6 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Apr, 2026

I libri dell’annata 1976. Cosa leggevamo mezzo secolo fa?

Libri del 1976

Dal successo di “Porci con le ali” ai saggi di Foucault e Fromm, fino a Eco e Benni: i libri dell’annata 1976 raccontano un’Italia in trasformazione tra politica, società e cultura



Com’eravamo e come siamo diventati lungo mezzo secolo di trasformazioni. Alcune accelerate altre meno. Uno sguardo indietro e un altro sul presente e sul futuro lo si può rivolgere attraverso quei libri che come il carapace per le tartarughe restano attaccati alla memoria individuale e collettiva; o attraverso quelli che continuano a parlarci sottotraccia e ancora quelli che, invece, sono come evaporati nella bolla della dimenticanza e di cui è difficile trovare traccia.

Una grande abbuffata. Pubblicazioni su pubblicazioni, titoli su titoli fino a sfiorare in tempi recenti la vertigine dei centomila annui. Una biblioteca virtuale variegata quanto sterminata composta da libri che raccontano sugli scaffali della memoria autori noti e meno noti, ma anche i gusti dei lettori, le tendenze letterarie, le tematiche indagate che diventano radiografie più o meno nitide della società. Così, sotto la lente ci finiscono metamorfosi di usi e costumi, di linguaggi, di modi e strumenti per raccontarci e raccontare il mondo tra conquiste raggiunte e altre ancora in salita. Opere che in alcuni casi giocano d’anticipo, in altri raccolgono l’eredità dei tempi che li hanno preceduti e si incastrano o si modellano nei flutti delle tematiche entrate nella Storia.

Il 1976 tra politica, società e cultura

Come nel 1976: è l’inizio di questa storia che ci riporta a mezzo secolo fa. È questo l’anno in cui il premio Strega viene assegnato al romanzo di Fausta Cialente Le quattro ragazze Wieselberger. Questo l’anno della vittoria elettorale del Pci e l’anno in cui sull’onda lunga delle rivendicazioni di libertà e diritti, un tema come quello della sessualità, ad esempio, trova terreno fertile. Nella narrativa ma anche nei saggi.

Il rumore di ‘Porci con le ali’

A fare rumore è un libro il cui titolo è esplosivo come il contenuto. Si tratta di “Porci con le ali. Diario sessuo-politico di due adolescenti”. Esce a luglio per la casa editrice Savelli. Nel tempo supera i tre milioni di copie ed è ancora in libreria. A firmarlo sono i protagonisti della storia Rocco e Antonia dietro i cui nomi si celano gli autori Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera (nella foto).

Rocco e Antonia: due ragazzi della sinistra studentesca scoprono la vita, il sapore della ribellione e il racconto delle loro emozioni in presa diretta. L’iniziazione al sesso, la ricerca dell’amore, il dolore, la solitudine, la fantasia, la lotta politica: tutto si intreccia nelle loro riflessioni. Sulla quinta di una stagione disordinata e vivace, i protagonisti vivono la contraddizione di chi sente di avere ali per volare ma non riesce a sganciarsi dalla realtà.

Un libro sulla fame di vita e le molteplici passioni di una generazione che strizza l’occhio al Sessantotto. «Sesso, politica e un linguaggio realistico fino alla crudeltà», scriverà Giuliano Zincone sul Corriere della Sera. Tematiche che in maniera diversa continuano ad essere sotto i riflettori insieme alle nuove generazioni con la discriminante, simile a una scossa tellurica, dell’invasione dei social. Oggi è questa la piazza virtuale del racconto in prima persona dei nuovi adolescenti e non solo.

Foucault e Fromm, la sessualità e l’essere

Sempre 1976. Dalla Francia arriva un saggio ancora oggi letto, studiato e citato. È “La volontà di sapere” di Michel Foucault. Prima opera di una trilogia sulla sessualità che vedrà il pensatore impegnato fino agli ultimi giorni della sua vita. In quest’opera il filosofo indaga le connessioni tra sessualità e tecniche polimorfe del potere e ne combatte in modo aperto l’ipotesi repressiva.

