Non si vede e non ci tocca, eppure l’aria ci circonda ed è la base primordiale che ha dato origine alle cose essenziali della vita
Esiste, ci circonda, eppure è invisibile. È sinonimo di leggerezza, ma non ha un peso. Stiamo parlando dell’aria. Un elemento che, proprio per questi suoi caratteri, non sembrerebbe appartenere a noi esseri umani. Non è un caso che aria, cielo e nuvole siano considerati da molti elementi della sfera soprannaturale e dimora di esseri celesti o divini.
Le opere d’arte
Sarebbe sufficiente partire dai giochi di nubi marmoree in Mantegna e Correggio, all’interno delle quali si stagliano volti candidi e bianchi, passando per i cieli immensi e luminosi di Tiepolo che promuove una visione della luce come cura, presidio e allontanamento dalle tenebre, senza dimenticare l’Estasi di San Francesco di Giotto dove il Santo è trasportato su una nuvola, per comprendere come il cielo e le nubi siano sempre stati uno dei segni sui quali si fonda il desiderio mistico con Dio.
Il filosofo Anassimene
Eppure, l’aria è elemento naturale indispensabile per la sopravvivenza degli esseri viventi, la cui forza ha da sempre affascinato, assumendo significati simbolici e mitologici nelle tradizioni e usanze di molte culture, antiche e moderne. Il filosofo presocratico Anassimene non aveva dubbi, per lui l’elemento primordiale era l’aria, che ha a sua volta prodotto gli altri tre: il fuoco per rarefazione, l’acqua e la terra per condensazione. Per queste ragioni, attribuiva all’aria qualità divine, dicendo che l’aria è Dio, e la natura è abbracciata dal suo soffio vitale. Del resto, anche nel libro della Genesi si racconta che Dio soffiò sul volto di Adamo per dargli la vita.
Un simbolo di libertà
Elemento trasversale, l’aria ha dunque sempre attratto l’uomo, venendo spesso associata alla mente, alla creatività, alla leggerezza, alla libertà, e narrata attraverso un ricco spettro di simboli e metafore. Il sogno di volare ha dato origine al mito di Dedalo e Icaro, e quell’entusiasmo ha poi nutrito anche la genialità di Leonardo da Vinci, noto per aver progettato macchine volanti, ispirandosi all’anatomia delle ali degli uccelli. Anche se, per il primo volo bisognerà attendere il 1783 compiuto dai fratelli Montgolfier con un pallone alimentato ad aria calda, da cui il nome mongolfiera, dandosi il via ad un mutamento che produrrà uno “sguardo laico” sul cielo.
Nella Grecia antica
Nel pensiero antico il valore dell’aria era strettamente connesso al ruolo del vento, a sua volta legato a diverse divinità, considerate responsabili delle tempeste e dei cambiamenti del tempo, e il loro culto era legato ai lavori agricoli e alla navigazione. Il vento poteva essere sia un alleato che un nemico, a seconda delle circostanze. Il mito racconta che i venti fossero governati da Eolo, incaricato da Zeus di custodirli dentro un otre che talvolta apriva per farne uscire un po’ di brezza o le tempeste, influenzando così le condizioni metereologiche. Tra i venti governati da Eolo c’era il Tifone, un mostro dal soffio distruttore, visto come un presagio di eventi futuri e nefasti. Nell’arte e nella letteratura spesso utilizzato come metafora per descrivere una forza incontrollabile e inarrestabile.
La vulnerabilità dell’essere umano
Lo ricordano anche i cieli minacciosi di William Turner per evidenziare la vulnerabilità dell’umanità stessa al confronto con la forza suprema della natura, così come i cieli plumbei traboccanti di nuvole basse e gravide di tempeste nelle opere di John Constable e di Caspar David Friedrich. Che dire poi di come Giorgione in “La tempesta racconta la forza della natura”, che si manifesta non solo attraverso la folta vegetazione e lo scorrere del fiume ma soprattutto con il fulmine che annuncia una tempesta imminente. Di cui, però, i personaggi sembrano non curarsi, come la città sullo sfondo che resta ferma e silenziosa, a testimoniare la pochezza dell’uomo e delle sue costruzioni di fronte al potere della natura.
Le poesie di Emily Dickinson
È così anche per Emily Dickinson, che nella sua poesia “Un’orrenda tempesta” schiacciò l’aria, descrive la forza divina e selvaggia del vento, presenza costante nella vita dell’uomo e della natura, spesso in modo sconvolgente e imprevedibile. Consegnandoci una delle verità più profonde del rapporto tra uomo e natura: l’idea che il mondo non ci appartiene, siamo noi ad appartenere al mondo, perché la natura non è uno scenario, ma una forza viva, autonoma e sovrana.
Le ricerche di Torricelli
L’aria, un elemento misterioso, utile e prezioso, e che anche se per molti è invisibile, non significa che non ci sia. Ne era convinto lo scienziato Evangelista Torricelli, allievo di Galileo Galilei, il primo a misurare la pressione dell’atmosfera, e al quale si deve l’invenzione del barometro. Proprio per il fatto di essere inafferrabile, anche per gli artisti l’aria rappresentava una vera e propria sfida. Non si trattava di dipingere uno sfondo azzurro, ma di rendere visibile, ciò che è immateriale e incolore.
La prospettiva aerea di Leonardo da Vinci
A riuscire in questa impresa fu Leonardo da Vinci, inventando la “prospettiva aerea”. Dai suoi studi, Leonardo aveva compreso che l’aria non è del tutto trasparente, ma man mano che aumenta la distanza rende i contorni dell’immagine meno nitidi, e i colori più sfumati. Insomma, l’aria modifica la percezione della realtà. È così nel celebre quadro “La vergine delle rocce”, dove l’aria è visibile e presente, sotto forma di pulviscolo, di bruma e di nebbia avviluppata sulle alture.
