Non ci sarebbero soltanto i cosiddetti “Epstein file” dietro il fermo dell’ex principe Andrea. È quanto scrivono i media britannici, mentre a Londra cresce la preoccupazione per le possibili ricadute sulla monarchia
Dopo il fermo durato 12 ore, le perquisizioni nell’abitazione di Andrew Mountbatten-Windsor a Sandringham si sono concluse, ma le ricerche della polizia proseguono alla Royal Lodge, nella tenuta di Windsor. La BBC riferisce dell’arrivo di diversi veicoli senza contrassegni e della presenza di agenti in uniforme.
Secondo alcune ricostruzioni, la decisione di procedere con un’azione così clamorosa – senza precedenti per un membro di quel rango della casa reale – sarebbe legata alla raccolta di indizi provenienti anche da fonti diverse rispetto ai dossier su Jeffrey Epstein. L’ex duca di York, privato negli ultimi anni di titoli e incarichi ufficiali ma ancora formalmente nella linea di successione, sarebbe stato sottoposto come ogni fermato alla raccolta di impronte digitali e foto segnaletica.
Prime pagine durissime, Carlo prende le distanze
L’immagine di Andrea con il volto stravolto dopo il rilascio domina le prime pagine britanniche. Dal sensazionalismo del Sun ai toni più istituzionali del Guardian e del Mail, i giornali parlano di un evento “sismico” per la monarchia.
Il riferimento ironico del Sun, “Ora suda”, richiama l’intervista del 2019 alla BBC in cui Andrea aveva sostenuto di non poter sudare per una sindrome contratta durante la guerra delle Falkland-Malvinas, per respingere le accuse di Virginia Giuffre.
Intanto Re Carlo III si limita a ribadire che “la legge deve fare il suo corso”. Parole interpretate da molti come una presa di distanza definitiva dal fratello, mentre alcuni commentatori evocano rischi per la stabilità della Corona e non escludono pressioni per un ruolo sempre più centrale del principe William.
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Le email del Dipartimento di Giustizia
Sono numerose e dettagliate le email pubblicate dal Dipartimento di Giustizia americano sullo scandalo legato a Epstein. Documenti che, secondo gli investigatori, rischiano di aggravare la posizione dell’ex principe Prince Andrew, accusato di aver condiviso tra il 2010 e il 2011 informazioni riservate quando era ancora emissario commerciale del governo britannico.
I sospetti di “condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica” si fondano su una catena di messaggi ritenuti particolarmente compromettenti.
Le opportunità in Afghanistan
La vigilia di Natale del 2010 Andrew Mountbatten-Windsor inviò a Epstein un documento confidenziale sulle opportunità di investimento nella provincia afghana di Helmand, area sostenuta economicamente da Londra per la ricostruzione post-conflitto.

Il rapporto, intitolato “Helmand: High Value Commercial Opportunities for Foreign Investment”, illustrava la nascita di siti industriali finanziati dal Dipartimento per lo Sviluppo internazionale e descriveva in dettaglio la presenza di depositi minerari di alto valore e il potenziale di estrazione a basso costo di oro, iridio, uranio, torio, marmo, petrolio e gas.
I rapporti di viaggio girati a Epstein
Due mesi prima l’ex duca di York aveva inoltrato a Epstein i report ufficiali delle sue missioni a Singapore, in Vietnam, a Hong Kong e Shenzhen, redatti dal suo assistente Amit Patel. I documenti sarebbero stati trasmessi al finanziere appena cinque minuti dopo essere stati ricevuti.
Un elemento che, secondo chi indaga, dimostrerebbe un rapporto diretto e costante, con informazioni potenzialmente utilizzabili per fini privati. Tra i materiali condivisi figurano anche dettagli su società britanniche come Aston Martin e Royal Bank of Scotland, oltre al riferimento a un possibile incontro tra Epstein e lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti.
L’ipotesi di affari in Cina
Le email suggeriscono inoltre che i due avessero valutato l’avvio di attività commerciali in Cina, in un periodo successivo alla prima condanna di Epstein per reati sessuali su minori e mentre Andrea ricopriva ancora un incarico pubblico che imponeva obblighi di riservatezza.
Tra i documenti citati compare anche un dossier del Tesoro britannico sulla crisi finanziaria islandese, che sarebbe stato inoltrato a terzi in violazione delle regole interne.
Cosa rischia l’ex principe
In caso di condanna per violazioni commesse nell’esercizio di una funzione pubblica, le pene previste nel Regno Unito possono variare da una sanzione pecuniaria fino all’ergastolo, trattandosi di un reato privo di linee guida rigide sulla determinazione della pena.
Il quadro giudiziario potrebbe inoltre intrecciarsi con altri filoni: le indagini sui rapporti con ambienti ritenuti vicini a servizi di intelligence stranieri e il capitolo, ancora aperto, legato allo sfruttamento sessuale di giovani donne e minorenni nell’ambito del caso Epstein.
Lo scandalo travolge anche Mandelson
Le ricadute del caso non si fermano alla famiglia reale. Lo scandalo legato al nome di Epstein coinvolge anche Peter Mandelson, ex ministro laburista e figura di spicco del New Labour.
La sua società di consulenza, Global Counsel, è finita sull’orlo della bancarotta e ha avviato la procedura di amministrazione controllata. In una nota, l’azienda riconosce che la condotta di Mandelson ha avuto un impatto “indelebile” sulla percezione pubblica, mentre clienti di primo piano come Barclays, Tesco e la Premier League hanno interrotto i rapporti.
Risarcimenti negli Stati Uniti
Sul fronte americano, gli eredi di Jeffrey Epstein hanno accettato di pagare fino a 35 milioni di dollari per chiudere una class action contro due consulenti del finanziere, accusati di favoreggiamento del traffico sessuale. L’accordo si aggiunge ai fondi già erogati alle vittime attraverso il fondo di risarcimento istituito dall’Epstein Estate.




















