Iran e sorveglianza digitale: dopo aver represso le proteste, Teheran utilizza riconoscimento facciale, dati di localizzazione e spyware per identificare e colpire i manifestanti
Le autorità iraniane stanno utilizzando strumenti tecnologici avanzati per identificare e rintracciare le persone che hanno partecipato alle proteste esplose a fine dicembre. Secondo un’inchiesta del New York Times, mentre il governo ha ripristinato parzialmente alcuni servizi online dopo aver soffocato le manifestazioni, ha attivato una vera e propria rete di controllo digitale per colpire gli oppositori.
Messaggi di minaccia e tracciamento dei telefoni
Molti iraniani hanno ricevuto sms ufficiali che li avvisavano di essere stati individuati per la loro “presenza in raduni illegali” e di essere sotto “monitoraggio dell’intelligence”. Secondo ricercatori citati dal New York Times, il governo avrebbe tracciato i partecipanti attraverso i dati di localizzazione emessi dai telefoni cellulari. L’obiettivo era individuare e arrestare i presunti “leader delle rivolte”.
Riconoscimento facciale e sospensione delle SIM
L’Iran e la sorveglianza digitale non si limitano ai dati di posizione. Le autorità avrebbero utilizzato anche sistemi di riconoscimento facciale per identificare i manifestanti. Alcuni cittadini sono stati fermati e interrogati per ore sulla base di immagini e tracciamenti digitali. Altri hanno visto sospendere la propria SIM, con l’interruzione dell’accesso alla rete mobile. In alcuni casi sono arrivate telefonate di avvertimento o blocchi ai servizi bancari. Lo denuncia il gruppo per i diritti digitali Holistic Resilience.
Una infrastruttura costruita negli anni
L’Iran ha iniziato a sviluppare la propria rete di censura e controllo digitale già dal 2013 con la creazione della National Information Network, progettata per filtrare internet e sorvegliare i cittadini.
Negli anni il sistema si è ampliato: intercettazioni mirate, spyware inserito nei telefoni, monitoraggio delle app e del traffico web. Le telecamere di sicurezza, pubbliche e private, condividerebbero flussi video con le autorità. Dal 2019 è stato inoltre introdotto un sistema di identità digitale centralizzata che collega l’identità personale ai comportamenti online. Per accedere alla rete mobile è obbligatoria la registrazione del telefono e della SIM, facilitando il tracciamento di movimenti e connessioni.
Blackout, app spia e collaborazione internazionale
Durante le crisi politiche, il governo può spegnere completamente internet, creando blackout informativi. Le piattaforme globali come Instagram, Telegram, WhatsApp e YouTube sono spesso bloccate, spingendo gli utenti verso servizi nazionali più facilmente controllabili. Secondo ricercatori di cybersecurity, sarebbero state individuate anche finte app VPN e applicazioni che promettevano accesso a Starlink ma contenevano spyware. Usare servizi alternativi come la rete satellitare di Elon Musk può comportare rischi penali gravi. Il NYT cita inoltre la collaborazione tecnologica con aziende russe e cinesi per rafforzare le capacità di monitoraggio e censura.
Errori e intimidazioni
I sistemi non sarebbero infallibili: durante le ultime proteste alcuni cittadini avrebbero denunciato identificazioni errate tramite riconoscimento facciale. In altre città, come Isfahan, dispositivi per intercettare identificativi dei telefoni e lettori di carte di identità contactless sarebbero stati usati per individuare e intimidire donne accusate di non indossare correttamente il velo.






















