Usa e Russia trattano una proroga del New Start: senza un accordo sul controllo degli armamenti si riapre la corsa al nucleare strategico
In un mondo sempre più caratterizzato dal caos geopolitico, l’incubo di una nuova corsa agli armamenti atomici rappresenta certamente un’eventualità da evitare a tutti i costi. Sembrerebbero averlo riconosciuto anche Stati Uniti e Russia, che, poche ore dopo la fine del trattato New Start sul controllo degli armamenti, hanno deciso di sedersi a un tavolo e trattare una proroga di sei mesi.
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Ad annunciare la notizia è stata la testata americana Axios, che citando due persone a conoscenza dei colloqui, effettuati ad Abu Dhabi, ha reso noto che Washington e Mosca stanno trattando per concludere una proroga al New Start. Così da obbligare le parti a «rispettare il trattato sul controllo degli armamenti».
La trattativa tra Washington e Mosca
Nel concreto, le implicazioni pratiche sarebbero che sia gli Stati Uniti che la Russia accetterebbero di osservare i termini dell’accordo per almeno sei mesi. Durante i quali si svolgerebbero le negoziazioni su un potenziale nuovo accordo. Nonostante la sospensione unilaterale russa del trattato nel 2023, infatti, entrambe le parti si erano impegnate a rispettare i limiti dello stesso. E questo pur venendo a mancare le ispezioni reciproche (in realtà già sospese dagli Stati Uniti nel 2020 durante l’emergenza Covid).
I limiti del trattato New Start
Il trattato, siglato nel 2010, prevede che ciascuna delle due parti possa schierare al massimo 1.550 testate nucleari strategiche. Per quanto riguarda i vettori, il trattato impone un tetto di 700 unità schierate. Intendendo per vettori i missili intercontinentali, i missili balistici lanciati da sottomarini e i bombardieri pesanti. Questi limiti hanno rappresentato per oltre un decennio uno dei pilastri della stabilità strategica globale tra le due principali potenze nucleari.
Il sistema di verifica e le ispezioni sospese
Elemento cruciale del New Start sarebbe il robusto regime di verifica e ispezione, che garantisce a ciascuna parte il diritto di condurre fino a 18 ispezioni in loco all’anno presso le installazioni dell’altra parte (misura sfortunatamente sospesa ormai da anni).
Accompagnato dall’obbligo di scambio di dati telemetrici relativi ai lanci di missili e da meccanismi di notifica riguardanti movimenti e modifiche agli arsenali. Proprio l’assenza di questi strumenti ha progressivamente eroso la fiducia reciproca tra Washington e Mosca.
Il nodo cinese e il ritorno al buonsenso
Uno dei motivi che avevano spinto Washington a non rinnovare l’accordo era la volontà di includere la Cina nel nuovo trattato sul controllo degli armamenti. Una richiesta che Pechino ha già fatto sapere di non essere pronta ad accogliere, disponendo di “appena” 600 testate nucleari contro le oltre 5.000 di Russia e Stati Uniti. Nonostante il risiko delle grandi potenze, sembra che, una buona volta, il buonsenso abbia fortunatamente prevalso.


















