A Davos Zelensky chiede all’Europa e agli Stati Uniti investimenti concreti per l’Ucraina: «Difendere il nostro Paese è costoso, non bastano le parole»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aperto il suo intervento al Forum economico mondiale di Davos con un paragone: la guerra in Ucraina è come Il giorno della Marmotta. «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo le stesse cose per settimane, mesi, anni. E invece questa è la nostra vita», ha detto.
«Un anno fa, qui a Davos, ho concluso il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Sono ancora qui a dire le stesse parole».
Zelensky ha anche annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina si terrà a breve negli Emirati Arabi Uniti, ammettendo che «a volte riceviamo sorprese dalla parte americana».
«Poca volontà politica dell’Europa verso Putin»
Zelensky ha accusato l’Unione europea di mancanza di volontà politica nei confronti della Russia. «Maduro è sotto processo a New York, Putin no. È il quarto anno di guerra e Putin combatte per i beni russi congelati in Europa, e sta avendo un certo successo», ha affermato. Pur ringraziando l’Ue per aver congelato gli asset russi, il presidente ucraino ha sottolineato che «quando è arrivato il momento di usarli per difendere l’Ucraina, la decisione è stata bloccata». Lo stesso vale, secondo Zelensky, per l’istituzione di un tribunale sui crimini di guerra russi: «È una questione di tempo o di volontà politica?».
L’Europa divisa e timorosa
Il discorso diventa ancora più critico verso i Paesi europei, descritti come «divisi» e «persi di fronte a Trump». Zelensky racconta che a Kiev viene consigliato di non parlare di alcune armi per non «rovinare l’atmosfera»: prima i Tomahawk con gli americani, poi i missili Taurus per non offendere questo o quel Paese europeo. «Non dovremmo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze, condita con i nemici dell’Europa», afferma.
«Quando siamo uniti siamo invincibili. L’Europa può e deve essere una forza globale, non una forza che reagisce in ritardo».
Nel suo intervento Zelensky ha anche richiamato il tema delle garanzie di sicurezza. «Stiamo lavorando attivamente con i partner. Li ringrazio, ma serve la luce verde degli Stati Uniti», ha detto, aggiungendo che «tutti si dicono ottimisti, ma c’è sempre un “ma”». A suo giudizio, l’Europa «sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare linea. Ma lui non cambierà».
Iran, Bielorussia e l’inerzia europea
Zelensky allarga lo sguardo oltre l’Ucraina. Richiama le proteste in Iran: «Quando ti rifiuti di aiutare chi lotta per la libertà, le conseguenze si ripetono e sono sempre negative». Poi cita la Bielorussia come esempio emblematico: «Nel 2020 nessuno ha aiutato il popolo bielorusso. Oggi i missili russi sono schierati lì, a portata della maggior parte delle capitali europee. Questo non sarebbe successo se il popolo bielorusso avesse vinto». E aggiunge: «I missili non sono mai solo una decorazione. Ma l’Europa resta in modalità Groenlandia. Forse un giorno qualcuno farà qualcosa».
Gli Stati Uniti che cambiano
Sulle incertezze americane, Zelensky osserva che «l’America sta cambiando la sua posizione, ma nessuno sa esattamente come». Le cose si muovono più velocemente, avverte, e la domanda è se l’Europa sia in grado di tenere il passo. «Queste sono sfide allo stile di vita europeo», sottolinea.
L’incontro con Trump
Il discorso è arrivato poche ore dopo il faccia a faccia, durato circa un’ora, con il presidente americano Donald Trump. All’uscita dall’incontro, Trump ha dichiarato che «la guerra deve finire» e che il colloquio «è andato bene», precisando però che non si è discusso dei confini ucraini. Interpellato sulla possibilità di un accordo con Zelensky, Trump non ha risposto, limitandosi a ribadire che «speriamo che la guerra finisca: un sacco di persone vengono uccise, solo il mese scorso 30 mila, principalmente soldati». Dopo il bilaterale, Trump ha lasciato Davos per fare ritorno a Washington.
«Vi chiedo investimenti, non parole»
Zelensky ha definito importante l’incontro con Trump e ha riconosciuto che l’amministrazione americana «sta dedicando molto tempo alla questione ucraina». Ma ha ribadito che Kiev ha ancora bisogno del sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa: «Siamo all’ultimo miglio, il più difficile. Il mio compito è parlare dell’Ucraina con ogni ministro, in ogni Paese. Quello che sta accadendo a noi potrebbe accadere a tutti». Difendere l’Ucraina, ha concluso, «è costoso», ma indispensabile: «Abbiamo bisogno di aiuti, di fiducia, di investimenti e di lavoro per il dopoguerra. Non solo parole».






















