Da secoli l’acqua alimenta miti, leggende, religioni e arte: un viaggio dal libro della Genesi alla letteratura del Novecento
Da sempre miti e leggende, talvolta conditi con erudizioni dal sapere scientifico e filosofico, narrano di come il variegato tessuto della realtà sia nato dalla combinazione di fattori assolutamente semplici ed essenziali. Costanti fondamentali di tutta l’esistenza osservabile, che fanno parte della nostra eredità culturale, continuando a vivere nell’inconscio collettivo. Sono i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco, che anche con l’evoluzione mantengono il loro primato, assumendo connotati e valori simbolici.
Platone e Aristotele
Si narra che dal loro equilibrio dipendesse la vita della specie umana e la sopravvivenza del cosmo, mentre il loro squilibrio per eccesso o in difetto fosse fonte di disastri e catastrofi. A raccontarlo è, fra i tanti, Platone nel Timeo, descrivendo la composizione della natura attraverso tali elementi, che plasmano l’universo secondo una visione armonica, sistemando ogni elemento in una sinfonica melodia, quasi a comporre un’opera d’arte. Mentre è ad Aristotele che si deve la previsione di un quinto elemento per spiegare il mondo: l’etere, la cosiddetta quintessenza, un elemento eterno, immutabile e distinto dagli altri.
Talete ed Eraclito
Per il pensiero antico, forza primigenia da cui tutto deriva, e a cui tutto tornerà, è l’acqua. Principio di vita e strumento di purificazione, specchio dell’anima e confine con l’aldilà, forza generatrice ma anche distruttrice. Non è un caso che il filosofo Talete, vissuto tra il VII e il VI secolo a.C., abbia individuato nell’acqua l’archè, ossia la madre e il principio di generazione di ogni cosa, perché tutto nasce dall’acqua e tutto ritorna nell’acqua. Anche per Eraclito l’acqua è imprescindibile per tentare di spiegare il concetto del divenire, che è pensato proprio attraverso l’immagine dell’acqua che scorre, inesorabile e inarrestabile.
La simbologia legata all’acqua
Dalla Bibbia del diluvio universale, alla Ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor, passando per il Mediterraneo solcato da Ulisse e ai fiumi infernali di Dante, ricorrenti sono i temi legati all’acqua e alle sue figurazioni: l’immersione purificatrice; il viaggio per acqua; il naufragio; lo specchio in cui si riflettono l’anima e il corpo dell’uomo; l’elemento che scandisce il tempo della vita e della morte; la potenza creatrice e distruttrice del mondo sensibile. Così dal mito all’arte, passando per la letteratura, l’elemento dell’acqua nella sua semplicità è simbolo universale di trasformazione, purificazione e memoria.
Dalla mitologia greca al Cristianesimo
Se nella mitologia greca, il fiume Lete faceva dimenticare ogni ricordo terreno alle anime prima della reincarnazione, nella tradizione cristiana, l’immersione nell’acqua è la rinascita spirituale, simbolo di purezza attraverso il rito del battesimo, come testimonia il celebre affresco di Giotto “Il battesimo di Cristo” presso la Cappella degli Scrovegni a Padova. Mentre, nelle culture orientali, i fiumi sacri, come il Gange in India, rappresentano un contatto diretto con il divino ma anche un mezzo di purificazione. Tutto questo accade perché nell’acqua ogni simbolo sembra essere reversibile: è naufragio e salvezza, è calma e violenza, è sorgente di vita ma anche causa di morte.
Narciso e le Metamorfosi
È così che navigando attraverso la sacralità e la trascendenza dell’elemento liquido, l’acqua si fa specchio dell’uomo e della sua coscienza. Accade al Narciso di Ovidio, il quale chinandosi sulla superficie delle acque vi trova il riflesso di sé, e attribuisce all’elemento non solo il proprio volto, ma anche il proprio sentimento amoroso. Come pure nelle Metamorfosi di Ovidio, ove l’acqua è presente quale l’elemento che permette l’attraversamento dei confini conducendoci fuori dal mondo abituale.
L’Odissea
Anche nell’Odissea l’acqua è rappresentata come veicolo di conoscenza. Grazie agli incontri con i Lestrigoni, il Ciclope, e poi le Sirene, Circe e Calipso, Ulisse vive tutte le sue avventure approdandovi dal mare, nel quale si perde per riconoscersi e raccontarsi. Perché il mare è la via attraverso la quale ricongiungersi con la propria terra, segnando la rotta di Ulisse verso casa. Ma, è anche vero che da strumento di conoscenza l’acqua può assumere anche le fattezze di un nemico per Ulisse: il mare con i suoi pericoli diventa il terreno della sfida temeraria per il superamento dei suoi limiti.
Il rapporto tra uomo e Dio
L’acqua come chiave di lettura della storia umana, ma anche del suo rapporto con Dio. La potenza divina a volte si manifesta attraverso la forza della pioggia, come punizione nel suo eccesso o come benedizione, ma anche nella sua funzione vivificante, fecondante o purificatrice come nel momento in cui scongiura la siccità e ripulisce dalle malattie, come accade nei Promessi Sposi. Elemento di devastazione e punizione divina è poi l’acqua nei miti antichi del diluvio universale: Deucalione e Pirra sono gli unici superstiti del diluvio scatenato da Zeus per punire l’umanità malvagia. Anche Michelangelo, nel suo affresco “Diluvio universale” mostra l’acqua come strumento di punizione divina, ma anche occasione per un nuovo inizio.
