Colpiti 70 obiettivi dello Stato Islamico dopo l’attacco jihadista a Palmira costato la vita a tre cittadini americani
Le forze armate degli Stati Uniti hanno dato il via all’operazione “Occhio di Falco” in Siria, colpendo oltre 70 obiettivi dello Stato Islamico. Un’operazione ritorsiva, come ha spiegato il presidente americano, Donald Trump, dopo l’attacco avvenuto la scorsa settimana – il 13 dicembre – a Palmira costato la vita a tre cittadini americani – due sergenti della Guardia nazionale dell’Iowa, William Howard ed Edgar Torres Tovar, e un interprete civile del Michigan, Ayad Mansoor Sakat -, uccisi da un cecchino ex membro delle forze di sicurezza di Damasco affiliato all’Isis.
Aerei da combattimento ed elicotteri di attacco hanno colpito decine di obiettivi del gruppo jihadista – infrastrutture e depositi di armi – in diverse località della Siria centrale. Whashington ha informato Israele dei raid prima di dare il via all’offensiva , secondo quanto ha riferito un funzionario della Casa Bianca ad Axios.
Gli Stati Uniti “stanno infliggendo una ritorsione molto severa contro i terroristi assassini”, ha scritto Trump su Truth Social. “Stiamo colpendo con grande forza le roccaforti dello Stato islamico (Is) in Siria, un luogo intriso di sangue che presenta molti problemi, ma che ha un futuro luminoso se l’Is potrà essere sradicato”, ha aggiunto Trump, sottolineando che il governo della Siria, “guidato da un uomo che sta lavorando molto duramente per riportare la grandezza nel Paese, è pienamente favorevole”. “Tutti i terroristi che siano abbastanza malvagi da attaccare gli statunitensi sono avvertiti sarete colpiti più duramente di quanto siate mai stati colpiti prima se, in qualunque modo, attaccate o minacciate gli Usa”, l’avvertimento del presidente.
Damasco, senza commentare direttamente i raid, tramite il ministero degli Esteri ha ribadito l’impegno a combattere lo Stato islamico e a impedire che abbia “rifugi sicuri” sul territorio siriano.
L’offensiva segna il primo episodio di questo tipo dopo la caduta di Bashar al-Assad e si inserisce in un contesto in cui, pur ridimensionando la propria presenza militare in Siria, Washington continua a condurre operazioni contro l’Isis, ancora attivo soprattutto nelle aree desertiche del Paese.


















