25 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Gen, 2026

Iran, 30mila manifestanti morti in due giorni. Il regime: guerra vicina

A rivelarlo è la rivista “Time” che parla di un’autentica mattanza tra l’8 e il 9 gennaio. Intanto l’ayatollah Khamenei si nasconde in un bunker dopo le minacce del presidente americano Trump, pronto a intervenire militarmente a Teheran e dintorni al pari di Israele


Solo nelle due giornate dell’8 e 9 gennaio, nelle strade dell’Iran potrebbero essere state uccise 30.000 persone. A sostenerlo è la rivista “Time”, che cita due funzionari del Ministero della Salute iraniano coperti da anonimato. In quei due giorni le scorte di sacchi per cadaveri sono andate esaurite e le ambulanze sono state sostituite da autoarticolati. La stima di 30.304 morti non tiene poi conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari e deceduti successivamente, né delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci. 

Cecchini appostati sui tetti

Secondo “Time”, milioni di persone erano in strada quando le autorità hanno bloccato Internet e tutte le altre comunicazioni col mondo esterno. Testimoni oculari e filmati girati con i cellulari mostrano cecchini appostati sui tetti e camion muniti di mitragliatrici che aprono il fuoco. Venerdì 9 gennaio un funzionario dei Pasdaran aveva avvertito chiunque si fosse avventurato in strada: “Se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi”.

Le minacce di Trump

Le giornate dell’8 e del 9 gennaio hanno visto una impennata delle manifestazioni, anche a seguito della presa di posizione di Donald Trump. In precedenza, infatti, il presidente americano aveva minacciato il regime iraniano di intervenire militarmente se avesse continuato nella repressione. Ora “Time” paragona la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti in Ucraina, il 29 e 30 settembre 1941, quando a Babyn Yar furono trucidati circa 33mila ebrei.

La difesa del regime

Secondo il regime iraniano, però, la presunta mattanza è frutto della propaganda americana. Tanto che la guerra con le potenze ostili all’Iran potrebbe vicina. Lo dice Salar Velayatmadar, membro della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento di Teheran. “Ora non c’è nessuno scontro a fuoco, ma una guerra mediatica, politica e di risoluzioni. Una guerra militare potrebbe scoppiare da un momento all’altro”, dice Velayatmadar. Secondo il regime la rivoluzione in Iran va attribuita al “nemico” e avverte che “il Mossad e altri servizi dissidenti hanno attivato i propri uomini”.

Israele pronto a colpire

Intanto, in Israele, il canale 13 riferisce che le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno completato i preparativi e aumentato la disponibilità a sostenere un potenziale attacco militare degli Stati Uniti contro l’Iran. Il servizio d’informazione indica che le unità e le strutture di comando pertinenti sono state messe in allarme rafforzato per rispondere a eventuali sviluppi, riflettendo un maggiore coordinamento operativo e una pianificazione di emergenza in mezzo alle tensioni regionali.

L’ayatollah si nasconde

Al contempo, diversi media israeliani riferiscono che la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, si è nascosto in un bunker per paura di essere ucciso dalle forze statunitensi in attacchi aerei. La notizia arriva dopo che il presidente americano Donald Trump ha annunciato che una “armata” di navi statunitensi è diretta in Medio Oriente. Secondo i media israeliani, Massud Khamenei, terzo figlio dell’ayatollah, ha assunto la supervisione delle operazioni quotidiane della Guida Suprema e ora funge da principale canale di comunicazione con i rami esecutivi del regime.

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