorevole. Anni dopo, il procuratore Alex Acosta ammise di essere stato costretto a venire a patti con il finanziere pedofilo su pressione dell’intelligence americana. La quale gli disse che il suo imputato fosse intoccabile in quanto agente di un servizio segreto straniero alleato. Un passaggio che alimenta i sospetti su una possibile copertura istituzionale.

Ehud Barak e il ruolo del Mossad

Più recentemente, sono emerse le sue fitte frequentazioni con l’ex premier israeliano Ehud Barak. Ex Capo di Stato Maggiore ed ex ministro della Difesa, Barak è stato considerato a lungo uno dei volti più noti dell’establishment politico-militare israeliano. E’ stato confermato che il Mossad, i servizi segreti esterni di Israele, gestirono per anni un servizio di monitoraggio e sorveglianza del complesso residenziale di Epstein a New York. Allo scopo di seguire e proteggere lo stesso Barak, sollevando interrogativi sul possibile coinvolgimento dei servizi.

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Ma non si parla solo di Israele, bensì di tutte le nazioni coinvolte nello scandalo. Se, come Andrea, i leader caduti (o, meglio, invitati) nella rete del finanziere stupratore passavano informazioni riservate a un’organizzazione che – nella migliore delle ipotesi – aveva lo scopo di interferire e manipolare le decisioni dei governi. E di ricattare i suoi contatti una volta coinvolti. Se Epstein fosse stato anche un “battitore libero” che trafficava informazione sporche, la lista dei suoi possibili acquirenti sarebbe stata illimitata. Dalla Russia ai grandi cartelli criminali internazionali fino a corporation private dagli interessi poco puliti e a gruppi estremisti di tutto il mondo.

L’assenza di volontà politica negli Stati Uniti

Ma se la conferma delle ombre che si addensano sul passato di Epstein non stupiscono, ciò che lascia perplessi è l’evidente assenza di volontà politica di fare luce sulla vicenda.

Nonostante l’arresto di Andrea e alcuni procedimenti penali avviati in altri Paesi, negli Stati Uniti il Dipartimento di Giustizia – imbeccato dall’amministrazione Trump – rifiuta caparbiamente di aprire un’inchiesta sulla rete del finanziere. Forse, 250 anni dopo il primo 4 luglio, tocca all’Inghilterra mostrare al Nuovo Mondo come si faccia giustizia al giorno d’oggi.

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