Rintracciare la genealogia di un sapere che ha fatto della sessualità un luogo d’indagine scientifica, un terreno dove coesistono desiderio e peccato, un dispositivo politico ed economico, sono semi di una riflessione ad ampio raggio ancora al centro del dibattito. Un altro caposaldo della saggistica edita nel 1976 la cui eco non si è spenta è “Avere o essere?” del tedesco Erich Fromm. Pubblicato per la prima volta in inglese nel 1976 e tradotto in più di trenta lingue, il saggio ha marcato anche gli anni a venire.

La sua modernità fa il paio con il tema indagato: la modalità dominante dell’avere nutrita da egoismo e individualismo dell’uomo contemporaneo a cui Fromm contrappone le caratteristiche di un’esistenza incentrata sulla modalità dell’essere che offre all’individuo e alla società la possibilità di realizzare un nuovo e più profondo umanesimo. I punti di domanda restano validi: Qual è lo scopo della vita? Diventare più umani o produrre di più? (In foto Benjamin Walter Spier – An Bit of Old London del 1890)

Umberto Eco tra cultura di massa e satira

Per Umberto Eco, il 1976 è l’anno de “Il superuomo di massa” con cui il filosofo semiologo contribuisce al dibattito culturale sulla letteratura popolare e le teorie della narrazione che passano dall’analisi del mito dell’eroe e dal suo impatto culturale nella società di massa. La Nave di Teseo ristampa nel 2016 questo libro in cui Eco «traccia una teoria del romanzo consolatorio e delle sue contraddizioni, valida anche per i prodotti di massa dei giorni nostri».

Ma c’è di più. In quel 1976 spunta un libretto di satira – a quanto pare introvabile oggi – firmato da Eco. Si intitola “Stelle & stellette”, pubblicato da Quadragono Libri è noto anche con il sottotitolo “La Via Lattea mormorò”. Si tratta di un breve romanzo di fantascienza satirica scritto da Eco e illustrato dal fumettista francese Philippe Druillet. In forma epistolare il libro contiene messaggi, rapporti diplomatici e comunicazioni ufficiali scambiati tra istituzioni intergalattiche. Attraverso questo scambio, Eco crea una parodia della burocrazia, della politica e delle dinamiche di potere, trasportandole in un contesto fantascientifico.

Benni e il Bar Sport dell’Italia di provincia

In quell’anno poi a raccontare la pancia del Paese è Stefano Benni. Lo scrittore pubblica con Arnoldo Mondadori il suo primo romanzo: Bar Sport. L’autore prende per mano i lettori e li fa entrare in uno dei luoghi d’incontro e socialità per eccellenza: il bar. Le chiacchiere prima delle chat passavano anche da lì. Il Bar Sport è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la “Luisona”, la brioche paleolitica condannata a un’esposizione eterna in attesa del suo consumatore. Il Bar Sport è quello in cui passa il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tennico (tecnico scritto proprio così) che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare.

È il luogo dove fioriscono le leggende: quella del Piva (calciatore dal tiro portentoso), del Cenerutolo (il lavapiatti che sogna di fare il cameriere) e delle allucinazioni estive. Considerato un classico della narrativa umoristica italiana, è il ritratto di un mondo di provincia. Alcune situazioni narrate sono sempre attuali. Il successo è duraturo, seguiti e ripubblicazioni comprese.

Radio libere, tecnologia e nascita di Apple

A luglio del 1976 arriva una seconda, decisiva, sentenza della Corte Costituzionale (la 202 del 28 luglio 1976) con cui viene liberalizzata la trasmissione via etere in ambito locale. In questo contesto si colloca “Alice è il diavolo – Storia di una radio sovversiva” scritto dal collettivo A/traverso.

È la storia di una delle prime e più famose radio libere italiane nata a Bologna. Un saggio tra l’altro ristampato nel 2002, il cui racconto si inserisce nella storia della comunicazione in Italia. E a proposito di comunicazione, tecnologia che avanza e incontra linguaggi creativi, mentre in America il primo aprile del 1976 in un garage di Los Altos, in California dal genio visionario di Steve Jobs insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne nasce Apple, in Italia i libri dialogano con il Cinema, come spesso avviene.

