10 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Feb, 2026

Cisgiordania, Israele allenta la stretta sull’acquisto di territori

Il governo israeliano ha abrogato le misure che impedivano ai non-arabi di acquistare territori in Cisgiordania. Insorgono le autorità palestinesi


A giudicare dagli avvenimenti di questi ultimi giorni si direbbe che la pace e una stabilità duratura siano ancora solamente un miraggio per Israele. Così, mentre la seconda fase del cessate il fuoco a Gaza è ancora lungi dall’entrare in vigore. Mentre gli attacchi in Libano contro presunti obiettivi di Hezbollah continuano quasi quotidianamente, il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha deciso di allentare le restrizioni per l’acquisto di terra da parte dei coloni in Cisgiordania.

Nel concreto, la controversa decisione prevede l’abrogazione di vecchie leggi di epoca giordana che impedivano ai non-arabi di comprare terreni direttamente in Cisgiordania (che, ricordiamo, non fa parte di Israele). Poi, la rimozione dell’obbligo di licenza governativa per le transazioni immobiliari e la pubblicazione dei registri fondiari per rendere più facile identificare e contattare i proprietari palestinesi. In questo modo i coloni israeliani potranno acquistare terreni privati in maniera diretta e individuale, non più solo tramite società, «come se comprassero a Tel Aviv o Gerusalemme», secondo le parole dei ministri Bezalel Smotrich e Israel Katz.

Le nuove misure


Le misure mirano dunque a eliminare le barriere che esistevano da decenni e a facilitare l’espansione degli insediamenti anche in aree prima più difficili da raggiungere. È stata inoltre prevista un’espansione dei poteri di giurisdizione israeliani: le autorità di Tel Aviv potranno intervenire nelle Aree A e B della Cisgiordania (quelle cioè che in teoria dovrebbero essere amministrate solo dall’Autorità Palestinese e da quest’ultima e Israele con giuntamente) per violazioni ambientali, idriche, archeologiche o di patrimonio, inclusa la possibilità di demolire strutture palestinesi anche in zone sotto controllo dell’Autorità Palestinese. Infine, per la gestione di siti religiosi è stato disposto il trasferimento dei poteri su permessi edilizi e manutenzione in luoghi come la Tomba dei Patriarchi a Hebron e la Tomba di Rachele a Betlemme direttamente alle autorità israeliane, bypassando i precedenti accordi, come il Protocollo di Hebron del 1997.

Le reazioni


La reazione palestinese è stata naturalmente di sdegno. La presidenza palestinese, in una dichiarazione rilasciata domenica, ha definito la decisione «pericolosa» e un «tentativo palese da parte di Israele di legalizzare l’espansione degli insediamenti» e la confisca delle terre, con il Presidente Mahmoud Abbas che ha invitato gli Stati Uniti e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Il movimento islamista di Hamas, ha invece invocato la rivolta, invitando la popolazione della Cisgiordania a «intensificare il confronto con l’occupazione e i suoi coloni».

Lo scontro con il Libano


Sul fronte nord, invece, gli ennesimi attacchi israeliani nel sud del Libano hanno causato la morte di quattro persone ieri, incluso un bambino di tre anni. Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese, tre persone, tra cui il bambino, sono state uccise da un attacco che ha preso di mira un veicolo nella città di Yanooh, nel distretto di Tiro. Un altro civile, invece, è stato ucciso dal fuoco israeliano nella città di Aita al-Shaab, nel distretto di Bint Jbeil. Altre due persone sono state colpite da bombe sonore lanciate da un drone israeliano mentre si trovavano nel cimitero di Aita al-Shaab, lungo il confine tra Israele e Libano.

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I negoziati

E mentre la situazione rimane al limite dell’esplosivo su tutti i fronti, il Primo ministro Benajmin Netanyahu sarà alla Casa Bianca con il preciso scopo di influenzare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, sinora limitatisi al dossier nucleare: «Qualsiasi negoziato deve includere limitazioni sui missili balistici e la cessazione del sostegno all’asse iraniano», come dichiarato espressamente dall’Ufficio del Primo ministro di Israele. Tel Aviv ha già fatto sapere di essere pronta ad «attaccare da soli se l’Iran supererà la linea rossa che abbiamo fissato sui missili balistici», come dichiarato da un funzionario della difesa israeliano alJerusalem Post. D’altra parte, in caso di ennesimo attacco preventivo contro l’Iran, il rapporto pressoché simbiotico tra Stati Uniti e Israele fornisce garanzie sufficienti sul coinvolgimento finale di Washington nel conflitto, come dimostrato dalla guerra dei 12 giorni dello scorso anno.

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