A Davos Donald Trump accusa la Danimarca di ingratitudine e rilancia sulla Groenlandia: «Fu stupido restituirla dopo la Seconda guerra mondiale. se gli europei si opporranno, ce lo ricorderemo»
Una sala ammutolita. Il Forum economico mondiale quasi in silenzio mentre Donald Trump prende la parola. Nella Congress Hall gremita, con il servizio d’ordine costretto a liberare gli ingressi, l’aria è ferma quando il presidente americano ribadisce che gli Stati Uniti «hanno bisogno» della Groenlandia. Qualche risata soffocata subito dal pubblico rompe il ghiaccio. Per giocare con parole che purtroppo non sono più uno scherzo.
Qualcuno ridacchia quando Trump definisce le pale eoliche mezzi inutili che «uccidono gli uccelli», un altro tossicchia quando annuncia di lasciare la Groenlandia «per la fine del discorso». Nervosismo.
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Trump scherza sugli occhiali da sole a specchio di Emmanuel Macron, definendone «assertivi» i toni, e attacca i pirati somali. Il filo conduttore resta uno solo: «Tutti si sono approfittati degli Stati Uniti», conclude il presidente americano.

Un discorso-fiume: 1 ora 12 minuti
Trump conclude il suo intervento dopo un’ora e dodici minuti, ben oltre i 45 previsti. «Amo l’Europa ma non sta andando nella giusta direzione», afferma, rivendicando il ruolo degli Stati Uniti come «motore economico del pianeta» e citando una crescita stimata al 5,4%.
E si diceva, Groenlandia
Secondo Trump «solo gli Stati Uniti possono garantire la sicurezza mondiale» attraverso il controllo della Groenlandia. «Gli Stati Uniti hanno salvato la Groenlandia e l’hanno restituita alla Danimarca dopo la Seconda guerra mondiale», ricorda, accusando Danimarca di ingratitudine.
«Siamo stati stupidi a restituirla, avremmo dovuto tenerla: è parte del Nord America», dice, chiedendo negoziati immediati per l’acquisizione dell’isola. Poi precisa:
«Ho grandissimo rispetto per la Danimarca e per la Groenlandia ma se gli europei diranno no, ce lo ricorderemo».
Forza sì, ma non ora
Trump sostiene che gli Stati Uniti sarebbero «inarrestabili» se decidessero di usare una forza e una potenza eccessive, ma: «Non userò la forza. Tutto ciò che chiediamo è un posto chiamato Groenlandia», afferma. E questa, spiega, la dichiarazione più importante del suo intervento. Che sarebbe a dire, in fondo, chiediamo solo un ‘posto’ chiamato, come si chiamava, Groenlandia.
Nato e rapporti transatlantici
«Sarò con la Nato al 100%, ma non sono sicuro che loro ci saranno per noi», afferma il presidente Usa, ricordando che l’unica volta in cui è stato applicato l’articolo 5 dell’Alleanza è stata dopo l’11 settembre, quando gli alleati europei aiutarono Washington.
Ucraina, palla all’Europa
Sull’Ucraina Trump sostiene che «spetta all’Europa e alla Nato occuparsene, non a noi». Annuncia un incontro con Volodymyr Zelensky a Davos e afferma che Vladimir Putin «vuole raggiungere un accordo». «Bisogna porre fine a questa guerra», aggiunge.
Dazi, fed e mercati
Trump ribadisce che i dazi «servono a far pagare i Paesi che ci hanno danneggiato» e annuncia che a breve verrà indicato il nuovo presidente della Fed, tornando ad attaccare Jerome Powell per i tassi troppo alti. «La crescita non significa inflazione», insiste, promettendo mercati in rialzo con buone notizie economiche.






















