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Alluvioni nel sud-est asiatico, vittime superano quota 460

Le devastanti alluvioni e le frane verificatesi in Indonesia, Malesia e Thailandia continuano a mietere vittime mentre i soccorritori lottano contro il tempo per trarre in salvo le migliaia di persone rimaste intrappolate sui tetti delle case


Il bilancio delle devastanti alluvioni e delle frane abbattutesi sul sud-est asiatico ha superato quota 460 vittime, mentre in Indonesia, Thailandia e Malesia sono iniziate le operazioni di soccorso e di pulizia dopo giorni di piogge monsoniche torrenziali. Le precipitazioni hanno sommerso intere regioni, lasciando migliaia di persone intrappolate sui tetti in attesa di aiuti.

L’Indonesia è il Paese più colpito: a Sumatra si registrano almeno 303 morti e 279 dispersi, con squadre di soccorritori che faticano a raggiungere le zone più isolate. Solo nel nord di Sumatra sono stati recuperati altri 31 corpi nella giornata di sabato, mentre nell’area occidentale dell’isola si contano 61 vittime e 90 dispersi. Ad Aceh i morti sono almeno 35.

Oltre 3.500 agenti di polizia sono stati mobilitati per assistere gli sfollati, più di 28.400 persone sistemate in rifugi governativi, e per continuare le ricerche. Il capo dell’agenzia nazionale per i disastri, Suharyanto, ha dichiarato che circa 80.000 residenti sono stati evacuati e che inizieranno operazioni di cloud seeding per ridurre ulteriormente le precipitazioni, già in diminuzione.

La situazione drammatica della Thailandia

La situazione è drammatica anche in Thailandia, dove il dipartimento per la prevenzione dei disastri riferisce che oltre 1,4 milioni di abitazioni, vale a dire circa 3,8 milioni di persone, sono state colpite dalle inondazioni. Nel sud, la provincia di Songkhla ha visto i livelli d’acqua arrivare fino a tre metri e i morti raggiungere quota 145, in quella che viene definita la peggior alluvione dell’ultimo decennio.

Il bilancio nazionale nelle otto province colpite è salito sabato a 162 vittime, ma con le operazioni di soccorso ancora in corso è probabile che questo numero aumenterà ancora. La tragedia è stata tale da causare ad Hat Yai, uno degli epicentri dell’emergenza, la saturazione dell’obitorio dell’ospedale locale. Per mettere in sicurezza i corpi dei deceduti si è dovuto dunque ricorrere a camion frigoriferi per conservare le vittime.

Il primo ministro Anutin Charnvirakul ha visitato un centro per sfollati, ammettendo pubblicamente le falle nella gestione dell’emergenza e rilasciando una dichiarazione di scuse. «Devo davvero scusarmi per quanto accaduto durante il mio mandato», ha detto il primo ministro. Charnvirakul ha poi annunciato un piano di pulizia del distretto entro due settimane e misure di sostegno economico, tra cui un indennizzo fino a 2 milioni di baht per le famiglie delle vittime.

Nel Paese, nonostante le scuse della leadership politica, crescono le critiche dell’opinione pubblica. Neanche la rapida destituzione di due funzionari locali incolpati della mala gestione dell’emergenza ha placato, infatti, la rabbia della popolazione. Un deputato dell’opposizione del People’s Party ha accusato, in tal senso, il governo di aver «valutato male la situazione» e commesso «errori nella gestione della crisi».

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