Dall’incidente diplomatico con l’Italia all’espansione degli insediamenti: la West Bank torna centrale mentre Israele rafforza il controllo e la soluzione a due Stati appare sempre più lontana
L’incidente diplomatico tra Italia e Israele ha rimesso al centro dell’attenzione la Cisgiordania, dove due carabinieri sono stati minacciati da un israeliano armato. Eppure gli sviluppi nei territori palestinesi occupati degli ultimi anni potrebbero avere conseguenze ben più rilevanti per il conflitto in Terra Santa rispetto alla più seguita guerra di Gaza.
La nuova postura militare israeliana
In seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre, Israele ha infatti approfondito il proprio controllo sulla West Bank attraverso tre linee d’azione. Primo, l’IDF ha assunto un atteggiamento più assertivo, pro-attivo e preventivo. Esattamente un anno fa, Tsahal ha lanciato l’operazione «muro di ferro», inaugurando un approccio che prevede il presidio prolungato dei campi profughi in cui sono radicate le milizie palestinesi, con ampie distruzioni e sfollamenti di civili.
LEGGI Netanyahu riapre valico di Rafah: «Sotto pieno controllo israeliano»
L’espansione degli insediamenti
Secondo, il governo israeliano ha intensificato l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Stando a quanto dichiarato da Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze ma anche plenipotenziario per la West Bank e punto di riferimento dei coloni, è stata approvata la costruzione di 69 insediamenti negli ultimi tre anni. Il caso più delicato è la decisione di Tel Aviv di realizzare il progetto E1: più di 3.400 abitazioni che collegheranno Gerusalemme all’insediamento di Maale Adumim, tagliando in due la Cisgiordania.
Sicurezza e ideologia
Espansionismo, quello israeliano, con una valenza sia securitaria che ideologica. Per Israele controllare la West Bank – in particolare, la valle del Giordano – è vitale ed è un obiettivo condiviso da tutte le forze politiche, anche da chi si oppone all’annessione dell’area. Inoltre, per l’ala nazional-religiosa del sionismo, il territorio di Israele deve andare dal Giordano al Mediterraneo perché così è scritto nei testi sacri. Una visione condivisa soprattutto dai coloni estremisti, i cui rappresentanti siedono nel gabinetto israeliano.
La violenza dei coloni e il declino palestinese
Ed ecco che si arriva al terzo sviluppo concernente la West Bank: l’aumento costante delle azioni violente da parte dei coloni (del 27% nel 2025), in un clima di completa impunità. Se a tale quadro si aggiunge la decadenza dell’Autorità Palestinese, il risultato è chiaro: la soluzione a due Stati è sepolta. Male per i palestinesi, ma non bene per gli israeliani. Tra gli obiettivi degli attacchi di taluni gruppi di coloni figura in modo crescente anche l’IDF, vista come un ostacolo a ulteriori violenze contro i palestinesi. A conferma che annettere la Cisgiordania potrebbe rivelarsi molto più controproducente per Israele rispetto al solo controllo securitario.



















