12 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Apr, 2026

Profumi e odori, le parole del naso

E’ grazie a profumi e odori, le parole del naso, che l’uomo è riuscito da sempre  a orientarsi in un ambiente ostile e a non sbagliare a nutrirsi


Il sogno  shakespeariano  in alcuni dei Sonetti è quello di catturare per l’eternità il profumo dell’estate ricordando l’amore per le essenze di pensatori del passato “Non lasciare dunque alla ruvida mano dell’inverno; deturpare in te la tua estate, prima che ti sia distillata; profuma un’ampolla, intesora un qualche luogo; col tesoro della bellezza prima che essa si uccida”. Tutto questo non è un caso: in quasi tutti gli scritti di Shakespeare si trova un cenno ad un odore: il timo, il rosmarino, il fico, la vaniglia. 

E come lui, altri scrittori si sono lasciati ispirare dal piacere dell’olfatto. È così per Gustave Flaubert, che usa la scia degli odori per farci scoprire un personaggio o un ambiente: a ricordare Madame Bovary è il «suo fresco profumo di linfa, di erba e di aria libera». Sarà poi con Baudelaire e i simbolisti che il profumo diventerà un vero e proprio personaggio letterario. Ribattezzato come il poeta del profumo, Baudelaire in I fiori del male racconta dell’odore che gli ha cambiato la vita, facendoci sentire, attraverso versi così “fisici”, come se fossimo anche noi immersi in una nube di odori e profumi. Si può dire che, se la parola non basta a esprimere eros o struggimento, ecco che una fragranza supplisce.

Calvino: l’odore ti dice quello che ti serve di sapere

Gli odori, si sa, servono a evocare luoghi, a ritrarre personaggi, a toccare le corde dell’emozione. Scriveva Italo Calvino “L’odore ti dice senza sbagli quel che ti serve di sapere. Non ci sono parole, né notizie più precise di quelle che riceve il naso”.

L’importanza del senso dell’olfatto nella storia dell’uomo ha origini profonde e ben radicate. È grazie all’olfatto che l’uomo è riuscito per lungo tempo ad orientarsi in un ambiente ostile. Usato per poter riconoscere la commestibilità del cibo, per seguire le tracce delle prede da cacciare per sfamarsi, per poter riconoscere nell’aria l’arrivo dei predatori o l’odore di un temporale in avvicinamento per cercare riparo, l’olfatto ha da sempre avuto un ruolo rilevante e strategico permettendo alla specie umana di sopravvivere, e non solo. 

Se ben ci pensiamo, l’olfatto, nella vita di tutti i giorni, ha molte carte da poter giocare: può decidere simpatie o antipatie, può riassumere in un’unica sensazione un’intera situazione ambientale, può farsi veicolo di sensazioni e ricordi, può trasmettere stati d’animo, caratteristiche personali e persino intenzioni, agendo come estensione della presenza dell’individuo. Nelle società antiche era spesso legato a rituali religiosi di purificazione. Per la loro inconsistenza, l’odore ed il profumo evocavano una presenza spirituale e richiamavano la natura dell’anima: l’incenso, come l’olibano, venivano utilizzati nelle cerimonie religiose per stabilire una connessione spirituale.

L’Odissea, la Bibbia, Platone e Aristotele

L’uomo era talmente sensibile alle sostanze odorose, da utilizzarle sia per riconciliarsi con gli dei sia per disinfettarsi, dal momento che gli odori gradevoli scongiuravano anche le malattie. Di questo si trova traccia addirittura nell’Odissea, quando Ulisse, ritornando a Itaca, decide di bruciare dello zolfo per purificare il proprio palazzo, dopo aver sterminato i Proci e i suoi infedeli servitori. Ma, anche nella Bibbia, dove è scritto che Mosè costruendo il Tabernacolo “Vi bruciò sopra l’incenso aromatico…”. È così che profumi, aromi e odori hanno di fatto modellato pratiche sociali, utilizzati anche a scopo curativo o come segno di status sociale, svolgendo un ruolo cruciale anche nella comunicazione non verbale e nell’espressione dell’identità individuale.

Secondo Platone prima e Aristotele dopo, l’olfatto era a metà tra i sensi nobili e raffinati della vista e dell’udito, e quelli “bassi” di gusto e tatto. Nel IV libro del De Rerum natura Lucrezio si occupa dei cinque sensi e delle modalità della conoscenza. La trattazione comincia proprio dagli occhi e dalla vista cui lo scrittore dedica lo spazio maggiore, ben 230 versi; seguono l’udito con 110 versi, ed il gusto con 60 versi. Mentre, l’olfatto è il fanalino di coda con soli 32 versi, sebbene Lucrezio da buon materialista, lo considerava uno strumento importante per conoscere il mondo.

Il “nemico” cristianesimo

Nel corso dei secoli, la reputazione di questo senso non migliora, complice anche l’avvento del cristianesimo, che invitava a rinunciare alle lusinghe dei piaceri fisici. Che fossero quelli emanati dai corpi o quelli usati dalle donne di “malaffare” a scopo seduttivo, gli odori erano infatti associati spesso a istinti e sensazioni primordiali, per cui l’olfatto finì con l’essere svalutato. Anche Immanuel Kant e con lui Cartesio prima, e Hegel dopo, svalutano l’olfatto definendolo un senso minore, soggettivo e legato alla corporeità, troppo personale e inaffidabile per consentire di investigare il mondo, privo della distanza contemplativa della vista e della dimensione simbolica dell’udito.

