La presidente ad interim venezuelana presiede la sua prima riunione di gabinetto e risponde al presidente Usa. Il presidente colombiano Petro: “Latinoamericani scendano in piazza”
Nicolas Maduro è comparso per la prima volta davanti alla giustizia americana al tribunale federale di New York. In aula, davanti al giudice Alvin Hellerstein, l’ex leader venezuelano ha parlato in spagnolo, confermando la propria identità e affermando di essere il presidente del Venezuela. Maduro ha dichiarato di trovarsi in tribunale contro la sua volontà, sostenendo di essere stato catturato nella sua abitazione a Caracas. Si è quindi proclamato non colpevole di tutte le accuse, ribadendo di essere innocente e di considerarsi una persona perbene.
In aula indossava delle cuffie per la traduzione, non parlando inglese, ed era seduto accanto al suo avvocato, Barry Pollack. A poca distanza era presente anche la moglie Cilia Flores.
Cilia Flores: sono la First Lady, siamo innocenti
Cilia Flores ha confermato in tribunale la propria identità, presentandosi come First Lady del Venezuela. Anche lei si è dichiarata completamente innocente. Aprendo l’udienza, il giudice Hellerstein ha sottolineato che il suo compito è garantire un processo equo, illustrando poi in forma sintetica i capi di accusa contestati a Maduro.
Russia e Onu contro gli Stati Uniti
Alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha condannato duramente l’operazione americana, definendola una violazione del diritto internazionale e chiedendo il rilascio immediato di Maduro e di sua moglie. Sulla stessa linea il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ha espresso profonda preoccupazione per il mancato rispetto delle norme internazionali durante l’azione militare del 3 gennaio in Venezuela, ribadendo il divieto dell’uso della forza sancito dalla Carta Onu.
Il Consiglio di Sicurezza si è riunito alle 16 italiane per discutere la legittimità della cattura di Maduro, ma secondo diversi osservatori è improbabile che gli Stati Uniti subiscano conseguenze concrete, anche alla luce del diritto di veto di Washington.
Il trasferimento dal carcere al tribunale
Maduro e Flores sono stati fatti scendere da un elicottero nel centro di Manhattan. Secondo l’atto di accusa, ora desecretato, devono rispondere di vari reati tra cui narco-terrorismo e cospirazione per l’importazione di cocaina negli Stati Uniti.
La Svizzera ha ordinato che tutti i beni di Maduro vengano congelati “con effetto immediato” al fine di “impedire qualsiasi fuga di capitali”.
Nonostante le aperture al dialogo della nuova presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, il presidente Trump domenica sera ha ribadito che gli Stati Uniti sono pronti “al comando” del Paese. Posizione che crea tensioni anche all’interno della sua stessa amministrazione.
Il ‘ripensamento’ di Delcy Rodriguez
Dopo l’iniziale attacco a Washington, in una dichiarazione diffusa domenica sera sui social, Rodríguez ha invitato il governo americano a «lavorare insieme su un’agenda di cooperazione». Ha parlato di sviluppo condiviso, diritto internazionale e «convivenza pacifica tra le comunità».
Una svolta rispetto alle parole della mattina dopo l’arresto di Maduro, quando ha accusato l’amministrazione Trump di aver «rapito illegalmente» il presidente che ha continuato a definire «l’unico presidente» del Venezuela.
La presidente ad interim adesso afferma invece che il Paese «aspira a vivere senza minacce esterne» e rivendica il diritto alla propria sovranità. I toni sono concilianti.
«Invitiamo il governo degli Stati Uniti a lavorare insieme su un’agenda cooperativa, orientata allo sviluppo comune. Nel quadro del diritto internazionale».
Neanche chiede più la liberazione di Maduro. Rivolgendosi direttamente a Trump, afferma: «Il nostro popolo e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la posizione del presidente Nicolás Maduro ed è oggi la posizione di tutto il Venezuela».
«Il mio sogno è un Venezuela grande, in cui tutti i venezuelani possano ritrovarsi insieme».
Il piano di Trump
Il presidente americano ha avvertito che ci sarà un secondo attacco se Caracas non si comporterà come richiesto. Trump ha minacciato anche Colombia e Messico, ribadendo che «gli Usa hanno bisogno della Groenlandia» per la propria sicurezza e promettendo un «colpo durissimo» contro l’Iran se Teheran dovesse uccidere manifestanti. È previsto oggi anche un colloquio telefonico tra Trump ed Erdogan.
Petro: “Latinoamericani scendano in piazza”
“Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare”. Così su X il presidente colombiano Gustavo Petro risponde alle minacce di da Donald Trump.
In una serie di post online nelle ultime ore, ha affermato che avrebbe “verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale”. Petro ha aggiunto che “risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump”.
Así se defiende una Patria. Así se debe defender Colombia. pic.twitter.com/L8NDb21wpi
— Gustavo Petro (@petrogustavo) January 5, 2026
Cosa succede ora: processo, Congresso e Onu
La prima udienza di Maduro e Flores potrebbe essere rapida. I due, attualmente detenuti nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dovrebbero dichiararsi non colpevoli. Il giudice ordinerà quasi certamente la loro detenzione preventiva e potrebbero passare più di dodici mesi prima dell’avvio del processo vero e proprio.
Nel frattempo, funzionari dell’amministrazione Trump terranno un briefing riservato ai leader del Congresso, dopo le proteste dei parlamentari democratici per la scarsa informazione sulle operazioni in Venezuela. È inoltre prevista una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere il raid statunitense.
Petrolio, sanzioni e interessi economici
Almeno 16 petroliere colpite dalle sanzioni Usa avrebbero tentato di eludere il blocco navale imposto alle esportazioni energetiche venezuelane, mascherando la propria posizione o spegnendo i sistemi di tracciamento. Trump ha ribadito l’intenzione di aprire le immense riserve petrolifere del Venezuela alle compagnie americane.
La prospettiva ha già avuto effetti sui mercati: i titoli delle principali aziende petrolifere statunitensi sono saliti alla riapertura delle contrattazioni. Tuttavia, un intervento diretto nel settore petrolifero venezuelano si preannuncia complesso e costoso.
Tajani: impegno per Alberto Trentini
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che l’Italia sta tentando «il possibile e l’impossibile» per la liberazione di Alberto Trentini, spiegando di essere in contatto con l’ambasciatore a Caracas. Tajani ha sottolineato l’impegno per la tutela della comunità italiana e per la liberazione dei prigionieri politici italiani detenuti in Venezuela, che sarebbero una ventina.
Il ministro ha aggiunto che ora è necessario lavorare per una transizione democratica e per il ritorno allo stato di diritto, distinguendo il caso venezuelano da altri scenari come Taiwan.
Cina: tutelati i nostri interessi
La Cina ha dichiarato che i propri interessi in Venezuela saranno protetti dalla legge, ribadendo la contrarietà all’uso della forza nelle relazioni internazionali. Pechino ha espresso sostegno alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dedicata alla situazione venezuelana.
Sánchez: soluzione solo pacifica
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato che la crisi venezuelana deve essere risolta esclusivamente per via pacifica, attraverso dialogo e negoziato, senza ingerenze esterne e nel rispetto del diritto internazionale. Sánchez ha ricordato il comunicato congiunto di Spagna, Brasile, Cile, Colombia, Uruguay e Messico, che esprime preoccupazione per gli eventi in Venezuela e respinge le azioni militari unilaterali considerate contrarie ai principi fondamentali del diritto internazionale.





















