Le famiglie dei manifestanti uccisi denunciano richieste fino a 7 mila dollari per riavere i corpi. Blackout di Internet fino a Nowruz
Le famiglie dei manifestanti uccisi nella repressione delle proteste in Iran denunciano richieste di denaro da parte delle autorità per ottenere la restituzione dei corpi. Per poterli seppellire. Le somme, secondo diverse testimonianze, arriverebbero fino a 7 mila dollari, una cifra enorme rispetto ai redditi medi della popolazione.
La denuncia arriva da BBC, che ha raccolto i racconti di numerosi parenti delle vittime. Tra questi, la famiglia di un operaio curdo che non è riuscita a riavere il corpo del proprio figlio. Perché non poteva pagare quello che viene descritto come un vero e proprio riscatto.
Pressioni e ricatti negli obitori
Secondo l’emittente britannica, in alcuni casi il personale ospedaliero avrebbe avvertito in anticipo le famiglie, invitandole a ritirare le salme prima dell’intervento delle forze di sicurezza.
Altre segnalazioni riguardano l’obitorio di Behesht-e Zahra, a Teheran, dove ai parenti sarebbe stato detto che il corpo sarebbe stato restituito gratuitamente solo dichiarando che la vittima era un membro di una forza paramilitare filogovernativa ucciso dai manifestanti.
«Ci è stato chiesto di partecipare a una manifestazione pro-governativa e di presentare nostro figlio come un martire, ma abbiamo rifiutato»
Blackout di Internet fino a Nowruz
Intanto, il blackout di Internet prosegue. Secondo IranWire, citato da Iran International, le autorità iraniane intendono mantenere il blocco delle comunicazioni online almeno fino a Nowruz, il Capodanno iraniano che cade intorno al 20 marzo. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani avrebbe confermato che l’accesso ai servizi internazionali non verrà ripristinato prima di quella data.
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Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha affermato che l’attuale blackout ha già superato per durata e intensità quello del 2019. «Allora, dopo il ripristino della connettività, emerse la portata della brutale repressione», ha ricordato NetBlocks.
L’allarme internazionale
Sul piano diplomatico, l’ambasciata turca a Teheran ha invitato i propri cittadini alla massima vigilanza, mentre la Nuova Zelanda ha annunciato la chiusura temporanea della sua ambasciata ed evacuato il personale. In sede Onu, la Cina ha esortato gli Stati Uniti ad abbandonare l’ipotesi di un attacco all’Iran, avvertendo del rischio di una catastrofe regionale.




















