13 Gennaio 2026

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13 Gen, 2026

Da Romano a Cocco, i casi degli italiani incarcerati nel mondo

Il carcere Alligator Alcatraz in Florida

Trentini e Burlò sono liberi, ma sono ancora moltissimi gli italiani prigionieri nel mondo di Stati canaglia e gruppi terroristici


La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò è stata salutata con profonda gioia e commozione dall’intero Paese. I nostri connazionali hanno patito oltre un anno di detenzione nelle carceri venezuelane senza accuse o processi di sorta. La loro liberazione rappresenta un grande successo per la diplomazia italiana. Che tuttavia non cessa di lavorare per riportare a casa gli altri italiani incarcerati all’estero.

Secondo i dati pubblicati dall’Annuario Statistico 2025 del Ministero degli Affari Esteri, sono 2145 gli italiani detenuti all’Estero, tranne Trentini, Burlò, Pilieri e Gasperin, liberati dalle carceri venezuelane.

2000 connazionali detenuti

Di questi oltre 2000 connazionali detenuti, 830 sono in attesa di giudizio. Va detto che la maggioranza è stata incarcerata per reati comuni, come spaccio di droga, rapine, o reati legati alla criminalità organizzata. Sovente, però, i nostri connazionali sono stati arrestati con accuse false o addirittura senza alcun tipo di motivazione. Trentini e Burlò ne sono un esempio, così come era stato per la giornalista Cecilia Sala, arrestata e poi rilasciata dalle autorità iraniane al principio dello scorso anno.

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Il caso di Cecilia Sala rappresenta uno dei più emblematici di arresto infondato ai danni di un cittadino italiano. La 29enne giornalista era stata fermata a Teheran il 19 dicembre 2024 mentre si trovava nel Paese con visto giornalistico. Secondo le accuse, avrebbe «violato le leggi» della Repubblica Islamica, ma le autorità non hanno mai comunicato i motivi precisi della detenzione, tenendola per venti giorni in isolamento presso il famigerato carcere di Evin. Il Ministero degli Affari Esteri ha immediatamente mobilitato la diplomazia italiana per richiedere il suo rilascio.

L’operazione si è rivelata complessa poiché parallela al caso Sala vi era la questione di Mohammad Abedini-Najafabadi, un collaboratore dei Guardiani della rivoluzione iraniani fermato il 16 dicembre a Malpensa per una richiesta di estradizione statunitense. Il rilascio di Sala l’8 gennaio 2025 è stato il risultato di «un intenso lavoro diplomatico e d’intelligence», come sottolineato dal governo italiano.

Il caso di Maurizio Cocco

Altrettanto significativo è il caso di Maurizio Cocco, ingegnere edile di Fiuggi, arrestato nel novembre 2022 in Costa d’Avorio con accuse di narcotraffico e di frode fiscale. Cocco ha trascorso tre anni nel carcere di Abidjan, affrontando condizioni detentive descritte come disperate, senza una base legittima per il suo trattenimento.

L’assenza iniziale di supporto da parte delle istituzioni italiane ha marcato la vicenda: per ottenere la liberazione su cauzione nel luglio 2025, la famiglia è stata costretta a raccogliere fondi attraverso una catena di solidarietà locale.

Successivamente, l’intervento dell’Ambasciata d’Italia ad Abidjan ha permesso un cambio di rotta nella procedura legale. Nel luglio 2025, Cocco è stato assolto in via definitiva da tutte le accuse dopo quasi tre anni di prigionia ingiustificata.

Silvia Romano

Diverso rimane il caso di Silvia Romano, la cooperante milanese rapita in Kenya il 20 novembre 2018 mentre lavorava per l’organizzazione umanitaria Africa Milele. Trasferita in Somalia, è stata tenuta prigioniera per 18 mesi dai jihadisti di Al-Shabaab. La sua liberazione il 9 maggio 2020 è stata il risultato di complessi negoziati diplomatici. Oltre che dell’intervento di servizi di intelligence turchi e somali. Il suo caso ha evidenziato le ottime capacità dello Stato italiano di coordinare operazioni di salvataggio in situazioni critiche.

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Il Ministero degli Affari Esteri, attraverso la rete diplomatico-consolare, dispone di strumenti limitati ma significativi per assistere i detenuti italiani all’estero. In primo luogo, gli uffici diplomatici e consolari possono rendere visita ai detenuti, fornire nominativi di legali locali. Curare i contatti con le famiglie e assicurare assistenza medica quando consentito.

La Farnesina può inoltre facilitare il trasferimento in Italia qualora il connazionale sia detenuto in Paesi aderenti alla Convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento dei detenuti o con cui sussistano accordi bilaterali specifici.

La diplomazia italiana negli ultimi anni ha coordinato a livello centrale l’azione di ambasciate e consolati, attivando, quando opportuno, campagne di sensibilizzazione verso le autorità straniere. La liberazione di Trentini e Burlò non rappresenta soltanto il successo di una singola operazione negoziale. È il consolidamento di una pratica diplomatica che riconosce l’importanza di distinguere tra le legittime condanne, frutto di giusti processi, e gli arresti arbitrari o infondati, contro i più basilari diritti umani.

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