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Svolta sui dazi Usa-Ue: verso l’intesa al 15%, modello Giappone

dazi, Fonte: RTÉ News

Tariffa unica per le auto, l’ultima parola sarà del presidente Usa, Donald Trump, che più volte ha ribaltato decisioni. Volano le Borse

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La partita dei dazi tra Usa e Ue potrebbe essere alla stretta finale con un accordo al 15%. È questa l’ipotesi sul tavolo, risultato della intensa trattativa dei negoziatori. Con possibili concessioni nel settore auto – dove si prospetta una tariffa unica al 15% – della tecnologia, degli alcolici e della farmaceutica e dettagli comunque ancora tutti da definire. E un’unica certezza: l’ultima parola sarà del presidente Usa, Donald Trump, che più volte ha ribaltato decisioni che sembravano ormai vicine al traguardo.

Se l’asticella si fermerà al 15% l’Unione europea sarà trattata come il Giappone che ieri è stato superstar. Ha raggiunto un accordo sui dazi con gli Usa al 15% (la proposta iniziale era del 25%) e ha siglato un’alleanza per la competitività con l’Unione europea. E le Borse europee hanno gradito. Per quanto riguarda la Commissione europea il negoziato va avanti, ma nello stesso tempo Bruxelles si attrezza nel caso di fallimento con un contrattacco piuttosto pesante. Ha unificato infatti i due “pacchetti” di contro tariffe sulle importazioni di prodotti americani per un valore di quasi 100 miliardi che dovrebbero scattare il 7 agosto (la data per i dazi di Trump è il 1° agosto).

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«L’obiettivo principale dell’Ue – ha ribadito ieri il portavoce della Commissione Ue, Olof Gill – è raggiungere un risultato negoziale con gli Stati Uniti. Sono in corso intensi contatti a livello tecnico e politico. Sebbene la nostra priorità siano i negoziati – ha però precisato – continuiamo parallelamente a prepararci a tutti gli esiti, comprese eventuali contromisure aggiuntive».

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Il modello è il Giappone. Il 15% per le esportazioni dal Paese del Sol Levante è il risultato di una robusta contropartita di Tokyo: 550 miliardi di investimenti negli Usa dove resterà il 90% dei profitti e le centinaia di migliaia di posti di lavoro, oltre a una significativa apertura dei mercati. Questa dunque l’unica strategia in grado di portare alla chiusura dei giochi. Lo ha chiarito ancora una volta (e sempre su Truth) il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: «Abbasserò i dazi solo se un Paese accetta di aprire il suo mercato, altrimenti dazi molto alti».

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Il modello è dunque Tokyo: «Ora i mercati del Giappone – ha rimarcato il tycoon – saranno aperti, per la prima volta. Sarà un boom per il business americano». Misure difficili da accettare per la Ue. Sul piatto dei negoziatori uropei Washington potrebbe mettere una maggiore liberalizzazione in Europa per le aziende big tech e farmaceutiche statunitensi.

Donald Trump

«Stiamo facendo buoni progressi con l’Ue», ha dichiarato il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent che però ha messo in evidenza le difficoltà di trattare con una realtà composita di 27 Stati membri, mentre il Giappone «si muove come un’unica entità». Bessent ha messo poi in guardia dalle ritorsioni brandendo l’arma del surplus commerciale «qualsiasi tipo di escalation dei problemi commerciali li colpirà sempre più duramente». Il punto fermo per raggiungere intese è garantire significativi vantaggi all’economia americana.

Da qui la soddisfazione di Trump per la pax con Tokyo: «Ho appena firmato il più grande accordo commerciale della storia con il Giappone. Ci abbiamo lavorato a lungo e abbiamo lavorato sodo, è un ottimo affare per tutti». Il Giappone ha abbattuto le sue barriere ai prodotti americani da auto e Suv fino all’agricoltura e al riso. Ma se l’intesa con il Giappone ha acceso l’entusiasmo del numero uno della Casa Bianca, a innervosirlo è ancora il presidente della Fed, Jerome Powell, additato come la principale causa dei mali economici americani per non aver abbassato i tassi di interesse. Una spina nel fianco è anche la Cina con cui Washington riprenderà i negoziati il prossimo 27 luglio.

Intanto in uno scenario che resta dominato dalle incertezze l’Unione europea guarda al Giappone «per incrementare gli scambi bilaterali, contrastare le pratiche sleali e promuovere l’innovazione». È questo il senso del patto tra Tokyo e Bruxelles siglato in occasione dell’incontro che il premier, Shigeru Ishiba, ha avuto con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Europa e Giappone rappresentano un quinto del Pil mondiale e un mercato di 600 milioni di persone. «Abbiamo la dimensione necessaria – ha affermato von der Leyen – per plasmare le regole globali in materia di commercio e tecnologia, in linea con i nostri valori di equità e apertura». E oggi i vertici europei volano a Pechino per un summit Cina-Ue.

Intanto in Italia si continuano a mettere a punto stime dell’impatto dell’effetto dazi. Confesercenti ieri ha valutato, a causa dell’incertezza, una perdita per il Pil di 5,7 miliardi rispetto alle previsioni di inizio anno, e con il rischio di “bruciarne” altri 2 miliardi nel secondo semestre. Con barriere tariffarie al 30%, secondo Confesercenti, nel 2026 la crescita del Pil potrebbe fermarsi a zero con un incremento della disoccupazione al 6,9% e un taglio di 10 miliardi della spesa delle famiglie. Mentre per l’export si profilerebbe una flessione di 20 miliardi.

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