La Genesi e la rinascita
L’Acqua dunque come vita e morte, principio e fine. Nella Genesi si narra di Noè e della sua famiglia sopravvissuti al diluvio ed eletti a ricostituire l’umanità. L’eletto che si salva è il simbolo dell’uomo purificato e rigenerato che ritrova la vita nell’acqua, fonte di morte per gli altri. Ma, alla forza dell’acqua si deve anche anche il destino di futuri regnanti: all’acqua del Nilo viene affidata la cesta di Mosè, a quella del Tevere la cesta di Romolo e Remo, acqua che li risparmia e addirittura li prepara a un grande futuro.
Dante Alighieri
L’acqua, dunque, specchio di destini, di origine e di riconquista. È così anche per Dante Alighieri. Se le acque dell’Acheronte traghettano nell’oscurità le anime dannate, l’acqua del fiume mitico Letè, nel Purgatorio, trasporta il poeta verso il paesaggio paradisiaco, che via via si dischiude fino a culminare nel fiume Eunoè nel Paradiso terrestre che permette all’anima di ricordare tutto il bene compiuto sulla Terra. Così l’acqua diviene metafora del tempo, della memoria e del cambiamento interiore, ma anche poesia come bellezza.
Petrarca e Foscolo
Accade nel Canzoniere di Petrarca, dove le chiare, fresche e dolci acque assumo il valore simbolico ed emotivo della memoria e del paesaggio interiore del poeta, fungendo da luogo sacro, di ricordo e di riposo, ma anche specchio della sua sofferenza amorosa. Qui, l’acqua vive la personificazione delle emozioni e dei sentimenti dello stesso autore, diventando al contempo muto testimone di un profondo e insanabile conflitto che potrà comporsi solo con la morte. Un concetto, quello di indissolubilità tra uomo e natura, che è presente anche nella poetica del Foscolo il quale, in “A Zacinto”, riporta il motivo dell’acqua all’essenza della vita.
Shakespeare e gli altri
Ma, la forza dell’acqua può essere anche simbolo della lotta dell’uomo contro la natura. A raccontarlo è Shakespeare. Nell’opera “La Tempesta”, l’elemento dell’acqua è centrale agendo come scenario per il naufragio che innesca l’intera trama. Anche nel quadro “Il naufragio” di William Turner, l’elemento marino assume una forza dirompente, al punto da suscitare l’impressione che essa stia per uscire dalla tela e invadere lo spazio esterno. Che dire poi dell’opera “Il Tifone” di Joseph Conrad che narra la potenza del mare, quale forza mitologica, titanica, sovrumana, capace di annientare l’uomo. Il mare come potere inesplicabile della natura è presente anche in Edgar Allan Poe. Così i gorghi e i vortici che compiano nell’opera “Una discesa nel Maelström”, sono usati come potenti allegorie della condizione di spaesamento in cui si trova il soggetto moderno, sottolineando la fragilità umana.
Moby Dick e i pericoli dell’acqua
Tutto questo dimostra la valenza duplice dell’acqua che da un lato attrae per la sua bellezza, ma dall’altro fa avvertire il suo pericolo. Proprio da questa ambivalenza nascono i grandi romanzi d’avventura legati alla potenza e alla forza interiore del mare, da “Moby Dick” di Herman Melville, incentrato proprio sul potere che il mare esercita sul capitano Achab e, più in generale, sugli esseri umani, alle avventure per i mari in burrasca di Emilio Salgari, passando per “Il Vecchio e il mare” di Hernest Hemingway dove l’acqua incarna la natura contro cui l’uomo lotta e soffre ma in cui alla fine trova il valore della resistenza.
Nel Novecento
Ma, l’elemento dell’acqua non è solo come presenza fisica, ma anche elemento vitale. Nel corso del Novecento, l’uomo sperimenta che l’attraversamento delle acque costituisce una metafora della sua intera esistenza, una ricerca del proprio destino, da affrontare coraggiosamente, anche se non sempre florido. In tal modo, lo scorre del fiume diviene immagine ideale per descrivere il corso della vita umana, come sceglie di fare Giuseppe Ungaretti nella poesia “I fiumi” in cui sintetizza la sua autobiografia attraverso i corsi d’acqua che hanno segnato la sua esistenza, l’Isonzo, il Serchio, il Nilo e la Senna: “Ho ripassato. Le epoche. Della mia vita. Questi sono. I miei fiumi”.
La metafora di Montale
Così attraverso l’acqua si sviluppa l’itinerario memoriale del poeta alla ricerca di un’identità storica smarrita nella condizione alienata del soldato. Che dire poi del poeta degli “Ossi di seppia” di Eugenio Montale. Qui, l’acqua opera come metafora di vita, come bussola direzionale capace di dare un senso all’agire dell’uomo, come invito a esserci e realizzarsi nonostante le difficoltà dell’esistenza.
Saba e D’Annunzio
Ma, se Montale al mare riconosce la facoltà di redimere anche la materia più dura, pur senza addentrarsi, rimanendo fermo, sulla riva. Con Umberto Saba che varca la soglia che lo separa dal mare, si ha una vera e propria immersione, per niente trascendente, ma interamente umana. Chi invece ha la capacità di far vivere le emozioni suggestive e le atmosfere magiche dell’acqua è D’Annunzio ne “La pioggia nel Pineto”, facendo “sentire” al lettore la musicalità della pioggia con la stessa intensità con cui egli stesso vive e assapora quel momento.
La complessità della storia umana
È così che l’acqua, elemento fluido, mobile e capriccioso, emblema della potenzialità della vita con il suo continuo fluire, si rivela, nella sua semplicità, in grado di mettere in moto un movimento di ritorno di ogni cosa a sé, alle origini, racchiudendo tutta la complessità della storia umana, le sue vicende e il suo destino finale.


















