18 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Gen, 2026

Caracas, prove in corso: il Nobel da Machado e il petrolio da Rodriguez

La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado mentre lascia la Casa Bianca

Caracas, prove di nuovo corso: la transizione in Venezuela tra segnali di distensione, diplomazia internazionale e nuovi equilibri dopo l’era Maduro


Continua ad evolvere la situazione a Caracas. Magari senza i fuochi d’artificio che avevano accompagnato l’arresto dell’ormai ex leader Nicolás Maduro, ma il fluire di cambiamenti e colpi di scena non si arresta. Anzi, nel Paese prende la forma di una transizione irregolare, fatta di gesti simbolici, aperture e precipitose ritirate.

Dal punto di vista del Belpaese continuano i segnali di distensione da parte della nuova presidenza: il cittadino italiano Luigi Gasperin, arrestato per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo destinato ad attività petrolifere, è definitivamente libero.

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Il pranzo con Machado e il giallo del Nobel

«È stato per me un grande onore incontrare oggi María Corina Machado, del Venezuela. È una donna straordinaria, che ha attraversato moltissime prove. María mi ha consegnato il suo Premio Nobel per la Pace per il lavoro che ho svolto. Un gesto davvero bellissimo di reciproco rispetto. Grazie, María!», scrive oggi Trump su Truth Social. Finalmente ha il Nobel.

Durante l’incontro alla Casa Bianca, la portavoce Karoline Leavitt ha riferito che, «in base alla realtà sul terreno», Trump ritiene che María Corina Machado non abbia il sostegno necessario per guidare il Venezuela, nonostante segnali di consenso diffuso nel Paese.

Machado ha replicato che «il momento per le elezioni è adesso», affermando di aver assicurato a Trump la disponibilità a una transizione rapida e di aver denunciato le violazioni dei diritti umani sotto Maduro e Rodríguez.

Trump sente Rodriguez

Ma Trump sente più solida Delcy Rodríguez, definita «estremamente collaborativa» e disponibile a condividere il petrolio venezuelano con gli Stati Uniti. «Al presidente piace ciò che sta vedendo e si aspetta che la cooperazione continui», ha detto Leavitt. «Speriamo un giorno di vedere elezioni in Venezuela, ma non c’è un calendario», ha aggiunto Leavitt.

Trump ha riferito di aver discusso con Rodríguez di petrolio, minerali, commercio e sicurezza, parlando di un impegno americano per «aiutare il Venezuela a stabilizzarsi e riprendersi». Una conversazione definita da entrambe le parti «positiva», «lunga» e «produttiva».

L’ennesimo cambio di narrazione, dopo che Trump ha definito recentemente Rodríguez una «persona terribile», mentre il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe mantenuto contatti diretti con lei. Eppure, la bilancia delle emozioni non delude neppure questa volta.

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Caracas viene così inserita come una puntata di un reality show, cucinata in una sequenza di mosse spiazzanti, dichiarazioni contrastanti e messaggi sovrapposti. Da un lato il dialogo diretto e quasi confidenziale con chi esercita il potere reale in Venezuela; dall’altro l’apertura all’opposizione, tenuta però in una condizione di incertezza permanente.

Per l’Italia, al momento, si aprono le partite energetiche e di relazione privilegiata con il nuovo corso, tratto distintivo della nostra diplomazia internazionale. Sulla “transizione controllata” continua intanto a dominare una grande incertezza.

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