11 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

10 Gen, 2026

Iran, la notte nera della repressione

In Iran parla la Guida Suprema Alì Khamenei, il quale dà ai giovani scesi in piazza dei «sabotatori» al servizio di Trump «il tiranno arrogante»


È stata un’altra notte di fuoco quella che ha vissuto l’Iran tra giovedì e venerdì. In molte città del Paese, le proteste non si sono placate con il calare della notte, e durante le ore che hanno preceduto i primi appuntamenti religiosi del venerdì in quasi tutti i principali centri urbani iraniani sono stati segnalati scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. Alcuni, stando alle poche informazioni fatte circolare dai media locali, sono stati anche molto feroci.

Le proteste devastano Teheran

Stando a quanto sostenuto ieri dal sindaco di Teheran Alireza Zakani, conservatore molto vicino ad alcuni esponenti radicali, i manifestanti avrebbero attaccato nella capitale vari «ospedali, due centri medici, 26 banche, 25 moschee, basi Basij e strutture delle forze dell’ordine per diffondere il caos e creare una falsa immagine» della situazione interna del Paese. Per di più, sempre secondo Zakani, le proteste avrebbero preso di mira anche «alcuni vigili del fuoco», attaccati «mentre cercavano di spegnere gli incendi». I video circolati ieri confermano almeno in parte quanto sostenuto dal sindaco, anche se resta impossibile verificare con certezza i numeri presentati da Zakani.

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Comunque, le devastazioni causate dai manifestanti in alcune zone della città, e in particolare nelle aree commerciali cuore pulsante della classe bazaari di Teheran, stanno cominciando a provocare uno scollamento tra chi è sceso in piazza per protestare contro la crisi economica e chi, al contrario, per tentare di rovesciare il regime. Nonostante il ban alle comunicazioni, infatti, le immagini delle violenze scaturite tra manifestanti e forze dell’ordine stanno facendo il giro del Paese e le segnalazioni di casi di estrema brutalità da parte delle frange radicali dei rivoltosi si fanno ogni giorno più comuni. E ciò, com’era facile prevedere, sta allontanando parte dell’opinione pubblica iraniana verso posizioni più in linea con quelle sostenute in questi giorni dall’establishment.

Il regime continua a gridare al complotto

Il fatto che molti gruppi di manifestanti si siano dimostrato nei giorni scorsi moderatamente armati e organizzati ha dato modo ai vertici della Repubblica di sostenere ancora più strenuamente che quanto sta succedendo nel Paese è il risultato di un complotto internazionale ordito per distruggere il regime. Le immagini dei rivoltosi armati che aprono il fuoco contro le forze dell’ordine, accuratamente fatte circolare dai media statali, hanno infatti dato sostegno alla tesi più volte sostenuta dall’establishment che dietro le manifestazioni ci fosse la longa manus di Stati Uniti ed Israele.

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Questa è, del resto, la posizione sostenuta pubblicamente ieri anche dalla Guida Suprema Alì Khamenei, il quale ha dichiarato che quanto fatto dai manifestanti nei giorni scorsi è stato fatto unicamente «per compiacere il presidente degli Stati Uniti». Per Khamenei i giovani armati scesi in strada sono solo «sabotatori» e «agenti stranieri», il cui scopo sarebbe svendere il Paese ai nemici della Repubblica Islamica.

Khamenei contro Trump

Nell’ennesima stoccata a Donald Trump, poi, la Guida ha paragonato sui social il presidente statunitense a personaggi quali gli ex-Shah Pahlavi e i Faraoni, ricordando al tycoon che tutti loro sono caduti «mentre si trovavano al picco della loro arroganza». «Anche lui cadrà», ha tuonato Khamenei, continuando a legare la questione dell’ostilità americana verso il regime a quella delle proteste interne.

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Per gli Ayatollah, dunque, il nocciolo del problema resta sempre extra-nazionale. La crisi economica è innegabile, come del resto sostenuto anche dai leader del Nezam, ma anche dietro i problemi economici del Paese ci sono potenze straniere, visto che secondo Teheran sono le sanzioni a strangolare il commercio iraniano. Per questo, sui social quanto sui media, si moltiplicano gli appelli dei fedeli del regime a non «aprire il Paese ai suoi nemici».

Appello che sempre più persone, come dimostrano le importanti folle radunatesi dopo le preghiere del venerdì in molte città per sostenere l’establishment, continua ad avere molta presa su ampie fasce della popolazione. E proprio su quelle persone conta il regime per mantenere in piedi il suo Sistema.

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