Libri e cinema, un dialogo continuo

Il Cinema prende dai libri e i libri dal Cinema. Qualche esempio. “Bar Sport” e “Porci con le ali” arrivano sul Grande Schermo. Lo stesso accade a “Un borghese piccolo piccolo” di Vincenzo Cerami. Al centro la storia di Giovanni Vivaldi, oscuro impiegato ministeriale prossimo alla pensione, di sua moglie Amalia e dell’unico figlio Mario. Monicelli ne fa un film con Alberto Sordi protagonista

La stanza del Vescovo” di Piero Chiara ispira l’omonimo film di Dino Risi con Ugo Tognazzi e Ornella Muti. Ambientato sul lago Maggiore nel 1946, La stanza del vescovo è tra i lavori più noti dello scrittore nato a Luino.

Musica, narrativa e immaginario collettivo

Nelle librerie arriva pure “Amici miei” pubblicato da Rizzoli, diventa un romanzo – scritto dagli sceneggiatori Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli – poco dopo l’uscita del film omonimo del 1975. Una raccolta di brevi storie con protagonisti i cinque amici fiorentini della “supercazzola”. Stessa cosa per “Anonimo veneziano”: il romanzo breve di Giuseppe Berto dato alle stampe dopo l’uscita dell’omonimo film (1970) e dopo l’adattamento teatrale in due atti (1971). Libri, cinema e musica si incrociano nelle atmosfere di quel periodo.

È l’8 dicembre e gli Eagles pubblicano “Hotel California: pietra miliare del country rock incassa 32 milioni di copie vendute. In Italia, Lucio Battisti canta “Ancora tu”, Celentano “Svalutation” e Rino Gaetano “Mio fratello è figlio unico”. Paradossale il titolo che gioca sulle parole fratello e figlio unico, corrosivo il testo alla maniera di Rino: metafora dell’anticonformismo e della solitudine di chi vive libero e di chi vive ai margini, rifiutando luoghi comuni e mode.

Gialli, esordi e grandi autori

Sul comodino degli appassionati di intrighi, invece, arriva “Addio, Miss Marple” di Agatha Christie. Pubblicato postumo nell’ottobre del ‘76, pochi mesi dopo la morte dell’autrice continua ad essere un classico della regina del giallo. Sempre datati 1976 i debutti di “L’antagonista” di Carlo Cassola, “Il sorriso dell’ignoto marinaio” di Vincenzo Consolo e “Il museo africano” di Giorgio Montefoschi.

Pasolini e il progresso come accusa

A fare da grillo parlante è Pier Paolo Pasolini scomparso tragicamente il 2 novembre dell’anno prima. Nelle librerie compaiono le “Lettere luterane”: raccolta di suoi articoli pubblicati sul Corriere della Sera e sul settimanale Il Mondo nell’ultimo anno di vita dello scrittore. Una rovente requisitoria sull’Italia di quel periodo. Sottotitolo? “Il progresso come falso progresso”.

Goliarda Sapienza e il tempo lungo dei libri

C’è poi un libro che non è stato pubblicato nel 1976 ma è stato ultimato in quell’anno e di cui molto si è parlato (anche) di recente grazie alla miniserie televisiva diretta da Valeria Golino e Nicolangelo Gelormini. È “L’Arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Pubblicato postumo in edizione integrale, tra alterne vicende anche editoriali, il romanzo è stato riscoperto vent’anni dopo la scomparsa dell’autrice nel 1996. Goliarda inizia a scriverlo a mano nel 1967 e lo ultima il 21 ottobre del 1976 a Gaeta. La storia ruota intorno alla figura di Modesta: donna vitale e scomoda. Una siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un talismano interiore: «l’arte della gioia». Un talismano arrivato fino a noi, come certi libri e certi personaggi che sopravvivono ai loro autori anche quando alle spalle hanno già mezzo secolo di vita.

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