La rivoluzione impressionista
Il cardine dell’evoluzione dell’elemento dell’aria nell’arte visiva sarà poi la rivoluzione impressionista, che recupera la lezione del maestro da Vinci. La scelta di dipingere en plein air permetteva di catturare la naturale mutevolezza dell’aria, come accade nella serie della Cattedrale di Rouen e dei Covoni di Claude Monet: lo stesso soggetto viene raffigurato in condizioni atmosferiche, ore del giorno e stagioni diverse, per evidenziare il ruolo predominante dell’aria e della luce.
Il passato
Ma l’aria, proprio per la sua mutevolezza, oltre ad essere una componente della natura, ben può essere veicolo che accompagna la rievocazione nostalgica del passato. È così per Giacomo Leopardi. Nelle sue Ricordanze la forza dell’aria reca con sé “il suon dell’ora”, divenendo il simbolo dello scorrere del tempo e di ciò che il fluire del tempo comporta. Anche nell’Infinito, il vento pone il poeta nel reale e nella concretezza, senza cancellare l’infinito, ma diventando il suo termine di confronto, rendendo percepibile e concreto il silenzio assoluto immaginato.
La salute dell’aria
Ma, nello stesso frangente storico c’è anche chi, considerando l’aria un segno di vitalità positiva, si interroga sulla sua “salute”. La rivoluzione industriale ha avuto inizio nella seconda metà del XVIII secolo, esattamente nel 1760, in Gran Bretagna, generando progressivamente profitti e benessere sociale, ma rendendo le città pallide e cupe, avvolte da una nebbia grigia che rendeva il cielo caliginoso. Una nebbia causata dai fumi delle industrie, fabbriche, ciminiere che tutto avvolgeva. In “Terra desolata”, Thomas Stearns Eliot, offre una visione spettrale di Londra, stretta nella morsa della nella nebbia mista a fumo che svuota i suoi uomini della loro umanità, come fossero dei morti viventi, evocando l’immagine dei dannati dell’Inferno dantesco.
Charles Dickens
Anche Dickens si fa portavoce di tutto questo. Come un cronista attento e critico, coglie ogni aspetto negativo, o anche solo ambiguo, delle società inglese dell’Ottocento allo stremo a causa degli sconvolgimenti portati da un’industrializzazione aggressiva e assolutamente dominante, opprimente, e lo racconta dettagliatamente. Celebre è in “Tempi difficili” la descrizione della vita degli uomini nella città di Coketown, i cui volti sono sporchi e rovinati da quella fuliggine che è diventata la loro compagna di vita, una presenza soffocante e dannosa, che contamina le sue acque minacciando la salute dei cittadini.
In Italia
In Italia, dove l’industrializzazione giunge in ritardo per ragioni storiche e politiche, a denunciare l’inquinamento ambientale che affliggeva la città di Milano di allora è Giuseppe Parini attraverso il componimento poetico “La salubrità dell’aria”. Dall’opera emerge la necessità di migliorare le condizioni igieniche milanesi di metà Settecento. Una vera e propria denuncia che Parini compie mettendo in contrapposizione il paesaggio verde della campagna brianzola con la grigia e inquinata città, dove i cittadini languiscono mortalmente pallidi per l’aria fetida che si alza dalle risaie, luogo ideale di incubazione della malaria.
Italo Calvino
Qui, l’inquinamento dell’aria assomiglia all’inquinamento dei suoi valori, che sembrano sgretolarsi sotto la travolgente avanzata del progresso, dell’industria e delle macchine. Anche Italo Calvino indugerà sul tema dell’inquinamento dell’aria con un racconto intitolato “La nuvola di smog”, il cui protagonista decide di spostarsi in una città industriale in cui una nuvola di smog aleggia indisturbata. È così che Calvino descrive con toni apocalittici quelli che oggi si considerano effetti del riscaldamento globale, ma che le notizie dell’epoca attribuivano agli esperimenti nucleari, il grande terrore negli anni della Guerra fredda.
La Shoah
Ma c’è un altro soffio di aria, ugualmente minaccioso, anche se da pochi avvertito. È un vento violento e carico di silenzi assordanti, come ci ricorda Giorgio Bassani nel suo romanzo “Il Giardino dei Finzi-Contini”. È il vento della Shoah, del male assoluto, simbolo dell’irrompere dell’inumano nella società civile e nell’intimo delle coscienze. Un vento che agita e scompiglia, trasformando il travaglio interiore dell’uomo, generando una vera e propria tempesta tutta interiore. Ma, che alla fine, per quanto forte, insidioso e annichilente, non riesce a scalfire la profonda forza dell’uomo che alla fine trova nelle sue radici la capacità di resistenza necessaria a non farsi sopraffare.
Le poesie di Eugenio Montale
Anche negli scritti di Eugenio Montale, l’energia del vento è forza vitale e desiderio di rompere l’illusione della realtà. Spesso da lui associato alla tramontana o allo scirocco, il vento diviene metafora del cambiamento, del movimento, talvolta turbolento, e del fluire della vita nonostante le difficoltà in un mondo in cui tutto è in continuo divenire. Ciò accade grazie alla capacità dell’aria di irradiarsi in tutte le direzioni, divenendo simbolicamente l’impulso verso la forza, la libertà e la mutevolezza della vita.


















