Belgio convoca l’ambasciatore di Trump, Bill White, dopo accuse di antisemitismo rivolte alle autorità belghe per un’indagine sui mohel ad Anversa. Cresce la tensione diplomatica tra Usa ed Europa
Belgio convoca l’ambasciatore di Trump dopo le accuse di antisemitismo lanciate dal diplomatico americano contro le autorità belghe per un’indagine sui mohel ad Anversa. Bill White, è stato richiamato dal governo di Bruxelles dopo aver accusato pubblicamente il Paese ospitante di un’azione “ridicola e antisemita”. Al centro dello scontro, una serie di post sui social in cui il diplomatico ha criticato un’indagine aperta ad Anversa su alcuni mohel ebrei che praticano la circoncisione rituale.
L’incontro si è svolto martedì tra White e un alto funzionario del ministero degli Esteri belga, in un clima già segnato da crescenti tensioni tra l’amministrazione Trump e diversi governi europei, accusati da Washington di non condividere pienamente i valori americani.
Anti Semitism is UNACCEPTABLE in any form & it must be rooted out of our society.
— Ambassador Bill White (@BillWhiteUSA) February 16, 2026
President TRUMP @POTUS @realDonaldTrump @JDVance @VP @SecRubio @StateSEAS @DeputySecState and I call upon all of Belgium to do a much better job on this subject !
TO BELGIUM,
SPECIFICALLY YOU…
Belgium is a sovereign nation with its own laws, its own courts, and its own rules to protect children.
— 🦋Ann Van Haute 🦋 (@Anneke172351868) February 16, 2026
Ritual circumcision is NOT banned here it just has to be performed by a licensed medical professional, like ANY surgical procedure on a baby.
That's not "antisemitism."…
Il caso dei mohel ad Anversa
La polemica nasce da un’indagine della procura di Anversa su alcuni mohel sospettati di aver eseguito circoncisioni senza una formazione medica riconosciuta. In Belgio la legge stabilisce che qualsiasi procedura medica debba essere effettuata da un medico abilitato.
White ha scritto su X che il Belgio dovrebbe archiviare quella che ha definito una “PERSECUZIONE RIDICOLA E ANTISEMITA”, taggando il presidente Trump, il vicepresidente e il segretario di Stato. Ha inoltre sollecitato il ministro della Salute belga a predisporre una norma che consenta ai mohel ebrei di svolgere le loro funzioni religiose.
La procura di Anversa ha confermato che l’indagine è tuttora in corso, precisando però che non vi sono procedimenti penali attivi.
La reazione del governo belga
Il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha risposto con fermezza sui social, definendo “false, offensive e inaccettabili” le accuse di antisemitismo. Ha inoltre sottolineato che attacchi personali contro un ministro belga e interferenze in questioni giudiziarie violano le norme diplomatiche fondamentali.
Al termine dell’incontro con White, il ministero degli Esteri ha diffuso una nota ufficiale ribadendo che il Belgio attribuisce grande importanza ai rapporti con gli Stati Uniti, ma che il dialogo deve basarsi sul rispetto delle istituzioni e della sovranità nazionale.
L’intervento di Israele
Nel dibattito è intervenuto anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che sui social ha difeso la posizione dell’ambasciatore americano, invitando il Belgio a “guardarsi allo specchio”.
White, in un’intervista successiva, ha dichiarato di non ritenere il Belgio un Paese antisemita. Ha spiegato di aver già sollevato la questione in colloqui riservati con le autorità belghe e di essersi detto frustrato per i tempi lenti della vicenda. Ha inoltre precisato di non chiedere al governo di interferire nel sistema giudiziario, ma di esprimere sostegno pubblico agli uomini coinvolti nell’indagine. “Non mi sono scusato per nulla. Né lo farei”, ha affermato il diplomatico, definendo l’incontro con il ministero “molto cordiale”.


















