Al via l’appello per Marine Le Pen. Jordan Bardella prende le distanze da Trump e prepara la corsa del Rassemblement National alle presidenziali del 2027
Si preannunciano mesi decisi per l’estrema destra francese. Ieri, presso il palazzo di Giustizia di Parigi, il processo di appello ha visto imputata Marine Le Pen, ex presidente del Rassemblement National (RN). Il tribunale l’ha condannata in primo grado lo scorso 31 marzo, assieme ad altre 11 persone. L’accusa riguarda appropriazione indebita di fondi pubblici, nell’ambito dell’affare relativo agli assistenti parlamentari europei.
I giudici hanno inflitto una pena di 4 anni a Le Pen, oltre a un’ammenda di 100.000 euro. La sentenza l’ha resa ineleggibile per 5 anni, squalificandola così dalle prossime presidenziali in programma per l’aprile 2027.
«Una condanna che impedisca a Le Pen di presentarsi alle presidenziali del 2027 sarebbe inquietante per la democrazia», ha dichiarato il suo delfino, Jordan Bardella, che ne ha preso il posto. Sebbene la leader dell’ultradestra non abbia abbandonato la speranza di essere assolta (fatto che in Francia molti definiscono “improbabile”), c’è la possibilità che possa lo stesso presentarsi. Almeno qualora, almeno, la pena venga ridotta a due anni senza imposizione del braccialetto elettronico.
L’imputata ha comunque già dichiarato che la decisione della Corte d’appello stabilirà qual è il suo futuro, senza attendere l’eventuale decisione della Cassazione. Che arriverebbe quasi sicuramente ben oltre la data delle prossime presidenziali.
Le Pen parla ai deputati
Ieri mattina, al suo arrivo all’Assemblea Nazionale, Marine Le Pen ha dichiarato ai deputati del Rassemblement National di affrontare l’inizio del processo «con uno spirito di speranza».
«Spero di poter essere ascoltata dalla corte d’appello. Sono in uno stato d’animo di speranza, in un certo senso», ha dichiarato alla tradizionale riunione settimanale dei capigruppo. Nel pomeriggio, di fronte alla corte, Le Pen ha risposto alla relazione presentata dalla presidente: «Il mio ricorso riguarda considerazioni di natura penale e civile»,.
«Quello che voglio dire è che, se è stato commesso un reato, noi non avevamo la minima sensazione di commettere un reato quando abbiamo assunto e messo in comune i nostri assistenti», si è difesa la leader dell’ultradestra. Secondo la deputata del RN, «se è stato commesso un errore, il Parlamento europeo non ha svolto il suo ruolo di allerta come avrebbe dovuto». L’istituzione europea «era a conoscenza degli elementi costitutivi di questi contratti, non abbiamo nascosto nulla».
Cresce il supporto a Bardella
E mentre Le Pen è alle prese con il processo di appello, secondo un sondaggio dell’istituto Verian, pubblicato domenica da Le Monde, il delfino Bardella sembra ormai ispirare più fiducia dell’ex candidata alle presidenziali (2012, 2017 e 2022).
Il 49% degli intervistati (di tutti i partiti politici) sostiene che Bardella abbia più possibilità di Le Pen di trionfare alle prossime elezioni, contro il 18% che mantiene la sua fiducia in Le Pen e il 33% che non si esprime. Anche alla domanda su “chi sarebbe un miglior presidente della Repubblica” tra i due, il delfino mantiene il vantaggio, con il 30% che lo considera migliore dell’ex Presidente del RN (ferma al 22%).
Se si guarda alle recenti mosse politiche di Bardella se ne può facilmente intuire il motivo. Lunedì, durante la conferenza stampa di inizio anno, il giovane leader si è scagliato contro le minacce di Trump alla Groenlandia, che punta ad annettere l’isola danese.
Bardella ha definito la pressione americana sul territorio artico come «una sfida diretta alla sovranità di un Paese europeo». Di più, il 30enne del Rassemblement National ha anche citato la cattura di Maduro in Venezuela come esempio delle recenti mosse aggressive degli Stati Uniti, a cui si oppone. Mettendo in guardia contro «un ritorno alle ambizioni imperiali», preannuncio di un mondo in cui «la legge del più forte prevale sul rispetto delle regole internazionali».
L’RN si allontana da Trump per corteggiare i gaullisti
Parole dure e nette nei confronti del tycoon, che lo scorso marzo si era scagliato contro la condanna di Le Pen definendola «una caccia alle streghe», paragonandola alle sue vicende giudiziarie. Il Rassemblement National non aveva però condiviso il sostegno offerto da Trump, consapevole che avrebbe portato danni al partito. Una scelta che, a quasi un anno, appare azzeccata. Il percorso di Bardella appare chiaro: seguire l’esempio del generale De Gaulle, fare del distanziamento tra le due sponde dell’Atlantico, un punto di forza.
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D’altra parte se c’è un Paese in cui una tale strategia può funzionare, questo è proprio la Francia. Mai come ora le chance del RN di ottenere una vittoria alle presidenziali sono state così elevate. Il centro e la sinistra francese sono profondamente divise. Mentre il centro-destra “gaullista” (ironia della sorte) ha ormai perso la maggior parte del suo elettorato in favore del RN. Bardella punta forte all’Eliseo, chissà che un’eventuale sentenza favorevole a Le Pen non finisca per diventare un impedimento alle chance di vittoria dell’ultradestra francese.


















