Trump e il ritiro dell’Ice dal Minnesota: «A un certo punto ce ne andremo» ma accusa i Democratici per la morte dell’infermiere Alex Pretti mentre difende la linea dura sull’immigrazione. Clinton: «Mente»
In un’intervista telefonica al Wall Street Journal, Donald Trump ha lasciato intendere che l’Ice potrebbe ridurre o concludere la propria presenza a Minneapolis, Non ha indicato una tempistica precisa. «A un certo punto ce ne andremo», anche se resterà comunque «un gruppo diverso» incaricato di occuparsi di frodi finanziarie. Quella dei Somali, per esempio, che secondo il presidente sono ‘ignoranti, stupidi, gentaglia”.
Per quanto riguarda la morte di Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni, Trump è passato da definirlo un terrorista a dar la colpa della sua morte ai Democratici.
Sono loro che non collaborando hanno fatto inasprire la protesta, portata avanti, anche quella, da estremisti di sinistra. Certo a guardarli bene proprio non sembrano. Ci sono bambini, mamme, ragazzi, cartelli col nome di Alex Pretti e Renee Good scritti a pennarello. Ci sono anziane signore. Cittadini insomma.
Le due vittime, i loro cognomi così assurdi da guardare sui biglietti in tutta questa vicenda, lui ‘Pretti’, carino, lei ‘Good’, buona. Loro, Ice, ghiaccio. Trump se andrà via o meno, sposterà l’Ice in qualche altra città. Perché il presidente rivendica i risultati ottenuti dall’amministrazione. La verità, così come la sua moralità, è quella che impone.
La frode dei Somali
E per magia, Trump fa il solito gioco delle tre carte. Minneapolis? Due cittadini uccisi? Il vero problema per il presidente è lo scandalo di frode ai servizi sociali in Minnesota, la «più grande frode mai vista», che coinvolge anche comunità di immigrati somali. Secondo Trump, casi analoghi emergerebbero anche in altri Stati, a partire dalla California.
Le accuse a Pretti
Il presidente ha criticato Pretti per aver partecipato a una protesta armato, definendo la sua pistola «pericolosa e imprevedibile». Il Dipartimento della Sicurezza interna ha confermato che aveva una semiautomatica calibro 9 mm, con porto d’armi regolare e che non l’aveva impugnata al momento degli spari, come mostrano diversi video. (Nella foto Pretti nei momenti prima della sparatoria mentre riprende l’agente col telefonino)

Clinton accusa: «Trump mente»
L’ex presidente Bill Clinton è intervenuto duramente dopo gli scontri di Minneapolis, invitando i cittadini americani «ad alzarsi e parlare». Clinton ha accusato l’amministrazione Trump di aver mentito sulle due uccisioni avvenute durante le operazioni dell’Ice, definendo «orribili» le scene viste in città. Dopo di che Clinton ora una delle tre carte di Trump che lo usa per distogliere l’attenzione sul caso Epstein.
Trump e la verità a Minneapolis
I cellulari d’America hanno ripreso tutto. Da ogni angolazione, sia la sparatoria contro Pretti che quella in cui è stata uccisa Good. E per due volte il presidente Trump e il suo team hanno reagito con un messaggio implicito agli americani: non fidatevi di quello che vedete con i vostri occhi. L’amministrazione ha diffuso in fretta una versione “chiusa” degli eventi, prima che emergessero fatti completi, per giustificare gli spari e spostare la colpa sulle vittime.
Nella narrazione iniziale, Renee Good, madre di tre figli, sarebbe stata coinvolta in “terrorismo domestico” e avrebbe investito volontariamente un agente dell’Ice. Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva in un ospedale per veterani, sarebbe stato un “assassino” intenzionato a colpire le forze dell’ordine. È una strategia nota: fissare un’etichetta, ripeterla, trasformarla in realtà politica.
Trump sa imporre una trama: lanciare una storia presto, ripeterla spesso, contare su un ecosistema mediatico e social che amplifica, e convincere una parte consistente del pubblico anche quando esistono prove contrarie. È lo stesso meccanismo che, nonostante indagini e smentite, ha mantenuto viva tra molti repubblicani la convinzione che le elezioni del 2020 siano state “rubate”. Sui social girano foto modificate dall’intelligenza artificiale. Mentre le famiglie delle vittime continuano a raccontare più che possono, come possono, chi erano i loro figli, ora morti. L’America contro l’America. E non si può vedere tanta rabbia.
I video e le parole
Il problema, per la Casa Bianca, è che i video dei passanti hanno viaggiato più veloce dei comunicati. Secondo analisi e testimonianze Good non ha investito l’agente che poi l’ha uccisa: dalle immagini tenta di allontanarsi mentre l’agente continua a sparare. Tre colpi in faccia. Nel caso Pretti, i filmati lo mostrano avvicinarsi con un telefono in mano, non con una pistola. Voleva aiutare una donna colpita con spray al peperoncino durante una colluttazione con più agenti. Voleva aiutare. È stato colpito con dieci colpi alle spalle.
























