Ogni giorno assistiamo inermi al bollettino di bambini morti o feriti a causa dei conflitti che colpiscono alcune aree del pianeta. 5, 10, 3, 20 innocenti morti al giorno, numeri ai quali sembriamo tutti esserci assuefatti, come se uccidere un bambino, per noi che viviamo lontani, al “caldo” delle nostre case, sia divenuto un fatto normale, da osservare con distacco.
Perché lontano da noi, cui porgere commossi la nostra indignazione momentanea prima di ricominciare con la nostra quotidianità che certamente non è fatta di fughe, mutilazioni, lacrime, sgomberi, dolore. Per non parlare dei bambini che muoiono al largo delle nostre coste o per altre cause legate all’ambiente, alla fame e alla malnutrizione a chiudere il circolo vizioso di oscenità di questa epoca storica che stiamo vivendo.
Eppure dietro questi numeri ci sono storie di vita, traumi infiniti, famiglie distrutte, bambini sfollati con le loro famiglie o senza genitori, orfani di guerre che nel mondo colpiscono 500 milioni di bimbi e che non sono solo quelle di cui si parla ogni giorno, come i bambini uccisi a Gaza, 18 mila, la più grave tragedia del momento insieme all’Ucraina, ma sono quelle che colpiscono bambini di oltre 56 Paesi dove si combattono guerre regionali e non, dove si consumano tragedie pari se non peggiori di quelle appena citate.
Viviamo l’epoca storica peggiore dal 1946 ad oggi dicono gli studi delle Nazioni Unite per quanto riguarda l’infanzia, mai così violata, mai così piegata e violentata dalla barbarie degli adulti, che si mostra ai nostri occhi con immagini di una crudeltà mai viste, amplificata da mezzi di informazione globali per i quali tutto arriva nelle nostre case con un click facendoci spesso sentire impotenti e inermi e poi sparisce, si dissolve.
Le Nazioni Unite hanno verificato nel 2024 il più alto numero di gravi violazioni contro i bambini, un aumento del 25% rispetto al 2023, che era già il precedente totale più alto mai registrato. E pensare che parliamo solo di casi accertati perché tutti tristemente sappiamo che il numero reale – la reale portata del fenomeno – è di gran lunga superiore. Ogni violazione contro i bambini in ogni Paese del mondo rappresenta un fallimento morale ed ogni violazione lascia cicatrici che potrebbero non guarire mai del tutto.
Ecco perché è importante tornare ai nomi che sono dietro ai numeri su citati. Volti e vite spezzate dell’uomo contro l’uomo, in un valzer dell’orrore dove i bambini di ogni comunità pagano sempre il prezzo più alto. Ecco perché è necessario ricordare che la guerra non si ferma davanti a nulla, perché la guerra è un gioco senza regole, il più infame di tutti i giochi perché non vi è un forte o un debole che combattono ma perché è come un fiume in piena che tutto travolge senza saper discernere, nemmeno i sorrisi ingenui e felici di ignari bambini. La guerra non conosce né vinti né vincitori perché produce dolore, ferite, squarci indelebili che fermano il tempo, immobilizzando ogni tentativo di futuro.
Tutto ciò accade ogni giorno, in proporzioni difficilmente immaginabili. A Gaza, i bambini sopportano il peso di questa sofferenza, malnutriti, uccisi, senza speranze. In nessun’altra parte del mondo è stato registrato un numero così alto di gravi violazioni da venti anni ad oggi.
Ma non è solo questo. Dalla Repubblica Democratica del Congo a Gaza e Myanmar, dal Sudan all’Ucraina e al Libano, i bambini continuano a essere feriti o uccisi non solo nel fuoco incrociato, ogni giorno, ma anche come risultato diretto del lancio di bombe, dei bombardamenti e residuati bellici esplosivi. Queste armi non danneggiano i bambini solo nel momento dell’impatto. La distruzione dei sistemi idrici, dell’elettricità, delle case, degli ospedali, delle scuole e dei parchi giochi ha un impatto diretto sull’accesso dei bambini alla salute, all’istruzione, all’acqua potabile, a un luogo sicuro in cui giocare e dormire – le fondamenta stesse dell’infanzia.
Si perché la guerra ovunque si combatta fa male al Mondo e colpisce anche quelli che credono di esserne distanti ed immuni perché il dolore della guerra si propaga come l’acqua che scorre da una fonte fino a scavare un buco, che poi diventa fosso, che poi diventa voragine. La guerra fa male al Mondo ma specialmente ai bambini perché sono indifesi, perché gli ruba i sogni, gli violenta il diritto al gioco nella spensieratezza.
Ecco perché come Unicef chiediamo alla Comunità internazionale di agire immediatamente per il rispetto del diritto internazionale umanitario, per lo stop all’uso e la proliferazione di armi esplosive nelle aree popolate, per proteggere l’espansione dello spazio umanitario per i bambini che vivono in zone di conflitto.
L’Unicef è nato dalle macerie della guerra, è stato creato per servire i più vulnerabili – i bambini coinvolti nei conflitti. Questa missione non è mai stata così urgente come oggi. I bambini non sono danni collaterali. Non sono soldati. Non sono merce di scambio. Sono bambini. Meritano di essere al sicuro. Meritano giustizia. Meritano un futuro. Un futuro che la politica deve rendere possibile.
Non possiamo permettere che queste gravi violazioni contro i bambini continuino senza controllo. Questa non può essere la nuova normalità. Ci vuole un’azione urgente. Ci vuole coraggio. E soprattutto dobbiamo tutti lavorare in un’unica direzione con la convinzione che ogni bambino, ovunque si trovi, meriti di vivere in pace.