L’Ice arresta bambini in Minnesota mentre tornano da scuola. Fermati anche minori di 5 e 10 anni, trasferiti in centri di detenzione in Texas. Cresce l’allarme sul rispetto dello stato di diritto negli Stati Uniti
Dopo l’assassinio ingiustificabile di Renee Nicole Good, l’escalation repressiva dell’Ice, l’Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti, continua in Minnesota ben al di là dei confini del diritto. Martedì scorso l’Ice ha fermato un bambino di cinque anni di Columbia Heights mentre tornava a casa da scuola e lo ha trasportato, insieme al padre, in un centro di detenzione del Texas.
La difesa
Marc Prokosch, l’avvocato che rappresenta la famiglia, assicura che i Ramos avevano una richiesta di asilo attiva: i loro documenti dimostrano che padre e figlio erano arrivati negli Usa tramite un porto di ingresso, ovvero un punto di attraversamento ufficiale, né c’era alcun ordine di espulsione nei loro confronti. «La famiglia ha fatto tutto il necessario, nel rispetto delle regole stabilite. Non sono venuti qui illegalmente. Non sono criminali», assicura l’avvocato. In una conferenza stampa la sovrintendente del distretto scolastico Zena Stenvik ha chiesto: «Perché trattenere un bambino di cinque anni? Non potete dirmi che questo bambino verrà classificato come un criminale violento».
Gli altri casi
Ma il caso non è isolato. Sempre martedì scorso, uno studente diciassettenne di Columbia Heights è stato prelevato da agenti armati e mascherati. Qualche giorno prima, il 14 gennaio, gli agenti dell’Ice hanno fatto irruzione in un appartamento per arrestare una studentessa diciassettenne e sua madre. Il 6 gennaio, una bambina di 10 anni di quarta elementare è stata arrestata dall’Ice mentre si recava a scuola elementare con la madre: entrambe sono oggi detenute in Texas. Come riportano le autorità scolastiche locali, gli agenti dell’Ice pattugliano i quartieri, circondano le scuole, seguono gli autobus scolastici e portano via i bambini. Una brutalità illegale che lascia di stucco, mentre aumenta la paura tra i cittadini.
Le direttive
Un memorandum interno dell’Ice ottenuto dalla Associated Press rivela un drastico cambio di strategia: gli agenti hanno ricevuto il via libera per forzare l’ingresso nelle abitazioni private senza il mandato di un giudice, basandosi solo su ordini amministrativi. La direttiva contrasta con le tutele del quarto emendamento della Costituzione americana e con il divieto di accesso alla proprietà privata senza autorizzazione giudiziaria.
L’esposizione delle foto segnaletiche
Qualche giorno fa in conferenza stampa, mostrando decine di foto segnaletiche di presunti immigrati illegali – «assassini, stupratori, spacciatori di droga» – arrestati dall’Ice in Minnesota, Donald Trump ha detto: «L’Ice a volte fa degli errori. A volte sono troppo duri, ma hanno a che fare con gente difficile». Sarà, ma la domanda è lecita: quanto contano ancora negli Stati Uniti il diritto e il rispetto della persona, anche quando è sospettata di reati? Molto poco o nulla: è la risposta giusta se si pensa che è proprio la Casa Bianca, il massimo vertice del potere esecutivo statunitense, a macchiarsi di violazioni intollerabili.
Trattati come alieni
Oggi il prato della Casa Bianca è coperto dai cartelli con le foto dei 100 «peggiori criminali tra i migranti illegali» arrestati nei primi cento giorni della seconda presidenza Trump. Lo mostra un video di Karoline Leavitt, portavoce del presidente, pubblicato sulla piattaforma social X. Su ogni cartello la foto dell’immigrato e il crimine per cui è accusato: omicidio, rapimento, violenza sessuale, pedofilia, commercio di fentanyl, armi illegali.
Ma non basta. Perfino il profilo ufficiale della Casa Bianca rilancia senza pietà una sequenza di foto degli arrestati su Instagram con una didascalia feroce: «Questi sono i criminali illegali che l’Ice sta togliendo dalle strade del Minnesota». Sullo sfondo nero delle immagini compaiono manette oversize. Al centro, un volto fotografato come in una segnaletica. Sopra la scritta “Minnesota. Worst of the worst”, sotto l’etichetta “Criminal illegal alien arrested”. Esseri umani trattati come “alieni”, peggio che come stranieri.
La morte del diritto
Con l’esposizione senza filtri dei volti degli arrestati, che per la giustizia americana sarebbero ancora titolari di diritti di difesa, il governo si trasforma in un giudice morale assoluto: si fa beffe delle procedure legali e pronuncia un verdetto di colpevolezza senza contraddittorio. Un potere repressivo, sciolto da ogni vincolo costituzionale, che riduce individui titolari di diritti e relative tutele in corpi classificati da esibire alla pubblica gogna. Come in un film distopico o in una repubblica delle banane, la punizione degli immigrati attraverso i para-militari dell’Ice diventa uno strumento illegittimo e autoritario di costruzione del consenso. L’ultimo abominio del populismo trumpiano.






















