Dalla resa incondizionata ai trilaterali: la lunga e accidentata diplomazia sulla guerra in Ucraina
L’incontro di ieri ad Abu Dhabi tra rappresentanti ucraini, russi e americani apre un nuovo capitolo della lunga e tormentata storia dei negoziati – riusciti e falliti – per porre fine alla guerra in Ucraina. Un conflitto che da quattro anni insanguina l’Europa orientale e che, fin dalle primissime settimane, ha visto tentativi di mediazione tanto precoci quanto fragili. Dalla richiesta di resa incondizionata avanzata da Mosca nel febbraio 2022 fino agli ultimi contatti trilaterali, la diplomazia si è mossa a singhiozzo, spesso travolta dagli sviluppi militari e dalle pressioni politiche interne ed esterne.
I primi contatti e le richieste russe
Già quattro giorni dopo l’inizio della guerra, il 28 febbraio 2022, si tennero i primi contatti di pace tra Russia e Ucraina. Inizialmente Mosca avanzò la richiesta di una resa incondizionata, ma fu costretta a rivedere la propria posizione dopo l’inaspettata resistenza ucraina e il fallimento dell’operazione su Kiev. Il 5 marzo il primo ministro israeliano Naftali Bennett, su sollecitazione tedesca, si recò a Mosca per tentare una mediazione. Pochi giorni dopo, il 10 marzo, i ministri degli Esteri Sergei Lavrov e Dmytro Kuleba si incontrarono ad Ankara, con la Turchia nel ruolo di mediatore. Fu l’incontro di più alto profilo dall’inizio della guerra, ma si concluse senza risultati.
Veti incrociati e crisi interne ai negoziati
I colloqui entrarono rapidamente in stallo a causa di veti contrapposti e forti resistenze interne. Il 7 marzo il negoziatore ucraino Denys Kireyev venne giustiziato dalle stesse autorità ucraine con l’accusa di spionaggio per aver sostenuto le ragioni della pace. Sul fronte russo, il vicecapo di gabinetto del Cremlino Dmitrij Kozak, favorevole a un compromesso, fu prima messo da parte e poi costretto alle dimissioni.
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Secondo Bennett, il processo di pace si arenò definitivamente quando gli alleati occidentali dell’Ucraina fecero pressione su Kiev affinché respingesse un accordo, chiarendo che in quel caso non sarebbero state fornite garanzie di sicurezza.
La fine dei contatti diretti e la diplomazia della navetta
Il raffreddamento dei negoziati portò alla fine dei contatti diretti e aprì la strada alla cosiddetta “diplomazia della navetta”, con attori terzi impegnati in una faticosa mediazione tra le due capitali. Tra agosto e settembre 2022 l’Ucraina lanciò una controffensiva di successo lungo il fronte orientale, che spinse Kiev ad abbandonare definitivamente la ricerca di un compromesso per perseguire l’espulsione completa dell’invasore russo. In parallelo, Zelensky firmò un decreto presidenziale che vietava qualunque negoziato con la Russia finché Putin fosse rimasto presidente.
I tentativi indiretti e il ritorno della Casa Bianca
Nell’estate 2024, sotto la pressione elettorale, l’amministrazione Biden avviò colloqui indiretti con Mosca a Doha con l’obiettivo di una tregua energetica, poi deragliata a seguito dell’attacco ucraino all’oblast russo di Kursk. Dopo la vittoria di Donald Trump, Washington definì la fine del conflitto come priorità. Il 12 febbraio 2025 Trump e Putin si sentirono telefonicamente, riaprendo un canale diretto. Kiev rispose ribadendo il principio di “Nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina”, mentre il 18 febbraio le delegazioni americana e russa si incontrarono a Riad.
Tensioni tra alleati e tregue mancate
L’accelerazione dei contatti russo-americani, nonostante la contrarietà ucraina, provocò forti tensioni tra Kiev e Washington, culminate nello scontro pubblico tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca il 28 febbraio, seguito da un temporaneo stop agli aiuti militari statunitensi.
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L’11 marzo, a Gedda, Stati Uniti e Ucraina concordarono di proporre un cessate il fuoco di 30 giorni, respinto dalla Russia. Seguirono una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, mai entrata in vigore, e una tregua pasquale unilaterale annunciata da Mosca il 19 aprile, senza estensioni successive.
Proposte di pace e nuovi stalli
Il 23 aprile gli Stati Uniti presentarono una proposta di pace basata sul riconoscimento delle conquiste russe, ma i negoziati si interruppero con la ripresa dei bombardamenti sulle città ucraine. Il 15 maggio, a Istanbul, iniziarono i primi negoziati diretti russo-ucraini dal 2022, anch’essi senza esito. Dopo l’incontro tra Trump e Putin ad Anchorage il 15 agosto, e il successivo fallimento del vertice di Budapest, emerse a novembre un piano segreto in 28 punti. La controproposta ucraina del 23 dicembre, più restrittiva verso Mosca, fu respinta, lasciando ai negoziatori informali il compito di tenere aperto il dialogo. Almeno fino al trilaterale di ieri.


















