Ripresi negli Emirati i colloqui di pace tra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti. Nessun passo avanti sostanziale su cessate il fuoco, territori e presenza militare occidentale, mentre l’Unione Europea prepara un maxi prestito per Kiev
Conclusa bruscamente la breve tregua energetica, nella giornata di ieri Russia e Ucraina sono tornate al tavolo negoziale. Questa volta ad Abu Dhabi per il secondo appuntamento dei colloqui di pace Russia Ucraina mediati dagli Stati Uniti. Ancora nulla di concreto, anche perché questo secondo appuntamento era stato pianificato su due giorni, con la ripresa dei colloqui programmata per questa mattina.
Nelle immagini diffuse ieri dal ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti si osservano le tre delegazioni sedute attorno a un tavolo a forma di U. I funzionari statunitensi seduti al centro, capeggiati dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner. Le delegazioni di Ucraina e Russia guidate invece rispettivamente da Rustem Umerov e Igor Kostyukov.
La struttura dei colloqui ad Abu Dhabi
Poco prima dell’inizio dei colloqui, il capo negoziatore ucraino ha affermato che i team si sarebbero incontrati in gruppi separati per discutere di argomenti specifici. Solo in seguito avrebbero tenuto una riunione congiunta per coordinare le loro posizioni.
Stando alla stampa ucraina, le discussioni si sono concentrate su temi come il cessate il fuoco, lo scambio di prigionieri, la sicurezza energetica e questioni territoriali; sebbene siano stati definiti come «produttivi» da un funzionario ucraino sentito da Axios, al termine della prima giornata non sono stati forniti particolari dettagli.
Distanze ancora profonde tra Mosca e Kiev
Inutile ricordare che le posizioni di Mosca e Kiev rimangono ancora distanti. In particolare sui punti fondamentali legati alla questione territoriale e al dispiegamento di truppe europee una volta siglata la pace. Parlando da Moca poco prima dell’inizio dei colloqui ad Abu Dhabi, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, intervistato dall’agenzia stampa Ria Novosti, ha dichiarato che spetta a Kiev prendere le «decisioni pertinenti» per favorire un accordo di pace. Finché non lo farà, la Russia continuerà la sua «operazione militare speciale».
Le condizioni russe per la pace
La posizione della Russia in merito alla risoluzione del conflitto, ha continuato Peskov, è «estremamente chiara, ben compresa sia dal regime di Kiev che dai negoziatori statunitensi». Vale a dire ritiro unilaterale dell’esercito ucraino dalla porzione di Donbass ancora controllato e divieto di dispiegamento di truppe appartenenti a Paesi Nato nel Paese.
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Proprio in merito al secondo veto russo si è espressa ieri la portavoce del ministero degli Esteri. Maria Zakharova ha ribadito ancora una volta il diktat di Mosca relativo ai piani per dispiegare le truppe della Coalizione dei Volenterosi in Ucraina.
Il no di Mosca alle truppe Nato
Secondo la portavoce tali piani equivarrebbero alla preparazione di «un aperto intervento militare» della Nato ostile alla Russia. L’ipotesi, per Mosca, rimane dunque «categoricamente inaccettabile», ha affermato la portavoce russa, tornando a ribadire una delle principali linee rosse del Cremlino.
L’Unione Europea e il sostegno finanziario a Kiev
In Europa, intanto, nella giornata di ieri i rappresentanti permanenti degli Stati membri dell’Unione Europea hanno concordato a Bruxelles la posizione negoziale del Consiglio relativa al quadro giuridico che consentirà di erogare un prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina, per finanziarne parte del fabbisogno previsto nel 2026 e nel 2027. La decisione finale necessiterà anche del via libera del Parlamento, che ieri, su iniziativa della presidente Roberta Metsola, ha reso noto che terrà una sessione plenaria straordinaria dedicata all’Ucraina il 24 febbraio a Bruxelles (invece che Strasburgo), in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina.
Prospettive incerte per i negoziati
Durante la plenaria, verrà calendarizzato il voto sul prestito da 90 miliardi a Kiev. D’altra parte appare difficile che per quella data i negoziati avranno prodotto risultati più concreti, lasciando i colloqui di pace Russia Ucraina ancora lontani da una svolta decisiva.


















