Dall’Ice americana ai Pasdaran iraniani, passando per Wagner e Hamas: i corpi paramilitari tornano protagonisti mentre il monopolio statale della forza si sgretola.
Inquietanti volti mascherati che a mano armata spargono il terrore senza discriminazioni. Autentiche non facce tanto anonime come individui quanto autentiche come espressione della violenza incarnata dell’autoritarismo. È una descrizione che potrebbe applicarsi a qualunque latitudine. Il tratto comune, il filo rosso sangue che lega questi spaccati inquietanti, è il riemergere dei corpi paramilitari. Uomini armati e addestrati la cui azione sfugge a ogni cornice legale e si legittima solo attraverso la forza bruta.
La violenza senza latitudine
Di cosa stiamo parlando? Delle strade di Minneapolis, dove i “vigilanti di Stato” dell’Ice di Donald Trump uccidono in pieno giorno? Delle piazze di Gaza, dove gli uomini di Hamas compiono esecuzioni alla luce del sole, o delle stradine della Cisgiordania, dove i coloni ebrei impongono un regno della violenza lontano da qualunque pretesa divina? Delle vie di Teheran, costellate di cadaveri dopo la repressione feroce dei Pasdaran guardiani del regime degli Ayatollah che ora sfidano l’Occidente? Cambiano i contesti, non la logica: la sospensione della legge come strumento di dominio.
Milizie e potere senza legge
Reparti di uomini armati e addestrati ma la cui azione non è inquadrata sotto alcuna legge e ordine, legittimati solo dalla forza bruta di cui abusano per far valere il proprio dominio. In America l’Ice, reclutata in massa senza controlli sulla fedina penale, si è tramutata in una milizia di picchiatori con l’ambizione di diventare i pretoriani del trumpismo. Con una differenza storica cruciale: mentre i pretoriani di Roma avevano conosciuto la guerra, i loro aspiranti emuli sembrano capaci solo di farla al popolo che dovrebbero difendere.
Wagner, il precedente russo
Una milizia parastatale che invece la guerra l’ha vista, anche troppo, è stata la compagnia Wagner, precursore della lugubre categoria dei paramilitari contemporanei. Nata nel 2014, “i musicisti” si ritagliarono in pochi anni un impero-ombra in Africa, degno dei deliri del colonnello Kurtz di Joseph Conrad. Richiamati in patria con la guerra in Ucraina, parteciparono alle fasi più brutali del conflitto, fino a cadere nella tentazione inevitabile di ogni milizia: credere di essere Stato. Il tentativo di marcia su Mosca del 2023 segnò la fine dell’illusione.
I Pasdaran e lo Stato armato
Chi invece con lo Stato ha trovato un modus vivendi trasformandosi nel braccio armato del regime sono i Pasdaran. A differenza degli altri, i Guardiani della Rivoluzione islamica sono riusciti a diventare i pretoriani dei teocrati di Teheran, custodi di un sistema che identifica la legge morale con la stabilità nazionale. Un ordine da preservare a ogni costo, anche quello di migliaia di vite iraniane, come dimostrato dalla repressione feroce delle proteste delle scorse settimane.
Le milizie come sintomo storico
Sono cattivi degni di un romanzo, ma la loro apparizione non deve stupire: le milizie non sono anomalie, bensì fauna naturale della Storia. La loro ricomparsa segnala lo sfilacciarsi dei confini, delle regole, degli Stati e dei codici giuridici costruiti dopo la fine della Guerra Fredda. Gli argini sono di nuovo rotti e la violenza torna a fluire senza contenimento, mettendo in crisi il monopolio statale dell’uso della forza.
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Un ritorno al primo dopoguerra
Dalla nascita della società di massa solo un altro momento storico ha conosciuto una transizione simile: il primo dopoguerra. Tra le macerie della Grande Guerra implose la società liberale della Belle Époque e lo Stato fu costretto a una scelta empia: affidarsi ai bruti emersi dalla violenza politica per restaurare l’ordine. Ufficializzando il dominio del più forte, si tentava di ricostruire quel monopolio della forza che lo Stato stesso aveva perduto.
Lo spettro dei Freikorps
Oggi la fine dell’ordine internazionale post-novecentesco apre scenari simili, “diciannovisti”, come nel 1919 della Germania sconfitta, quando i Freikorps — senza padrone, bandiera o legge — imposero il loro potere con il terrore. Figure che riaffiorano da Minneapolis a Teheran, dall’Africa al Donbass, come sintomi di una crisi sistemica che attraversa l’intero ordine globale.
Quando i confini bruciano e le milizie prosperano
Solo nella stampa si colgono lampi capaci di illuminare l’oscurità da cui emergono queste ombre armate. Scrive Ernst von Salomon ne I proscritti: «La Germania ardeva oscuramente in cervelli temerari». Oggi che i confini del mondo bruciano di nuovo, quei cervelli tornano a bramare l’ultima spallata allo Stato, offrendo agli spaventati castellani il dilemma eterno: resistere fino all’ultimo o consegnare le chiavi ai nuovi barbari.





















