La Corte Suprema limita l’uso dei poteri d’emergenza per imporre dazi, ma l’amministrazione Trump intensifica la pressione su Cuba con una stretta energetica nei Caraibi. Al centro, il nodo dei poteri presidenziali
La Corte Suprema boccia i dazi di Donald Trump, stabilendo che il presidente non può invocare i poteri d’emergenza per imporre tariffe commerciali. Ma mentre a Washington i giudici limitano l’uso dell’International Emergency Powers Act sul fronte interno, nei Caraibi prende forma una stretta sempre più dura su Cuba, con petroliere intercettate e minacce di sanzioni ai Paesi che riforniscono l’isola. Due dossier diversi, un unico nodo: fino a dove può spingersi la Casa Bianca usando l’emergenza nazionale come leva politica?
Lo stop della Corte sui dazi
Con sei voti a favore e tre contrari, la Corte Suprema ha chiarito che l’International Emergency Powers Act non attribuisce al presidente un potere autonomo di introdurre tariffe commerciali. La competenza in materia di dazi resta prerogativa del Congresso, salvo deleghe specifiche.
La decisione rappresenta un limite significativo all’uso dello strumento dell’emergenza nazionale in ambito economico, proprio mentre l’amministrazione Trump aveva giustificato le sue misure tariffarie come risposta a minacce straordinarie.
Il limite dei poteri presidenziali
L’International Emergency Powers Act, norma invocata per giustificare i dazi del cosiddetto “Liberation Day”, era stata approvata negli anni Settanta e attribuisce al presidente il potere di affrontare “minacce straordinarie” in caso di emergenza nazionale, compresa la possibilità di “regolare” l’importazione di beni esteri. Tuttavia, non contiene un riferimento esplicito ai dazi.
La competenza in materia tariffaria resta infatti prerogativa del Congresso, analogamente alle tasse, salvo specifiche deleghe.
La legge era stata varata anche per limitare i poteri presidenziali in ambito economico e di sicurezza nazionale dopo le misure adottate da Richard Nixon durante la crisi della bilancia dei pagamenti seguita al crollo del sistema di Bretton Woods.
Reazione dei mercati
La decisione ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari. Le Borse europee hanno accelerato: Milano +1,5%, Parigi +1%, Madrid e Francoforte +0,5%, Londra +0,7%. L’euro è rimasto stabile a 1,1776 sul dollaro, mentre i rendimenti dei titoli di Stato si sono mossi poco, con lo spread tra Btp e Bund fermo a 60 punti base.
Anche Wall Street è avanzata dopo la sentenza: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,33%, il Nasdaq lo 0,57% e lo S&P 500 lo 0,44%.
La pronuncia della Corte Suprema segna un passaggio rilevante nel confronto tra Casa Bianca e Congresso sui poteri in materia commerciale e potrebbe avere ripercussioni sulle future strategie economiche dell’amministrazione.
La stretta su Cuba: “quasi-blocco” energetico
Mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti limita l’uso dei poteri emergenziali sui dazi, l’amministrazione Trump è accusata di aver di fatto imposto un blocco energetico a Cuba.
Un’analisi del New York Times, che si basa su dati satellitari e tracciamenti navali, sostiene che il traffico di petroliere verso l’isola sia quasi azzerato. Navi intercettate dalla Guardia Costiera, minacce di dazi ai Paesi che forniscono petrolio a L’Avana e una presenza militare rafforzata nei Caraibi, stanno isolando Cuba . E nel momento di massima fragilità economica.
La Casa Bianca evita il termine “blocco”, ma secondo alcuni analisti l’effetto sarebbe quello di una vera e propria quarantena energetica, la più dura dai tempi della crisi dei missili del 1962.
Dazi, emergenza nazionale e poteri presidenziali
Il punto di contatto con la decisione della Corte Suprema riguarda proprio l’uso dell’emergenza nazionale come strumento politico. Sul fronte commerciale i giudici hanno stabilito che l’International Emergency Powers Act non consente di imporre dazi in modo autonomo. Sul piano geopolitico l’amministrazione continua a ricorrere allo stesso quadro normativo per giustificare misure restrittive contro Paesi considerati ostili.
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Trump ha firmato un ordine esecutivo che minaccia tariffe contro chi fornisce petrolio a Cuba, spingendo Paesi come il Messico a sospendere le spedizioni. Intanto la Guardia Costiera ha intercettato petroliere dirette verso l’isola, scoraggiando ulteriori tentativi.
Il risultato, secondo osservatori internazionali e Nazioni Unite, è un aggravamento della crisi umanitaria cubana. Blackout, carenza di carburante, ospedali costretti a sospendere interventi e scuole chiuse. Una pressione economica che rischia di trasformarsi in una totale crisi politica.




















