Primo passo concreto nel piano di pace. Il presidente Usa prepara il suo viaggio in Israele ed Egitto. Ci sarà anche Meloni. Il Nobel però resta un sogno
Il governo israeliano ha approvato nella notte l’accordo che dà il via al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, previsto dal documento firmato giovedì in Egitto. La tregua sarà monitorata da una task force internazionale di 200 militari americani insieme a contingenti di Egitto, Qatar, Turchia e forse Emirati Arabi. Lo Us Central Command creerà in Israele un centro di coordinamento per la distribuzione degli aiuti e la sicurezza a Gaza.
L’esercito israeliano dovrà ritirarsi entro 24 ore fino alla cosiddetta Linea Gialla, mentre Hamas dovrà rilasciare tutti gli ostaggi vivi entro 72 ore. “Lunedì o martedì”, ha detto un raggiante Donald Trump, che prepara il suo viaggio in Israele ed Egitto per la cerimonia ufficiale dell’intesa, definendola “l’inizio di una pace duratura”.
L’accordo successo di Trump ma il Nobel sfuma
L’accordo, siglato a Sharm el-Sheikh dopo una lunga mediazione di Egitto, Qatar e Turchia con la supervisione americana, è considerato il più importante successo diplomatico di Trump, che punta ora a presentarsi come artefice della pace e possibile candidato a un Nobel che non potrà avere visto che la scelta del vincitore viene fatta molti mesi prima di oggi. Come a Repubblica, il direttore dell’Istituto del Nobel nonché segretario ufficiale della Commissione del premio, il norvegese Kristian Berg Harpviken: « I lavori della Commissione del premio sono definiti dal testamento di Alfred Nobel, che recitano come il riconoscimento vada “alla persona che si è distinta nell’anno precedente”. Che per noi significa prima della chiusura delle candidature il 31 gennaio: lì si concentra la nostra attenzione».

L’arco di Trionfo nello Studio ovale
Intanto a Washington, sulla scrivania di Donald Trump nello Studio Ovale è stato notato un modello di arco di trionfo, simile a quello di Parigi, che potrebbe far parte di un nuovo progetto per celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana. Le immagini, diffuse da un fotografo dell’AFP, mostrano due versioni del monumento, una più grande, decorata con un angelo dorato e due aquile bianche, posizionate in una planimetria che lo colloca nei pressi del cimitero di Arlington, di fronte al Lincoln Memorial.
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“Lunedì c’è la grande cerimonia di firma ufficiale dell’accordo e credo che sarà invitata anche il nostro presidente del consiglio, Giorgia Meloni così mi ha detto ieri il ministro degli esteri egiziano”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando a Restart su Rai Tre.
La seconda fase del piano
La seconda fase del piano prevede il disarmo di Hamas, la ricostruzione di Gaza e l’arrivo di una forza internazionale di pace sotto egida ONU. Su questi punti si è discusso anche al vertice di Parigi, dove Emmanuel Macron ha messo in guardia contro la colonizzazione della Cisgiordania, “contraria al piano americano”.
Trump, invece, evita di prendere posizione sulla soluzione dei due Stati, limitandosi a dire: “Mi atterrò a ciò che decideranno le parti”. L’accordo suscita ottimismo internazionale e grande sollievo tra le famiglie degli ostaggi. Trump festeggia la svolta diplomatica convinto di aver raggiunto ciò che nessun presidente americano era mai riuscito a ottenere. Intanto, l’Egitto organizza una conferenza sulla ricostruzione, mentre Iran e Russia esprimono sostegno all’intesa.
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Lo scambio dei prigionieri e degli ostaggi
Il piano prevede anche uno scambio di prigionieri: 48 ostaggi israeliani, di cui 20 vivi, in cambio di 1.950 detenuti palestinesi, esclusi Marwan Barghouti e Ahmad Saadat. Israele manterrà comunque il controllo del 53% di Gaza.
Attacchi a Gaza nonostante l’annuncio della tregua
Nelle ore successive alla ratifica dell’accordo tra Israele e Hamas e all’entrata in vigore del cessate il fuoco, i media internazionali hanno segnalato nuovi attacchi militari israeliani nella Striscia di Gaza. Secondo Al Jazeera e l’agenzia palestinese Wafa, aerei da guerra hanno colpito l’area di Khan Younis, mentre elicotteri israeliani hanno bombardato un sito a est di Gaza City, dove sono stati registrati anche colpi di artiglieria.
La protezione civile di Gaza aveva già invitato la popolazione a non avvicinarsi alle zone di confine fino all’annuncio ufficiale del ritiro delle forze israeliane.
Nel frattempo, l’esercito israeliano (Idf) ha comunicato la morte di un soldato riservista, colpito da un cecchino di Hamas a Gaza poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco. L’attacco è avvenuto dopo la firma dell’accordo in Egitto, ma prima della sua effettiva applicazione.
Con l’approvazione formale dell’intesa, il cessate il fuoco è ora operativo e le truppe israeliane dovranno completare il ritiro entro 24 ore, come stabilito dall’accordo.

















