14 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

13 Feb, 2026

Immigrazione, il doppio forno di von der Leyen e Meloni

Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen

Sull’immigrazione Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni adottano strategie simili: attingere sia a destra che al centro


Quella che segue è una storia di forni, fornetti, cinismo e strategie politiche su piccole e più larga scala. Ha a che fare anche con Trump, l’Afd e Vannacci. Il tema di fondo, alla fine e purtroppo, è la vita delle persone che diventa merce di scambio politico. Ma se siamo arrivati fin qua non è colpa di una parte sola.

Parliamo di immigrazione, del via libera dell’Europarlamento ai due nuovi regolamenti europei che entreranno in funzione a giugno 2026. Il primo istituisce una lista comune dei Paesi di origine sicuri, il secondo definisce il concetto di Paese terzo sicuro. Il voto segna un cambio di passo verso un approccio più restrittivo e, secondo i promotori, più “credibile” del sistema europeo sul diritto di asilo.

L’iter di approvazione di queste norme ascrivibili a politiche di destra risponde alla domanda su come sia stato possibile che la maggioranza di centrosinistra dell’Ursula 2, il secondo mandato di von der Leyen, abbia potuto approvarli. I due regolamenti, infatti, hanno avuto il via libera con i voti del Ppe, partito di centro e di maggioranza relativa, dei Conservatori (partito presieduto da Giorgia Meloni), dei Patrioti di Orban, Salvini e Le Pen, e del gruppo Europa sovrana delle nazioni (Esn) di Afd e Vox, con una sparuta, e non dirimente, presenza dei Liberali. Contrari Left, Socialisti e Verdi, quest’ultimi a pieno titolo nella maggioranza Ursula. In sostanza il governo europeo ha fatto una cosa di destra con i voti della destra aggirando le sinistre.

La maggioranza Ursula

Una scelta prevedibile e sostanziata da almeno due indizi. Il primo: il doppio forno di von der Leyen. Quando è nato l’Ursula 2, la presidente ha da subito allargato il perimetro della sua maggioranza nominando vicepresidente con portafoglio e deleghe il più democristiano dei Fratelli di Giorgia, Raffaele Fitto. Lì per lì le sinistre gridarono allo scandalo svelando la potenziale truffa: Ursula ha acceso due forni e così potrà cucinare a sinistra o a destra a seconda delle necessità. Il grande dossier delle migrazioni e del diritto d’asilo è una di queste.

Contenere le destre estreme

Il secondo indizio è il patto stretto fra il governo di destra di Giorgia e quello socialdemocratico della premier danese Mette Frederiksen. Le due leader, pur da posizioni opposte, hanno deciso oltre un anno fa di dare vita ad un gruppo di lavoro ristretto e affine (like-mindend) per cambiare le regole dell’asilo e rendere efficaci i filtri dell’accoglienza in Europa. Giorgia Meloni aveva capito, a partire dai centri in Albania, che da sola non ce l’avrebbe mai fatta a farli “funzionare” e ha cercato allora di trovare la soluzione all’interno della stessa Europa. Il gruppo di lavoro si è via via allargato, si è riunito ad ogni Consiglio europeo, ha deciso quali dovessero essere confini e bilanciamenti delle nuove regole e ha vigilato sui tempi di approvazione. «Dobbiamo dare anche da sinistra una risposta all’emergenza immigrazione per evitare che diventi solo un tema delle destre e che le dia benzina per farla crescere» la motivazione di Frederiksen.

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Che ha convinto anche altri leader di centrosinistra e un extra Ue come il laburista Starmer. Non è chiaro se alla fine la cosa sia scappata di mano. Non sembra. Le sinistre hanno preferito comunque non metterci la faccia. Comprensibile. Il lavoro sporco lo hanno lasciato fare agli altri, tanto poi le norme dovranno essere di volta in volta applicate e non sarà così facile. La cosa importante è avere oggi argomenti per fermare e togliere acqua alla crescita vorticosa delle destre europee, Afd in Germania e il Front National in Francia, entrambi pronti ad avere la maggioranza alle prime elezioni utili. Dunque, misure di destra gestite anche dal centrosinistra per fermare le destre.

Il rebus italiano

Cosa succede, però, se i nuovi Regolamenti vengono applicati da governi nazionali di destra? E’ il caso dell’Italia, del “doppio forno” di Giorgia e del disegno di legge sull’immigrazione approvato mercoledì dal Consiglio dei ministri. Nella sua approvazione e applicazione, guarderà ai moderati di Forza Italia e Noi Moderati (entrambi nel Ppe) o alle pulsioni “remigratorie” di Lega e Vannacci? Cominciamo col dire che quello di Giorgia non è un vero doppio forno perché i tre voti di Vannacci non possono certo sostituire, come invece avviene nell’Eurocamera, i voti moderati.

E però, nella sostanza, la tattica è quella del doppio forno. Non è un caso che l’azione di governo sul fronte interno si sostanzi negli ultimi mesi con due pacchetti securitari con qualche elemento utile qua e là (ad esempio le norme su lame e coltelli) ma nella sostanza caotici e propagandistici perché ossessionati dai centri sociali e dagli immigrati, per la maggioranza i due più importanti problemi del Paese. «Il ddl subito in aula, così vedremo se la sinistra vuole la sicurezza» ha dato la linea ieri il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami, a sua volta portavoce della linea del partito.

Vannacci e Salvini

Il Generale Vannacci ha sentenziato: «La direzione è quella giusta, poi vedremo cosa faranno» alzando sempre di più la posta. Che Salvini è costretto ad inseguire per evitare di finire svuotato (il partito). Il moderato Tajani può dire: «Beh, ce lo chiede l’Europa». Non c’è dubbio infatti che il ddl italiano potrà camminare grazie ai due Regolamenti europei che entreranno in funzione a giugno. La doppia lista europea di Paese di origine sicuro e di paese terzo sicuro dovrebbe consentire infatti di “respingere” direttamente nel paese di origine o di “parcheggiare in attesa di rimpatrio” in un paese terzo sicuro (ad esempio l’Albania) i migranti che arrivano sui barconi o saranno “fermati” al largo con navi italiane e anche delle ong (già sul piede di guerra: «E’ una narrazione perversa, punito chi salva vite»).

Le opposizioni

Le opposizioni chiederanno di integrare il provvedimento almeno su due direttive: modificare la Bossi-Fini per rendere reali ed efficaci i flussi regolari ammessi anno dopo anno e superare, ad esempio, la norma per cui si deve assumere una persona che non è in Italia; svuotare il “muro navale”; assicurarsi che le procedure di rilascio dei vari permessi di soggiorno siano reali.
La vera domanda è se e come i paesi terzi e di origine per quanto sicuri vorranno accollarsi i migranti irregolari.

A naso, visto che non riusciamo a rimpatriare gli irregolari che delinquono pur avendo rapporti di reciprocità legale con i paesi di origine (Tunisia, Egitto, Marocco), sembra difficile che possano cambiare idea. A meno che non vengano pagate cifre importanti per ogni respinto che torna a casa. Ma questi sono dettagli del “dopo”. Ora, per Meloni. è importante poter dire agli italiani “ho mantenuto un’altra promessa e ho convinto pure l’Europa”. E a Vannacci: “Non abbiamo bisogno di te”.

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