Lintesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan apre la strada a una rivoluzione nei rapporti regionali
Che la guerra a Gaza e le politiche di Donald Trump in Medio Oriente abbiano causato un profondo mutamento geopolitico negli assetti regionali è chiaro ormai da tempo. Tuttavia, il più grande cambiamento in termini di schieramenti e assetti strategici non sta arrivando, in questi giorni, dai ben noti attori che si sono scontrati per due anni per il predominio sul Levante.
LEGGI Gaza, Israele continua a demolire: 2.500 edifici distrutti dopo la tregua
Arriva, piuttosto, da tre potenze rimaste in larga parte in disparte durante il conflitto di Gaza e che hanno manovrato nell’ombra per capitalizzare appieno sul caos che ha travolto la regione. Si tratta della Turchia di Erdogan, dell’Arabia Saudita e del Pakistan. Queste tre potenze, ognuna per un motivo o per un altro interessata a rafforzare la propria posizione geopolitica, starebbero infatti intessendo rapporti per tentare di creare un’alleanza militare sulla falsariga della Nato.
La triplice alleanza mediorientale
Da settimane, stando a quanto riportato da alti funzionari delle tre capitali, si starebbe studiando il documento finale di quella che è destinata a diventare, in termini tanto economici quanto meramente militari, la più importante alleanza geopolitica del Medio Oriente.
«L’accordo trilaterale Pakistan-Arabia Saudita-Turchia è qualcosa che è già in cantiere», hanno fatto sapere in tal senso da Islamabad funzionari pakistani, sottolineando che si tratta di una vera e propria alleanza strategica, e non di un mero accordo di massima. Ciò significa, in poche parole, che le tre nazioni mirano a condividere potenziale bellico, militari e mezzi oltre che a sviluppare congiuntamente nuovi armamenti e nuovi sistemi.
Questa mossa è chiaramente volta a mettere al sicuro le tre capitali in un contesto di crescente incertezza internazionale, dovuta in gran parte alle esuberanti manovre estere del presidente americano Donald Trump, e di perdurante instabilità regionale. In particolare, l’alleanza dovrà fungere, nelle intenzioni degli alleati, da contrappeso all’aggressiva politica estera d’Israele e come tutela in caso di crisi con Tel Aviv.
Alla ricerca di un nuovo ordine regionale
Nella sostanza, si tratta di una manovra volta a indebolire la presa americana sulla regione e instaurare, anche alla luce dell’indebolimento dell’Iran e dei suoi alleati regionali, un nuovo ordine mediorientale dove Arabia Saudita, Turchia e Pakistan giocano un ruolo di primo piano come più potente asse geopolitico dell’area. Una potenza cementata dall’imponente dispiegamento potenziale di forze che questa alleanza potrebbe mettere in campo e alimentata dalle profondissime casse di Casa Saud.
Riyadh, in tal senso, sarebbe decisamente ben disposta a finanziare un build up militare che le garantirebbe protezione in caso di progressivo, e sempre più probabile, disimpegno americano. Per i sauditi le armi e i militari di Ankara, così come le nucleari di Islamabad, sono una garanzia di sicurezza imponente, specialmente alla luce della scarsa capacità bellica del Paese e delle sue ben note lacune tanto in termini di preparazione quanto in termini numerici.
Per il Pakistan, invece, l’accordo di alleanza rappresenta un modo per rilanciare il posizionamento internazionale del Paese e per andare a sopperire ad alcune lacune storiche delle sue forze armate in materia di sviluppo tecnologico attingendo a piene mani dall’esplosiva industria della difesa turca, la cui crescita non sembra rallentare. In particolare, il know-how turco in materia di droni e veicoli unmanned è particolarmente invitante per Islamabad, visto che si tratta di un settore in cui le forze armate pakistane e le industrie nazionali non sono molto competitive.
Erdogan cementa le sue ambizioni
Ma beneficiare più di chiunque altro da questo accordo è la Turchia di Erdogan, la stella geopolitica in ascesa in Medio Oriente. Ankara sogna infatti ormai da un decennio un posto di rilievo sullo scacchiere mediorientale ma negli ultimi anni ha sempre avuto problemi a portare a casa le vittorie strategiche che desiderava. Troppo giovane è del resto la sua industria militare e troppo ridotte le sue risorse, ancora oggi assolutamente insufficienti a sostenere il programma imperiale propugnato dal leader turco.
Ma con i sauditi come finanziatori e i pakistani come alleati la spinta propulsiva del Paese guadagna slancio, specialmente qualora Islamabad dovesse coadiuvare Ankara nel tentativo di ottenere la Bomba e Riyadh decidesse di finanziare i progetti più ambiziosi dei turchi, come il caccia di quinta generazione TAI TF Kaan o la nuova ed avanzatissima flotta di superficie.
Per Israele, in buona sostanza, si tratta di una pessima notizia.
LEGGI Trump annuncia il Consiglio di pace per Gaza: «Sarà prestigioso»
Il suo attuale avversario più pericolo, la Turchia, sembra abbia trovato un modo per rafforzarsi e ciò fa preannunciare un aggravarsi dello scontro per il predominio tra Tel Aviv ed Ankara. Specialmente in tutte quelle aree in cui le due potenze si contendono aree d’influenza, come nel caso della Siria. Il Medio Oriente, alla luce di questi sviluppi, diventa sempre più instabile e un nuovo scontro di portata regionale diventa ogni giorno più probabile. Solo che questa volta Israele avrà a che fare con una “Nato d’Oriente” pensata specificatamente per limitare la sua libertà di azione.


