Profumiere, ovvero medico o sacerdote

L’olfatto, insomma, non è mai stato in cima alle classifiche. Un senso poco considerato, ma non privo di affascinanti implicazioni. Dai tempi più remoti della storia dell’uomo odori e profumi sono sinonimo di ricchezza, cultura e civiltà, al punto che il mestiere di profumiere era sempre associato a quello di medico, guaritore o sacerdote. 

Nell’antico Egitto gli odori assumevano una duplice funzione: sacra e profana. Venivano utilizzati nei riti religiosi per onorare le divinità e durante le imbalsamazioni, mentre nella vita quotidiana servivano come strumento di seduzione e cura personale. Cleopatra era nota per l’uso di unguenti aromatici con cui ammaliare i suoi ammiratori. Nel mondo greco-romano, gli odori diventano strumento di piacere e bellezza. Le matrone si profumavano i capelli con oli di rosa e lavanda, e nei banchetti si diffondevano aromi nell’aria per creare ambienti sensoriali raffinati.

Durante il Medioevo, gli odori si fanno più discreti. La paura della peste porta alla diffusione di  sacchetti di erbe aromatiche  indossati al collo: si pensava che potessero proteggere dai miasmi della malattia. Ma è nel Rinascimento che la cultura olfattiva risorge, grazie a città come  Firenze e Venezia, dove le  botteghe degli speziali  diventano laboratori di creatività.

Un senso che non può essere ingannato

Un senso, quello dell’olfatto, vittima di una sorte non facile, ma non per questo privo di pregi. Tra i cinque sensi, è sicuramente quello che non può essere ingannato ma che, anzi, molto spesso smaschera gli inganni e porta alla luce la verità. A differenza degli altri che richiedono necessariamente visibilità e vicinanza, l’odore è un segno rivelatore di identità. A ricordarcelo è un episodio famoso, quello delle oche del Campidoglio che nel 390 a.C. salvarono Roma dai Galli. Una vicenda che nasconde un particolare spesso trascurato: come fecero le oche a sentire da così lontano la presenza dei Galli? Lo spiega Lucrezio: le oche dotate di un fine odorato ne sentirono l’odore: “fiutando da lontano l’odore dell’uomo, la candida oca salvò la rocca della prole di Romolo”.

A correlare il senso dell’olfatto alla sagacia e all’istinto è anche Nietzsche, per il quale avere fiuto significava avere uno strumento sopraffino per l’investigazione psicologica e morale, quindi, per conoscere. Ciò lo conduceva a ritenere che l’arte dello psicologo non è tanto nel ragionare quanto nel  subodorare.

La memoria olfattiva, memoria ed emozioni

Tanti e diversi sono, dunque, gli effetti che gli odori possono avere sulla psiche umana. Testimonianza d’imprese passate o rievocazione d’incontri suadenti, ognuno ha un proprio significato. Dal sentimento di piacere che sorprende l’intelletto e provoca estasi, alla funzione di evasione, dal momento che gli odori ricordano luoghi distanti, momenti passati, permettendo di fuggire in luoghi lontani. È la cosiddetta memoria olfattiva, che consente di associare ad un odore un’immagine emozionale, procurando una sorta di piacere indiretto. Memorie imperiture, che non svaniscono mai, risvegliando emozioni profonde. Ma, gli odori possono, a volte, avere anche effetti devastanti.

C’è  un’intera opera che parla di odori e di ossessione, è Il profumo  di Patrick Suskind. Di soave in questa storia c’è poco. Il protagonista è un essere privo di odore ma dall’olfatto potentissimo, e dedica la sua vita fatta di rinunce, angherie, crimini, alla ricerca del profumo perfetto, coinvolgente e inebriante tanto da far perdere ogni tipo di freno inibitorio a chi lo annusa. La sua forza sta proprio nel dare  forma narrativa a qualcosa di invisibile  come l’odore. Passata alla storia è una citazione del libro che rivela l’importanza meravigliosa dell’olfatto: “Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro”.

Un linguaggio invisibile segno della propria identità

Un linguaggio invisibile,  quello dell’olfatto, capace di evocare emozioni, ricordi, desideri, ma anche segno distintivo dell’identità personale. Diversi personaggi storici sono noti per le loro preferenze in fatto di profumi: Napoleone Bonaparte era noto per utilizzare quotidianamente l’acqua di colonia, mentre Gabriele d’Annunzio prediligeva profumi intensi e sofisticati. Le sue stanze erano “sature di muschi e d’incensi” e l’aroma dei fiori era inteso come un’estensione della bellezza, il che rifletteva la sua personalità complessa e passionale.

Un po’ come in Shakespeare, anche per D’ Annunzio il ricorso agli odori era un rafforzativo delle sue metafore. Non può mancare, tra le flagranze più note al mondo, quella che nel 1921 Ernest Beaux creò per Coco Chanel e che rivoluzionò l’industria cosmetica, tutt’ora simbolo di eleganza e femminilità.

È così che il senso dell’olfatto è segno inequivocabile d’identità e differenza. Ma non solo. Perché permette anche di definire il proprio rapporto con il mondo delineando approccio e sensazioni, fornendo in tal modo all’interlocutore un quadro più o meno esauriente di sé. L’odore emanato da un corpo è “la sua più segreta sostanza e, insomma, la sua natura”, scrive Sartre. Arte liquida, poesia volatile, seduzione silenziosa che passa per la pelle e si insinua nell’anima. Ma anche memoria, sensualità, arte. Tutto questo è l’olfatto. 
 

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